Aida, Anna Maria Chiuri è Amneris:
“Mi sono divisa tra Verona e Macerata
Regia di Micheli di grande effetto”

INTERVISTA - Il celebre mezzosoprano impegnata nel nostro capoluogo e all'Arena con lo stesso personaggio. "Lo Sferisterio è splendido, facile da gestire vocalmente". Sullo spettacolo in scena quest'anno: "Allestimento contemporaneo, ma senza stravolgere il dramma"
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Anna Maria Chiuri interpreterà Amneris nell’Aida di Francesco Micheli allo Sferisterio

 

di Maria Stefania Gelsomini

Anna Maria Chiuri è l’Amneris dell’estate 2017. Appena il tempo di terminare le recite all’Arena di Verona ed eccola a Macerata, dove stasera sarà una delle protagoniste assolute nella ripresa dell’Aida del cinquantenario firmata da Francesco Micheli, mentre a fine agosto partirà alla volta di Shangai per la sua terza Amneris di stagione. Per la celebre mezzosoprano nata in Alto Adige non è un debutto ma un ritorno allo Sferisterio: il pubblico maceratese l’ha già applaudita nel 2002 nella Carmen di Gilbert Deflo, nel 2003 come Santuzza nella Cavalleria rusticana diretta da Massimo Ranieri e nel 2010 come Preziosilla nella Forza del destino di Pierluigi Pizzi.

Signora Chiuri, è la sua quarta volta allo Sferisterio, che rapporto ha con questo teatro, con la città e con le Marche in generale?
Le Marche sono bellissime ed è sempre un piacere tornare, ormai le conosco bene, le ho girate abbastanza e ho frequentato non solo Macerata ma anche zone più a nord e più a sud. Lo Sferisterio è un posto splendido, un teatro bello da vedere e facile da gestire vocalmente, almeno per me. Problemi di acustica non ce ne sono, e poi è un ambiente familiare. Conosco Luciano Messi dal 2002 e sono stata felicissima di trovarlo qui come Sovrintendente, è giovane, è una persona splendida, e poi è una persona del luogo che conosce lo Sferisterio in ogni sua sfaccettatura ed è molto importante.

Mentre cantava Amneris nell’Aida di Verona, contemporaneamente ha iniziato le prove qui, come ha fatto a conciliare i due impegni?
Sono stata chiamata un po’ in ritardo ed ero già sotto contratto con l’Arena di Verona. Fra una recita e l’altra facevo avanti e indietro, in modo da poter avere almeno un giorno di riposo prima della recita, e quando ho finito l’ultima il 23 luglio, il 24 sono arrivata qui. È stata un po’ dura all’inizio, ma poi ce l’ho fatta.

Qual è la differenza fra l’Aida di Macerata e quella di Verona?
La prima differenza sono gli spazi, sono differenti e bisogna gestirli in maniera diversa. L’Arena di Verona è enorme, qui avendo il palco molto lungo lo spettacolo può convergere tutto al centro, mentre lì ci sono distanze, acustiche e anche altezze diverse. Qui le vicinanze fra i cantanti sono normali, lì se due artisti sono troppo vicini vengono visti come una persona unica dagli spettatori più lontani, tutto è dilatato. Le regie sono entrambe moderne e più o meno contemporanee (quella de La Fura dels Baus è del 2013, quella di Micheli del 2014), e tutte e due ricercano un linguaggio nuovo, ma senza stravolgere l’origine del dramma.

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Francesco Micheli durante l’anteprima giovani dell’Aida di giovedì sera

Com’è l’Amneris voluta da Francesco Micheli?
Amneris è un personaggio sempre interessante per un regista, lo stesso Francesco l’altra sera in camerino mi ha detto “come vorrei farla io!” È un emblema femminile, è la donna ricca e potente che però alla fine deve fare i conti con i drammi che sono di tutti, nel rapporto amoroso è come la sua schiava Aida, l’essere ricca e potente non le serve a nulla. Amneris ha tutto, è capricciosa e si sente autorizzata ad avere Radames ma si trova davanti scelte fatte da altri. E poi, senza Amneris, nell’Aida non succederebbe niente… Micheli ha voluto accentuare la crescita del suo disagio, all’inizio ha una specie di dubbio nei confronti della sua amica Aida, e in questa lettura esiste un rapporto di amicizia fra le due, che poi viene turbato dalle situazioni, dai capricci e dai sospetti della stessa Amneris, che alla fine perde completamente la sua dignità di regina e rimane a terra distrutta.

Le è piaciuto questo allestimento?
Non mi è mai capitato di essere così interattiva con il pavimento. Solitamente Amneris si muove nella verticalità, a Verona nel trionfo eravamo sollevati da terra, mentre qui il regista ha messo in piedi una soluzione diversa e complicata per noi cantanti, ma dalla platea non si percepisce la fatica che facciamo, ho visto le foto e lo spettacolo è scorrevole e godibilissimo. La sua non è una regia facile, però è di grande effetto, anche grazie alle immagini che creano movimento e al continuo gioco di luci. Anche questa interattività con le luci, non mi era mai successo… Avendo dato questa impronta “computerizzata”, il regista deve esigere una certa specularità, precisione, linearità anche nei movimenti dei cantanti e ha puntato molto su questo. Deve esserci per lo spettatore una visione “computerizzata”, come quando vediamo spostarsi gli oggetti su uno schermo del pc, tutto è in ordine e in fila. Perciò occorre muoversi all’interno delle immagini e delle luci, con le scale, le entrate, le uscite, e bisogna fare attenzione a non calpestarle.

Tanta attenzione ai movimenti scenici non distrae dal canto?
Certo dobbiamo avere tre occhi, uno al direttore, uno all’azione e uno per non cadere. All’inizio è stato faticoso, poi quando siamo entrati nell’ottica abbiamo capito il senso ed è andata benissimo. Anche per lui, cimentarsi in una regia del genere, ci vuole tanto coraggio, perché i cantanti non hanno tanta elasticità. Micheli ha preteso movimenti che in questo momento i registi richiedono ai cantanti, perché non è giusto che siano solo dei distributori di voce. Abbiamo la tv, il cinema, il computer, dobbiamo competere con modelli nuovi e particolari, e Francesco sta lavorando in questa direzione, e per far avvicinare all’opera i giovani.

Quali sono i suoi ruoli preferiti?
Quelli che ruotano intorno al tipo di femmina di Amneris, per la mia vocalità, perciò i personaggi verdiani, da Amneris ad Azucena del Trovatore, ad Eboli del Don Carlo. Mi piace anche il repertorio tedesco, io sono altoatesina, quindi parlo anche la lingua tedesca.

Impegni futuri?
La prossima estate sarò al Festival di Salisburgo e farò Erodiade nella Salomè di Strauss, sono felicissima perché sarò l’unica italiana in una produzione tedesca. Ma farò anche il Falstaff in Cina, il trittico pucciniano, e cose particolari come Il prigioniero di Dallapiccola con Mehta al Maggio Musicale Fiorentino, sono un mezzosoprano e posso permettermi di spaziare. E poi speriamo di tornare presto anche a Macerata, è bellissimo vedere come, nonostante il terremoto, quest’anno lo Sferisterio sia pieno, sono felice per questa città!

Per chiudere, ci rivela il suo sogno nel cassetto?
Bayreuth, Wagner. “Il” Festival.



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