Addio al “puma” Panetti,
storico portiere della Roma
PORTO RECANATI - Si è spento a 87 anni all'ospedale di Civitanova. E' diventato uno dei protagonisti del calcio imponendo uno stile che abbina alto livello tecnico, agilità e spericolatezza. I funerali domani alle 15 nella chiesa del Preziosissimo Sangue
di Maurizio Verdenelli
Se n’è andato all’età di 87 anni, nel giorno di Santo Stefano all’ospedale di Civitanova, uno dei due immensi monumenti (non sorprenda il superlativo) del calcio a Porto Recanati dov’era nato il 13 luglio 1929: Luciano Panetti, alias ‘Puma’, leggendario portiere della Roma degli anni 50-60. Colui che aveva imposto uno stile che non ha avuto più epigoni, considerato l’alto livello di tasso tecnico, l’estrema agilità e la spericolatezza con cui avvinghiato nell’area piccola il pallone, dopo averlo strappato ad una ‘canea’ di attaccanti, ‘il Puma’ si slanciava a terra con mille piroette su se stesso, imprendibile guadagnando metri e metri di prezioso terreno tra quella selva di gambe avversarie come una madre a difesa del suo piccolo. Era così bravo il signor Luciano da Porto Recanati, uno dei primi insieme con Beniamino Di Giacomo, l’altro grande monumento dello sport costiero, che ‘pur giocando nella Roma’ (parole sue ad indicare una società che allora non era al vertice del campionato dominato anche allora da Juve, Milan ed Inter) venne chiamato a difendere la porta della nazionale, seppure di B. Personalmente ricordo alla radio: “…ed ecco Panetti avvolgersi sulla sfera, imprendibile, aereo, magico”. Era l’immaginifico racconto di Nicolò Carosio a metà, come sempre, tra cronaca e letteratura sportiva. Di Panetti tuttavia, il primo fra tutti i telecronisti della Rai non doveva sforzarsi troppo per descrivere le mirabolanti imprese da un palo all’alto (allora quadrati, c’era da temerne gli spigoli) della porta azzurra, i salti e naturalmente le prese a terra con super-avvitamento. Tanto che, nell’immaginario collettivo, è rimasta famosa la citazione del ‘pur vigile Panetti’ sorpreso da una staffilata di Altafini detto Mazzola’ nel film di Nanni Loy (1959) “L’audace colpo dei soliti ignoti” nella fantasiosa telecronaca che il protagonista Vittorio Gassman recita a memoria nel costituirsi un alibi
“Che mito, il Panetti!” mi disse Carlo Verdone rivelandomi come avesse inutilmente chiesto a Paolo Marinozzi (in occasione della sua visita il 1. aprile dello scorso anno al Museo ‘a pennello’ del cinema) di poter avere al proprio fianco ‘Il Puma’, eroe dei suoi anni giovanili di tifoso romanista, durante la cena di gala a Montecosaro al ristorante ‘La Luma’. Marinozzi non volle disturbare, data l’età, Panetti e lui, di questo informato tramite una nipote (alla quale avevo parlato successivamente della richiesta del popolare attore-regista) se ne dolse molto. “Sarei venuto volentieri!”. Ai ‘Lupi’, il ‘Puma’ aveva legato il periodo più bello, dal 1955 al 61, sostituendo Moro (fu ‘acquistato’ per 34 milioni di lire: un ‘tesoretto); passando nel momento in cui il ‘Ragno Nero’ Fabio Cudicini apparve sul suo orizzonte romanista, al Torino. All’ombra della Mole Panetti stette fino al ’64, concludendo l’anno dopo alla Lucchese la carriera iniziata nel 1950/51 a Jesi e a Modena in serie B. Era stata quindi la volta della sua brillante carriera di allenatore: partita naturalmente da Porto Recanati, continuata a Melfi sino a Flacco Venosa (nel 1971).
A Montecosaro Panetti era stato ospite due anni prima: il 14 maggio 2013 in occasione dell’inaugurazione del Museo dello Sport, un’altra delle iniziative di Marinozzi, prospiciente il museo dedicato agli oggetti cult della storia del cinema italiano, a cominciare dalle ‘celebri’ locandina dipinte a mano. Con Luciano, naturalmente, anche Beniamino Di Giacomo e Ricky Albertosi, special guest della giornata. Quanti ricordi! “Per noi che non giocavamo nelle squadre del Nord, far parte delle squadre azzurre era un’impresa. Anche nel calcio c’è stata sempre questa grossa differenza tra Settentrione e Meridione”: le parole del ‘Puma’. Poi la stoccata, un po’ guascona per uno che come Luciano era giustamente innamorato del proprio mito costruito con il sudore della fronte, parata dopo parata, vivendo ‘pericolosamente’ nelle aree piccole, autentica arena infernale: “Con me anche Pelè avrebbe faticato a fare gol!”. La stoccata? All’indirizzo dell’amico Albertosi che mi aveva appena rivelato come ‘O Rey’ gli avesse sempre segnato, anche nelle partite amichevoli dei grandi ex campioni del calcio. E il ‘graffio’ del Puma, rapido come il mitico animale cui i tifosi della Roma lo paragonavano, era venuto tra una considerazione e l’altra al tavolino del museo, dove sedeva in quel momento in compagnia di Beniamino Di Giacomo ed altri giocatori del passato: una specie di ineguagliabile ‘Domenica Sportiva’ fatta di esperti ‘sul campo’ come mai s’era vista. Guascone e stoico, ‘Il Puma’: a testimoniarlo quel secchio d’acqua gelato dove teneva il piede destro malconcio con gli occhi protesi verso la squadra avversaria. Ché non fosse troppo arrembante, perché si sarebbe dovuto subito piazzare di nuovo in mezzo ai pali dove non l’avrebbe potuto sostituire nessuno!
I funerali si svolgeranno domani alle 15 nella chiesa del Preziosissimo Sangue a Porto Recanati.


R.I.P. Condoglianze ai suoi familiari! <3
R I P!!! Le mie più sentite condoglianze alla famiglia!!