Sisma, chiesti 23 miliardi a Bruxelles
Almeno 10 servono al Maceratese
Danni come in 4 terremoti

RICOSTRUZIONE - Chiesta l'attivazione del fondo di solidarietà dell'Unione Europea. In base ad uno studio sugli eventi sismici le zone colpite restano più povere per 15-20 anni. Il raffronto con gli altri terremoti
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L’hotel Domus di Ussita

 

di Monia Orazi

Un conto da 23 miliardi e 530 milioni di euro: è questa la cifra trasmessa dalla Protezione civile nazionale per chiedere aiuto a Bruxelles ed attivare il fondo di solidarietà dell’Unione europea (Fuse), destinato alle popolazioni colpite da catastrofi naturali. La cifra è relativa alla stima dei danni ed i costi sinora sostenuti dall’Italia per il terremoto che dal 24 agosto non dà tregua, con circa 55mila scosse registrate sino ad oggi. Di questa cifra 12,9 miliardi si riferiscono ai danni relativi agli edifici privati e 1,1 miliardi di euro agli edifici pubblici. Per le Marche la stima provvisoria, pubblicamente annunciata diverse volte dall’assessore regionale alla Protezione civile Angelo Sciapichetti è del 60 per cento circa del totale dei danni verificatisi, che interessano tre province, in Regione il 70 per cento dei danni si concentrano in provincia di Macerata. Dovrebbero essere destinati alle Marche circa 14 miliardi di e di questi i due terzi, poco meno di dieci miliardi alla sola provincia di Macerata, per riuscire almeno a riparare i danni.

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L’abitato di Visso

Secondo uno studio del 2014 del Consiglio nazionale degli ingegneri, l’impatto economico dei terremoti degli ultimi 50 anni in Italia, escluso quello del 2016 è pari a 121 miliardi e 600 milioni di euro. Lo studio evidenzia che negli ultimi 150 anni in Italia si sono verificati 30 terremoti devastanti, in media uno ogni cinque anni, di cui sette soltanto negli anni tra il 1968 ed il 2012. Per gli ingegneri italiani i terremoti rappresentano un “costo straordinario che grava periodicamente sull’economia dei territori colpiti e sulla finanza pubblica”. Nel rapporto si cita uno studio internazionale dell’università delle Hawaii, secondo cui il reddito medio dei cittadini di una zona colpita da un grave terremoto, 15 anni dopo l’evento sismico è inferiore del 13 per cento rispetto alla media. Lo studio aveva preso in esame i cittadini di Kobe in Giappone, colpita dal terremoto nel 1995. Oltre al notevole impatto economico sulle finanze pubbliche, si rischia che per un lungo periodo le zone del cratere abbiano un’economia depressa e coloro che restano a vivere nei comuni colpiti, saranno più poveri degli altri per almeno quindici o vent’anni. E’ un tema rilevante che incide sulla qualità di vita della popolazione e sullo sviluppo futuro dei territori, da affrontare compiutamente nel dibattito politico pubblico, introducendo provvedimenti seri e strutturali riguardanti la prevenzione sismica ed in particolare per ridurre il rischio sismico delle zone terremotate.

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Il centro di Castelsantangelo sul Nera

QUATTRO TERREMOTI IN UNO – Le cifre evidenziate in una nota della Protezione civile, per il terremoto del 2016, evidenziano come il conto sia notevolmente aumentato dai 7 miliardi iniziali, dato che si sono sommati ben quattro terremoti. “Nella prima parte del dossier (fino al 25 ottobre, ndr) erano stati stimati danni e costi pari a 7 miliardi e 56 milioni di euro, di cui 4,9 miliardi riferiti ai danni agli edifici privati e 350 milioni agli edifici pubblici. Inoltre, secondo l’analisi effettuata in collaborazione con il ministero dei Beni culturali e del Turismo, i danni al patrimonio culturale ammontavano a oltre 541 milioni di euro – si legge nel comunicato stampa del Dipartimento di Protezione civile – la Commissione europea il 29 novembre ha pertanto concesso l’anticipo massimo consentito sul contributo finanziario del Fondo per sostenere le operazioni di emergenza e recupero nei territori interessati per un importo di 30 milioni di euro”. I nuovi terremoti del 26 e 30 ottobre e del 18 gennaio sono stati successivamente integrati nella documentazione, come spiega il Dipartimento: “La seconda parte del fascicolo, per il periodo ricompreso dal 26 ottobre 2016 ad oggi, ha evidenziato un notevole aggravamento della situazione emergenziale, calcolando i danni diretti e i costi della prima emergenza pari a 16 miliardi e 470 milioni di euro circa, di cui 8 miliardi si riferiscono ai danni agli edifici privati e 750 milioni agli edifici pubblici. E’ stato inoltre rilevato un incremento dei danni al patrimonio culturale pari a 2 miliardi e 500 milioni di euro”.

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Sfollati nel palazzetto di San Severino a ottobre

TERREMOTI A CONFRONTO – Il terremoto dei miracoli, nessun morto con una scossa di magnitudo 6,5 perchè le persone erano già fuori di casa. Così potrebbe essere definito l’evento che ha colpito le Marche in una successione di scosse, sempre in crescendo di cui la più forte di magnitudo 6,5 si è verificata il 30 ottobre alle 7,40 del mattino. Le scosse hanno avuto il loro tributo di sangue nella notte del 24 agosto con le trecento vittime ad Amatrice ed Arquata, nella replica più forte hanno soltanto distrutto i muri e le anime, senza però togliere la vita a nessuno. Il 23 novembre del 1980 la scossa di magnitudo 6,9 che devastò l’Irpinia uccise duemila e 914 persone, causando 280mila sfollati, 8.848 feriti. Le terre della Sibilla sono state soltanto le ultime, ad essere ferite dalla violenza distruttrice di un sisma ancora in corso. L’impatto dei terremoti dal 1968 al 2012 in Italia ammonta a 121 miliardi e 608 milioni di euro, cifra spesa per ricostruire, secondo i dati della Camera dei Deputati, elaborati dal centro studi del Centro studi del Consiglio Nazionale degli ingegneri. Il rapporto prende in esame sette eventi sismici, dal Belice nel 1968, all’Emilia nel 2012. Una somma enorme pari all’importo medio di sei leggi di stabilità si è resa necessaria per finanziare la ricostruzione di quarant’anni di scosse, in diverse parti del territorio italiano, ma alla consapevolezza che l’Italia è un paese ad elevato rischio sismico, non ha fatto seguito l’adozione di adeguate politiche pubbliche di prevenzione edilizia generalizzata, che potessero evitare gli oltre trecento morti dei terremoti dell’Aquila nel 2009 e di quello più recente, che tra il 24 agosto ed 30 ottobre, ha coinvolto quattro regioni italiane, Lazio, Umbria, Abruzzo, con la maggior parte dei danni verificatisi nelle Marche, ed in particolare in provincia di Macerata, che raccoglie circa il 70 percento di quelli verificatisi nel territorio regionale. Danni che si ripropongono a scadenza, ogni volta che inevitabilmente arriva un nuovo terremoto. Il terremoto del Belice di magnitudo 6,1 Richter è costato sinora 9,2 miliardi di euro. Quello del Friuli nel 1976 di magnitudo 6,4 Richter ha avuto stanziamenti pubblici per 18,5 miliardi di euro. Il devastante terremoto dell’Irpinia, il più distruttivo con magnitudo pari a 6,9 è costato sinora 13 miliardi e mezzo di euro.

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Serravalle, le casette del sisma del ’97

Il terremoto che tra Marche ed Umbria ha colpito l’entroterra maceratese nel 1997, di magnitudo 5,9 scala Richter è costato complessivamente 13 miliardi e mezzo di finanze pubbliche. Nel 2002 la tragedia di San Giuliano, simbolo del sisma che ha colpito Molise e Puglia, con magnitudo 5,8 è costata 1 miliardo e 280 milioni di euro. Il sisma dell’Aquila del 2009 di magnitudo 5,9 ha avuto sinora stanziamenti per 13,7 miliardi di euro. Il sisma dell’Emilia Romagna del 2012 ha sinora comportato un conto di 13 miliardi e 300 milioni di euro. Adesso per il nuovo terremoto, sino a poco fa definito del Centro Italia ed ora ribattezzato dall’Ingv “sequenza sismica di Amatrice, Norcia e Visso”, il conto è già lievitato a 23miliardi e 530 milioni di euro, portando il costo totale dei terremoti degli ultimi cinquantanni a 145 miliardi di euro. Una cifra enorme che ha generato sicuramente un impatto economico negativo sullo stato delle finanze nazionali, che dovrebbe far riflettere sugli enormi costi sinora sostenuti da diverse generazioni di italiani. Il tema della prevenzione e della riduzione del rischio sismico dovrebbero essere prioritari nell’agenda politica nazionale, visto che l’Italia, e le Marche in particolare sono una “terra ballerina”.

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