“Anni di piombo”,
dalla cronaca alla storia
MACERATA - Presentato in ateneo il libro a cura di Angelo Ventrone e Carlo Fumian, “Il terrorismo di destra e di sinistra in Italia e in Europa”. Un confronto tra storici e magistrati

di Alessandro Feliziani
Parte del ragionamento che aveva portato lo storico britannico Eric Hobsbawm a definire il Novecento come “il secolo breve” (dalla Prima guerra mondiale al crollo dell’URSS) potrebbe essere utilizzato, in modo inverso, per considerare gli anni Settanta come il decennio più lungo dello stesso XX secolo.
Ricordati per la scia di sangue e la seria minaccia al sistema democratico impressa dal terrorismo, gli “anni di piombo” – così sono stati, infatti, definiti gli anni ’70 – iniziano già nei primi mesi del 1969 e si protraggono almeno fino al 1984. Un quindicennio con migliaia di episodi di violenza che hanno comportato nel nostro paese quasi cinquecento morti e un numero più che doppio di feriti ai quali sono state inferte lesioni permanenti. Anni tragici segnati dal terrorismo “rosso” e dal terrorismo “nero” su cui in passato sono stati scritti decine di pamphlet e libri, in verità più improntati alla cronaca che non all’analisi. Ora, a distanza di alcuni decenni, quei tragici anni stanno entrando nella storia e ad occuparsene non sono più i cronisti, ma gli storici.
Angelo Ventrone, dell’università di Macerata e Carlo Fumian, dell’università di Padova, entrambi docenti di Storia contemporanea nei rispettivi atenei e da tempo impegnati nello studio del Novecento, hanno curato un libro, “Il terrorismo di destra e di sinistra in Italia e in Europa” che è stato presentato a Macerata, presso il Dipartimento di Scienza politiche, in piazza Strambi, di fronte ad una folta platea di studenti e non solo. L’incontro è stato aperto dal rettore, Francesco Adornato, che – complimentandosi con curatori e autori del volume – ha sottolineato l’importanza di fare tesoro del passato e ha ricordato come l’ottava edizione di Unifestival (9-20 aprile), la rassegna organizzata dagli studenti dell’ateneo di Macerata, abbia quest’anno per tema “La memoria del futuro”.
Edito da Padova University Press, il volume raccoglie le relazioni svolte da un nutrito gruppo di storici e di magistrati in due distinti convegni sui temi del terrorismo a livello europeo. Non a caso il libro ha un sottotitolo, “storici e magistrati a confronto” e, infatti, accanto agli scritti di docenti e ricercatori figurano le preziose testimonianze di magistrati che sono stati in prima linea nella lotta al terrorismo. Tre di loro sono intervenuti a Macerata in occasione della presentazione del libro: Pietro Calogero, al quale si deve la scoperta della matrice neofascista della strage di Piazza Fontana e l’incriminazione nel 1979, per banda armata ed associazione sovversiva, di Toni Negri e di altri esponenti di primo piano di Autonomia Operaia, Giovanni Tamburino che ha legato il proprio nome all’istruttoria sull’organizzazione eversiva “Rosa dei Venti” e sulle deviazioni del Servizio segreto militare, Carmelo Ruberto, che oltre ad affiancare Calogero nel processo ad Autonomia Operaia si occupò nel 1974 del primo omicidio compiuto dalla Brigate Rosse.
La presentazione del volume è stata per loro un’occasione per ricordare quelle inchieste e analizzare insieme ai due storici, Ventrone e Fumian, il fenomeno del terrorismo alla luce di quanto è stato possibile scoprire.
Pur non essendo stato un fenomeno solo italiano, il terrorismo in Italia si è distinto per dei caratteri del tutto peculiari che hanno origine nella situazione internazionale del tempo, dominata dalla “guerra fredda” tra i due blocchi, quello occidentale guidato dagli Stati Uniti d’America e quello orientale dominato dall’Unione Sovietica. «La politica italiana era stretta in una tenaglia», ha ricordato Ventrone. L’Italia, dove era presenta il più forte dei partiti comunisti dell’occidente, si è trovata così ad essere il “fronte” più esposto e per questo il fenomeno terroristico è stato più destabilizzante, con una netta caratterizzazione di estrema destra nei primi anni (almeno fino alla strage di Brescia del 1974) e una prevalenza di estrema sinistra nel periodo successivo. Una differenza, però, che riguarda più la “mano esecutrice” che non la “mente” della strategia, il cui fine non era quello di sovvertire lo Stato, ma di “destabilizzare per stabilizzare”, ovvero, ostacolare sin dagli anni Sessanta le aperture a governi di “centro-sinistra” e successivamente estromettere il Partito comunista (che stava acquisendo consensi), da ogni coinvolgimento politico-istituzionale. Scrive nel suo saggio Angelo Ventrone: «Oggi che sappiamo con certezza che Piazza Fontana fu una strage progettata e realizzata dalla destra neofascista, ci appaiono particolarmente inquietanti le affermazioni che intendevano invece scaricare sulla sinistra la responsabilità di quanto avvenuto». Una strategia che i processi hanno dimostrato essere stata attuata dalla parte “deviata” dei Servizi segreti italiani a loro volte in collegamento con servizi stranieri, gli stessi che poi hanno coperto e favorito (infiltrandovi loro uomini) le azioni dei gruppi armati dell’estrema sinistra, fino ad ostacolare o cercando di inquinare le inchieste della magistratura, come ricordato da Calogero e Ruberto. Per questo, che il terrorismo fosse di matrice “nera” o “rossa” a chi aveva a cuore la “destabilizzazione per stabilizzare” poco importava. Lo dimostra il fatto che una volta caduto il “Muro di Berlino” anche il terrorismo è scemato via, salvo colpi di coda di matrice essenzialmente ideologica.
Il volume, che ha visto la collaborazione anche studiosi che per la loro età non hanno conosciuto direttamente quegli anni “e sono dunque immuni da pregiudizi ideologici”, è una fonte preziosa per chi vuole conoscere la storia recente del nostro paese, il “clima” rovente di quegli anni e la «complessità del terrorismo in Italia che – ha ricordato Carlo Fumian – non è nato dal disagio sociale, ma è stato figlio di una lucida strategia politica di quel tempo».
«Il libro – ha aggiunto Angelo Ventrone – è anche un tentativo di ricostruire con rigore scientifico e storico quel periodo e di trasmetterlo in avanti, sia per favorire ulteriori ricerche, sia per costruire una sempre più forte coscienza civile».