Spaccio ed estorsioni sulla costa,
doppia sentenza
IN AULA – Il 21enne Antonio Santo Pio Cicciù ha patteggiato 4 anni davanti al Gip. Il secondo imputato è stato condannato a 3 anni e 8 mesi
di Gianluca Ginella
Spaccio di droga e estorsioni ai clienti che non pagavano o, in un caso, al datore di lavoro di uno di questi. Fatti avvenuti sulla costa tra giugno e ottobre dello scorso anno e per i quali erano finiti in manette due giovani mentre sei persone erano state denunciate. Questa mattina per quei fatti si è svolta l’udienza davanti al gip Giovanni Manzoni del tribunale di Macerata. Uno degli imputati, il 21enne Antonio Santo Pio Cicciù, ha patteggiato 4 anni. Il secondo imputato, Khaled Mohamed Abdeslam Sohail, 19, egiziano, residente a Civitanova, è stato condannato a 3 anni e 8 mesi con rito abbreviato. L’accusa, sostenuta dal pm Enrico Riccioni, parla di cessioni di cocaina, ma anche di hashish e marijuana. In un caso i due avrebbero acquistato 500 grammi di hashish a Milano.
Droga che poi era giunta in treno a Civitanova dove il corriere, per cui si procede separatamente, è stato arrestato dai carabinieri il 23 agosto dello scorso anno. A Cicciù vengono contestate, in alcuni casi in concorso con altre persone, alcune cessioni di cocaina. L’accusa parla, in una occasione di 4,6 grammi venduti a Porto Potenza, il 27 agosto 2016, in un’altra di 4,5 grammi ceduti a un cliente a Porto Recanati il 12 agosto 2016, in una terza di 4,5 grammi venduti a Civitanova, nell’agosto del 2016 e, insieme ad un altro indagato, la cessione ad un cliente di almeno 3 dosi di cocaina e almeno 3 dosi di hashish nell’agosto 2016 a Civitanova. Inoltre l’accusa contesta a Cicciù e Sohail lo spaccio di cocaina ad un cliente in almeno 15 occasioni e in altrettante di marijuana e hashish, da giugno a ottobre 2016. Inoltre avrebbero acquistato 500 grammi di hashish a Milano, droga che poi un altro indagato, Aureliano Agordati, 20, per cui si procede separatamente, aveva trasportato in treno da Milano a Civitanova dove era stato arrestato dai carabinieri alla stazione. Poi ci sono le estorsioni. A Cicciù viene contestato di aver costretto un cliente a consegnare 900 euro dicendo che se non avesse acquistato da lui altra cocaina, 10 grammi, gli avrebbe tolto il cellulare, non gli avrebbe consentito di tornare a Milano, dove risiede, e avrebbe portato via l’auto dei genitori della sua fidanzata. I 900 euro richiesti erano il valore di 10 grammi di cocaina più 100 euro. Una seconda estorsione, per il pagamento di hashish, l’avrebbe fatta al dipendente di un negozio di kebab di Civitanova. L’accusa contesta poi un sequestro di persona. Cicciù, che in quel periodo (fine agosto 2016) era ai domiciliari, avrebbe mandato due persone a prelevare un giovane al Mc Donald’s di Civitanova.
Questo era stato costretto a salire in auto, e portato a casa di Cicciù. Lì, dice ancora l’accusa, era stato preso a schiaffi e a calci. Il motivo: veniva accusato di aver “infamato” Agordati e Sohail. Una terza estorsione viene contestata sia a Cicciù che a Sohail. In quel caso, dice l’accusa, avrebbero costretto il datore di lavoro di un loro cliente a consegnare 300 euro per pagare un debito di droga. L’uomo sarebbe stato invitato a casa di Cicciù. Poi al rifiuto dell’uomo di pagare, Cicciù e Sohail, mostrando una pistola, lo avrebbero portato alla sua auto per farsi consegnare il libretto di circolazione. L’uomo era però riuscito a fuggire. Ma più tardi era tornato a casa di Cicciù e aveva pagato quanto richiesto. I due imputati erano difesi dagli avvocati Gian Luigi Boschi, per Cicciù, e Simone Matraxia (per Sohail).


