Viaggio negli States
per curare bimbo autistico
“Una terapia gli ha cambiato la vita”

CIVITANOVA - Da tre mesi una coppia si è trasferita in Pennsylvania per sperimentare un metodo innovativo che ha dato importanti risultati sul figlio di 8 anni. La paura, la speranza e la rinascita di una famiglia che in America ha trovato la propria dimensione

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Nella foto Eva con il marito Thomas e il loro bambino

Nella foto Eva con il marito Thomas e il loro bambino

 

di Laura Boccanera

Eva e Thomas, dal quartiere di Santa Maria Apparente di Civitanova, agli Stati Uniti inseguendo una speranza: agevolare il miglioramento del loro figlioletto, affetto da autismo. Il bambino ha due occhi blu come il mare della sua Civitanova, 8 anni e tanti ricci biondi. I suoi genitori sono volati fino in Pennsylvania per portarlo nel primo istituto al mondo nel trattamento della malattia. Eva, socio pedagogista, è partita con il marito e il figlio da tre mesi: nel trolley la paura per una novità lontana che un po’ spaventa, ma anche l’ottimismo e la speranza di un futuro migliore. Eva e Thomas si sono trasferiti a Kimberton, un paesino vicino a Philadelphia. «Nostro figlio è affetto da autismo – racconta Eva senza giri di parole in una lettera scritta alla sua parrocchia – Lui adesso ha 8 anni e da quando ne aveva 3 abbiamo fatto molti  interventi che hanno portato ottimi risultati. Uno degli interventi ci ha fatto viaggiare fino in America, Massachusetts, dove si trova l’Autism treatment of America. Da lì abbiamo iniziato il  programma “son-rise” che consiste in una terapia del gioco incentrata sull’aspetto della  socializzazione e della comunicazione. La terapia è fatta a casa e condotta dai genitori in una playroom che è realizzata su guida degli esperti dell’istituto in America. Questa terapia ha cambiato la sua vita e anche la nostra vita come genitori. Ci ha fatto capire che la chiave del successo per il  suo miglioramento dipende dalle tecniche e terapie usate ma anche da profondi sentimenti di amore  ed accettazione per quello che lui è, un bambino perfetto nonostante le sue difficoltà». Il bambino infatti progredisce e  frequenta anche una scuola speciale steineriana. Per la coppia si è trattato di un salto nel vuoto, lasciando anche le sicurezze della vita marchigiana e ricominciare da capo: «per noi, l’inizio è stato faticoso per via dei tanti cambiamenti, ma le cose stanno migliorando di giorno in giorno e ci sentiamo grati di aver avuto questa possibilità. Io e mio marito  lavoriamo nelle comunità Camphill, centri terapeutici internazionali che si occupano di bambini, adolescenti ed adulti diversamente abili. Gestiamo una casa famiglia con 5 adulti con condizioni  più o meno gravi e ci occupiamo di tutti gli aspetti della loro assistenza insieme a ragazzi volontari  che decidono di aiutare i nostri centri per un periodo di un anno o più. E’ un lavoro che ci porta  tanta soddisfazione e tanta gioia, anche se faticoso a volte. Le cose stanno migliorando di giorno in giorno e ci sentiamo grati di aver avuto questa possibilità».


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