Carancini, faccia a faccia con la città
Tra insulti social e minacce alla famiglia
«Mi merito tutto questo?»

L'INTERVISTA - Ventuno domande al sindaco dopo i fatti che hanno sconvolto Macerata. Errori? «Potevo comunicare meglio quello che provavo». La manifestazione di domenica? «Forse abbiamo sbagliato lo slogan». Accoglienza? «Le politiche di immigrazione non le fa il Comune». La trasparenza sui conti delle associazioni? «Non abbiamo un controllo sui bilanci integrali ma possiamo mostrare come vengono spesi i soldi dei nostri progetti». Droga e sicurezza? «Tutte le istituzioni devono fare di più come sistema». Telecamere ai Giardini Diaz solo ora? «Poteva essere fatto prima ma non siamo a Milano e se si individua un luogo di spaccio, non dovrebbe essere così complicato sradicarlo». Effetti della campagna elettorale? «Ci sono state strumentalizzazioni pericolose e nel centrosinistra qualcuno ha avuto di meglio da fare»
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Romano Carancini, 57 anni, avvocato, è sindaco di Macerata dal 2010

 

di Giovanni De Franceschi

«Sono arrivati persino a minacciare la mia famiglia». Giorni che difficilmente scorderà, che porterà a lungo con sé. Dall’orrendo ritrovamento del cadavere di Pamela Mastropietro, passando per il raid a colpi di Glock del neonazista Luca Traini, fino agli scontri di piazza e alle manifestazioni, ultimamente Macerata ha attraversato, o sta attraversando, uno dei periodi più bui della sua storia. Da piccolo capoluogo di provincia a ombelico d’Italia, un’eco che ha superato anche i confini nazionali. E’ diventata suo malgrado la pancia del Paese. Terreno di scontro, esempio da citare. E tutto questo non poteva che ricadere anche sul sindaco Romano Carancini. Ha gestito l’emergenza, si è visto piovere addosso critiche e anche di peggio, qualche passo falso secondo i detrattori. Qualche spalla su cui avrebbe fatto affidamento è forse mancata, quando ce n’era bisogno. C’è chi è arrivato a insultarlo pesantemente, sui social, per strada, è diventato un sorta di parafulmine, a torto o a ragione. «Mi sono chiesto se meritavo tutto questo?» dice oggi, quando la città sta lentamente cercando di tornare alla normalità. Qualcuno, individuato e già denunciato, ha inviato una mail in cui ha seriamente minacciato la sua famiglia. Non ha voluto scendere nei particolari, ma è evidente che questo è stato un altro duro colpo. Un altro sintomo del clima grigio e cupo che si è respirato in città. La speranza è che le nuvole inizino a lasciare il passo.

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Romano Carancini durante la manifestazione antifascista di domenica

“Macerata è libera” è stato lo slogan della manifestazione di domenica. Sindaco, ma da che cosa è stata liberata rispetto a due settimane fa?

«Si è data una enfasi sbagliata, non era un collegamento diretto con i fatti accaduti, non è che fossimo imprigionati da qualcosa o qualcuno. Era solo una frase per unire simbolicamente il punto d’arrivo della manifestazione (il monumento ai caduti, ndr) con quanto pronunciato dal capo dei partigiani Augusto Pantanetti nel 1944 proprio in quel luogo».

Una sorta di operazione di marketing.

«Diciamo così».

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La casa dell’orrore in via Spalato dove è stata uccisa Pamela

L’orrenda morte di Pamela prima e l’attacco terroristico di Traini poi hanno fatto emergere una delle parti peggiori della città. “Ha sbagliato a sparare, però…”. Quante volte per strada, nei bar, in televisione abbiamo sentito questo “però”.

«Ci sono state persone insospettabili, un pezzo di comunità che non è violenta, non è fascista e non è razzista che, però, appunto, è come se avesse perso la razionalità durante quei giorni. Sui social poi si è detto qualunque cosa, anche contro di me, tanto che sono arrivato a chiedermi “Ma mi merito tutto questo?»

E che risposta si è dato? Cioè pensa che le istituzioni e il Comune in primis, abbiano una responsabilità se una parte di comunità, come dice lei, è arrivata a perdere la razionalità?

«Non cerco autoassoluzioni, né tantomeno voglio minimizzare le critiche per le politiche sugli immigrati. Ma penso che la legalità e l’accoglienza non siano incompatibili, è la nostra storia, la storia di questa città che lo dimostra. Bisogna partire da qui per cercare di riportare alla razionalità quell’area grigia che arriva a dire “però”. C’è bisogno di abbassare i toni, che è quello che ho cercato di fare mantenendo un ruolo istituzionale, quando avrei potuto benissimo alzare il livello dello scontro. E’ necessario che la comunità riacquisti il rispetto per se stessa».

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La manifestazione di domenica

Non può essere certo una manifestazione a far sì che si riacquisti il senso di comunità.

«Ovviamente no, quello è stato un primo passo di un percorso. Ho creduto che quella manifestazione però avesse un’identità inedita: sfilare in silenzio, senza bandiere, partendo da valori precisi come l’antiviolenza, l’antirazzismo e l’antifascismo, ricordando innanzitutto le vittime, Pamela in primis e i ragazzi feriti da Traini per finire con l’enunciazione dei principi della costituzione».

Però alla fiaccolata per Pamela non c’era, così come l’amministrazione.

«Credo di aver fatto una scelta coerente in quei giorni con il mio appello al silenzio, al raccoglimento, a ritrovarsi dopo quei tragici fatti. Ho telefonato il giorno prima alla madre di Pamela e gli ho spiegato i motivi per cui non avrei partecipato esprimendogli tutta la mia solidarietà e quella dell’amministrazione. Gli siamo stati vicini in tutti i modi possibili».

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L’arresto di Traini al Monumento dei caduti

Proprio quell’appello le ha tirato addosso diverse critiche, non pensa che sia sbagliato augurarsi che i cittadini restino in silenzio davanti a simili fatti?

«Forse è stato questo il mio errore: non aver saputo comunicare quello che provavo in quei giorni, quello che pensavo avesse bisogno la città. Io non volevo vietare niente, volevo solo far capire che quello era il momento del raccoglimento, che i cittadini avevano solo bisogno di ritrovarsi prima di ripartire».

Quell’appello però è caduto nel vuoto, prima di tutto nella sua giunta.

«Le parole che ho detto alla città, le ho dette in giunta. Poi qualcuno ha ritenuto opportuno partecipare lo stesso alla manifestazione di sabato 10 febbraio (Monteverde, ndr). Se è per questo è mancato anche un assessore alla manifestazione che abbiamo organizzato domenica. Può dispiacere a livello personale, ma ognuno è libero di fare le scelte che ritiene più opportune. Senza per questo dover arrivare a parlare di spaccature o cose simili».

Manifestazione_Carancini_FF-4-650x434Tornando all’avversione di una fetta di città nei suoi confronti e in quelli delle istituzioni in genere, è evidente che il problema è uno: quello della gestione dei flussi di migranti. A Macerata c’è un’emergenza in questo senso?

«Quello delle migrazioni è un processo che non possiamo arrestare: il vero problema sta nella gestione dei sistemi di accoglienza, ma le politiche sull’immigrazione non le fa il Comune. Dovremmo arrivare al punto di accogliere le persone che arrivano, velocizzare le pratiche per capire chi ha il diritto di restare e rimandare indietro chi questo diritto non ce l’ha. Evitando di creare quei pericolosi buchi tra un processo e un altro. Se poi ogni Comune facesse la sua parte, si avrebbe anche un’accoglienza diffusa».

Quindi non ci sono troppi migranti, alcuni dei quali poi escono dai progetti di accoglienza rischiando di andare a infoltire le sacche di criminalità?

«I numeri parlano chiaro e sono quelli che porterò in Consiglio giovedì: gli sbarchi sono diminuiti e i reati pure. E questo è un fatto incontrovertibile».

Manifestazione_MacerataELibera_FF-22-325x217Insomma è un problema di percezione?

«Sì, perché si è creato un sistema di piccola e odiosa delinquenza legata allo spaccio che va abbattuto e va sradicato. Ma chi dice che il problema sono gli immigrati in sé, che bisogna alzare muri, mente».

Proprio sul problema droga e sicurezza in genere pensa abbiate fatte il possibile come amministrazione?

«Innanzitutto l’amministrazione siede al tavolo della prefettura contro droga, gioco d’azzardo, alcolismo. Poi si può fare di più? Certo, ma tutti insieme, tutte le parti in causa devono fare di più per sradicare queste piaghe. Non penso ci sia una responsabilità del Comune, casomai una corresponsabilità in cui tutti sono chiamati in causa. Le istituzioni devono fare di più come sistema».

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Controlli della polizia ai Giardini Diaz

Però se abbiamo detto che la percezione è un problema, innanzitutto perché per esempio non avete installato prima le telecamere ai giardini Diaz, ma lo state facendo solo adesso?

«Si forse poteva essere fatto prima, ma penso anche che Macerata non sia Milano e che se si individua un luogo di spaccio, non sia poi così complicato sradicarlo. Torniamo a quanto detto prima: tutti insieme dobbiamo fare di più».

Oppure perché per dare una percezione che l’accoglienza sia gestita in maniera trasparente dalle associazioni che se ne occupano (Gus, Acsim e Perigeo) non rendete pubblici i conti?

«Noi non abbiamo nessun tipo di problema a mostrare come funzionano e come vengono spesi i soldi dei progetti del Comune».

Quando l’opposizione l’ha chiesto in aula non l’avete mostrati.

«Ma noi non abbiamo un controllo sui bilanci integrali delle associazioni, noi possiamo operare un controllo sostanziale sui nostri progetti specifici. Noi riceviamo i soldi dallo Stato e li giriamo alle associazioni, poi controlliamo se effettivamente vengono spesi per quello per cui sono stati erogati. E su questo non abbiamo nessun tipo di problema a mostrare i controlli che abbiamo fatto e i risultati».

Manifestazione_MacerataELibera_FF-30-650x434Quanto ha inciso la campagna elettorale su questo problema di percezione e sul conseguente innalzamento dei toni?

«Tantissimo, ci sono state strumentalizzazioni poco serie e pericolose tra chi ha accostato e accosta il problema degli immigrati con i fatti di sangue».

E il centrosinistra non è immune da colpe in questo.

«Non lo so è difficile dirlo, la linea della campagna elettorale viene decisa dall’alto. Poi quello degli immigrati è un tema delicato. Forse avremmo dovuto seguire la nostra strada, piuttosto che inseguire l’altro».

E’ un fatto però che in questi giorni a Macerata dei vertici regionali del partito non si è visto nessuno: da Ceriscioli a Comi.

«Diciamo che hanno avuto un atteggiamento… ( e qui il sindaco si blocca, è evidente che si tratta di un nervo scoperto, di un comportamento poco apprezzato, ndr) ma non mi faccia fare polemica. Ripeto, non ce n’è bisogno adesso. Diciamo che forse avranno avuto altro da fare».

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DELUSIONE – Tutti applaudono dopo la proclamazione di Parma capitale della cultura, mentre Carancini resta impietrito

Macerata Capitale della Cultura. Nel video della proclamazione dal suo viso traspare molto più che una semplice delusione.

«Sì, c’era grande aspettativa non lo nego. Alla città e al territorio non è stata data una grandiosa opportunità che meritavano. Forse la commissione, dopo i fatti di cronaca, non è riuscita a valutare oggettivamente, pensando che se avessero assegnato la vittoria a Macerata sarebbe stato letto come una sorta di regalo dopo quanto accaduto. In ogni caso siamo stati in ballo con Parma fino all’ultimo, so che a tarda sera ancora non era stata presa una decisione».

A chi chiede le sue dimissioni vuole dire qualcosa?

«Non oso commentare».

Accetta l’invito di Cronache Maceratesi a un confronto pubblico?

«Certo».

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