Nuovo carcere a Camerino,
si può fare e con 100 posti
GIUSTIZIA - Il Dipartimento amministrazione penitenziaria si è espresso favorevolmente alla richiesta avanzata dal procuratore Giovanni Giorgio. Potrebbe essere una struttura a custodia attenuata sul modello delle colonie agricole oppure ospitare detenuti in regime di 41bis o del circuito di alta sicurezza
Un nuovo carcere a Camerino, il dipartimento amministrazione penitenziaria (Dap) ha dato l’ok alla proposta avanzata dal procuratore di Macerata, Giovanni Giorgio. Il procuratore aveva scritto a febbraio al Dap per chiedere un nuovo carcere a Camerino: quello vecchio è inagibile a causa del terremoto. Il Dap ha valutato che nel territorio della città ducale potrebbe essere costruito un carcere con cento posti, purché venga adibito sul modello delle colonie agricole. In questo senso il dipartimento ha chiesto al sindaco di Camerino di trovare una zona con una estensione fino a 50 ettari, necessari se si vuole costruire un istituto a custodia attenuata. Il nuovo carcere potrebbe comunque ospitare sia il modello su base delle colonie agricole, o i detenuti in regime di 41bis, il cosiddetto carcere duro, o ancora i detenuti appartenenti al circuito di alta sicurezza (in questi ultimi casi non appartenenti al territorio). Al momento, dopo i danni causati dal terremoto, gli arrestati vengono smistati o al carcere di Montacuto, ad Ancona, o a quello di Marino del Tronto, ad Ascoli.

….La voce degli agenti….
L’ispettore superiore Pietro Sulas, 42 anni, originario della provincia di Sassari, proveniente dall’Asinara, a Mamone dal 2002, dove si occupa di un gruppo di detenuti ex tossicodipendenti, dichiara di credere fortemente nel recupero in un ambiente ideale come quello nel quale opera. Facciamo del giardinaggio, aggiunge, curiamo il verde e bisogna pensare che non c’è stato mai un detenuto che abbia commesso un atto di autolesionismo….
http://www.leduecitta.it/index.php/569-archivio/2005/luglio-agosto-2005/811-le-colonie-agricole-in-sardegna-811
Se le cose si vogliono fare e fare bene, si potrebbero chiudere gran parte di quelle comunità terapeutiche generosamente foraggiate dallo stato e continuare a seguire i detenuti tornati in libertà e che hanno voglia di cambiare abitudini. Per esperienza personale,ho conosciuto diverse persone che una volta usciti dalla comunità hanno ripreso a farsi o a bere in maniera tragica. Inutile che dica che fine hanno fatto.