Licenziamento “fantasma”,
lavoratrice in un limbo
MACERATA - Il titolare di un ristorante non ha comunicato la cessazione del rapporto di lavoro al Centro per l'impiego, nonostante le sollecitazioni del sindacato Ugl, e la burocrazia ha fatto il resto: la donna non può cercare una nuova occupazione
Licenziamento fantasma: mandata via dal ristorante, ma non può cercare un nuovo lavoro. Una donna della provincia finisce nel limbo della burocrazia, come racconta Ubaldo Cerulli, segretario dell’Ugl di Macerata. La donna, lavoratrice in un ristorante e bar dal dicembre 2016, è stata contattata telefonicamente dal titolare lo scorso novembre, avvertendola di non andare più al lavoro, in quanto le avrebbe inoltrato la lettera di licenziamento. Malgrado le lettere di sollecito della Ugl, per tutto il mese di dicembre 2017 la ditta non aveva ancora mandato la lettera e non aveva segnalato la cessazione del rapporto di lavoro al Centro impiego. A gennaio, la donna ha denunciato il fatto all’ispettorato territoriale di Ancona, convocando le parti in causa per il febbraio successivo: la ditta, tuttavia, non si è presentata.
Nello stesso giorno, la donna ha presentato le proprie dimissioni per giusta causa allo stesso ispettorato, che le ha inoltrate via pec alla ditta. Ciononostante, il titolare ha continuato a non comunicare la cessazione al Centro impiego di Macerata e conseguentemente non solo è stata respinta dall’Inps la domanda di disoccupazione, ma lo stesso Centro impiego ha negato all’interessata l’iscrizione d’ufficio nelle liste dei disoccupati in quanto paradossalmente risultava ancora occupata. Lo scorso 10 maggio l’ispettorato del lavoro di Ancona ha comunicato il provvedimento di diffida nei confronti della ditta per omissioni rilevate, tra cui l’omessa denuncia di lavoro dell’assistita dall’Ugl. Il segretario Cerulli racconta infine di essere stato ricevuto dal direttore dell’Inps in merito alla questione e, presa visione dei documenti, ha assicurato il suo interessamento per la concessione della disoccupazione. Ad oggi la donna è ancora priva di reddito e impossibilitata a trovare un altro lavoro.
