In “Villeggiatura” a teatro:
si va in campagna con Goldoni

RECENSIONE - Dopo due serate dedicate al musical, la rassegna "Ricominciamo con un sorriso" di Sarnano torna al classico con la compagnia Laboratorio minimo teatro di Ascoli. I protagonisti hanno messo in evidenza verve e buone qualità interpretative

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I personaggi de “La villeggiatura”

 

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La servitù in un momento di relax

 

di Walter Cortella

Dopo due serate dedicate al musical, la rassegna “Ricominciamo con un sorriso” di Sarnano torna al teatro classico e propone La villeggiatura di Carlo Goldoni, messo in scena dal Laboratorio minimo teatro (Lmt) di Ascoli. Il regista Mario Gricinella trae spunto dalla celebre trilogia goldoniana, composta nel 1761, ne sceglie i momenti salienti e li compendia in uno spettacolo più snello e godibile, senza nulla togliere ai pregi dell’opera originale. Il commediografo veneto, profondo conoscitore di vizi e virtù della società del suo tempo, seppe descrivere in maniera precisa le atmosfere e gli stati d’animo delle nobili famiglie che si accingevano a partire per la campagna, per trovare rimedio alla calura della città e, soprattutto, per dimenticare i problemi del vivere quotidiano, ammesso che ne avessero.

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Myriam Casulli e Mario Gricinella

 

Con l’avvicinarsi della data fissata per la partenza, l’ansia si impadronisce di tutti i protagonisti della grande avventura. Pur nelle ristrettezze economiche, ciascuno vuol ben figurare e mostrare uno status superiore alla realtà. La signora Vittoria smania per rinnovare il suo già ricco guardaroba. Non può recarsi in villeggiatura senza il suo mariage appena creato dal sarto francese monsieur de la Rejonissance che desterà l’ammirazione e l’invidia delle sue ospiti. Vuole essere assolutamente la prima ad esibirlo in pubblico poiché sostiene che “la mancanza di un abito alla moda può far perdere il credito a chi ha fama di essere di buon gusto”. Ebbene, a dispetto delle ristrettezze economiche che assillano la famiglia, avrà il suo mariage. Il fratello Leonardo ha anche un’altra preoccupazione che lo rende nervoso, irascibile e volubile: rischia di dover ospitare nella sua carrozza il giovane Guglielmo, pretendente ufficiale alla mano della sorella, ma in realtà suo rivale in amore. Al centro della disputa la bella Giacinta che ama con passione Guglielmo ma che a sua volta è corteggiata con ardore dallo stesso Leonardo. In verità, questi spera di risolvere, grazie alla sostanziosa dote della ragazza, il proprio dissesto finanziario. Sullo sfondo di questi intrighi amorosi, il povero e generoso Filippo, padre di Giacinta, che non sa più a quale dei suoi spasimanti deve accordare la mano della figlia. Insomma, è un tourbillon di passioni e di sentimenti più o meno nobili che coinvolge un po’ tutti, compreso il furbo e squattrinato Ferdinando. Più che alla «vecchia» zia Sabina, fa una corte spietata alla sua cospicua eredità.

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Laura Angelini (Giacinta) e Giovanni Filipponi (Guglielmo)

 

A rendere più frenetici i preparativi della partenza, c’è il problema dei «passaggi» da dare a quanti non dispongono di una carrozza propria. Per fortuna di tutti, il saggio signor Fulgenzio, uomo dalle mille risorse, compiendo prodigiose evoluzioni, riesce a trovare le giuste soluzioni. Infatti, ragioni di opportunità, convenienza e interessi vari consigliano una composizione degli equipaggi piuttosto che un’altra. Alla fine, Deo gratias, tutti in carrozza, si parte. Il soggiorno in campagna è movimentato da visite di cortesia, noiose partite a carte, screzi tra innamorati, salaci pettegolezzi, capricci infantili e improvvise rappacificazioni. Malgrado ciò, alla fin fine esso risulta alquanto monotono per chi è abituato alla intensa e brillante vita mondana della città. Insomma, nulla di nuovo sotto il sole. Il ritorno, però, riporta i protagonisti a dover affrontare ancora gli irrisolti problemi di sempre. I legami amorosi, dettati più da bassi interessi economici e imbrigliati in rigidi e cavillosi contratti nuziali che da veri sentimenti del cuore, vacillano e le rendite si dimostrano sempre più inadeguate a soddisfare le accresciute esigenze dei signori, smaniosi di vivere comunque al di sopra delle proprie reali possibilità. Questa è la vita. Passerà la fredda stagione invernale ma al ritorno dell’estate tutti indistintamente proveranno le solite smanie per la villeggiatura, incuranti dei problemi che assillano le loro esistenze.

È la storia universale che oggi come ieri si ripete e che l’arguto Goldoni seppe descrivere magistralmente. Con La villeggiatura, che ha debuttato in primavera, la compagnia ascolana si accinge ad affrontare l’imminente stagione invernale. I requisiti di base per fare bella figura ci sono tutti, ha solo bisogno di qualche replica di rodaggio al fine di mettere a punto i delicati meccanismi di un lavoro brillante. I protagonisti hanno messo in evidenza verve e buone qualità interpretative, dando vita ad una esibizione di buon livello. Il Lmt ha alle spalle una lunga tradizione, onorata da performances di prim’ordine e può contare su un nutrito gruppo di attori, guidati da elementi di grande esperienza come il duo Pino Presciutti (Filippo) e Mario Gricinella (Ferdinando). Li ricordiamo superbi interpreti in Hedda Gabler, un cupo dramma di Henrik Ibsen, nel raffinato allestimento di qualche stagione fa, curato dal regista Alessandro Martinelli, con la splendida scenografia ideata da Pietro Cardarelli (leggi articolo). Accanto ad essi le brave Laura Angelini, nel ruolo della raffinata Giacinta ed Emanuela Traini, in quello di Vittoria, l’amica-rivale; i due spasimanti Leonardo e Guglielmo, interpretati da Marco Santamaria e Giovanni Filipponi; la spiritosa Myriam Casulli, nei panni della ricca zia Sabina e Giancarlo Ciotti (il bonario Fulgenzio) e, infine, un bel gruppetto di giovani e simpatici servitori. Paola Parissi ha curato i costumi, belli e ricchi, e la scenografia, necessariamente minimalista, idonea a spettacoli all’aperto.

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