Opere d’antiquariato rubate,
tre sotto accusa per ricettazione

IN AULA - Si è aperto oggi un processo al tribunale di Macerata che riguarda dipinti e manufatti risultati essere provento di furti compiuti in varie località italiane

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Dipinti e oggetti d’antiquariato che risultano essere stati rubati anche 34 anni fa sono finiti al centro di un processo per ricettazione che si è aperto oggi al tribunale di Macerata e che vede imputate tre persone. I fatti che vengono loro contestati, a vario titolo, sarebbero avvenuti a San Severino e a Recanati. L’accusa, sostenuta dal pm Rocco Dragonetti, contesta agli imputati di aver ricevuto o acquisito opere che sono risultate provento di furto. Un punto su cui la difesa degli imputati è scettica perché sarebbe da provare che le opere che avevano siano le stesse che erano state rubate. Ed è inoltre da provare che fossero a conoscenza che si trattava di opere provento di furti. Su questo dovrà fare chiarezza il processo che si è aperto davanti al giudice Vittoria Lupi. Tre gli imputati: Antonio Matarrese, 59, di Canosa di Puglia, residente a Macerata (difeso dall’avvocato Giuseppe Ferrari), Antonio La Torre, 54, di San Severino (assistito dal legale Giampaolo Cicconi), V. D. A., 59, di San Severino (tutelato dall’avvocato Antonio Piloni). A Matarrese viene contestata la ricettazione di due dipinti attribuiti a Giovan Francesco De Rosa, raffiguranti San Deodato e San Giuliano, che risulterebbero rubati a Giugliano in Campania, in provincia di Napoli, nel 1998. Oltre a questi l’accusa gli contesta la ricettazione di una coppia di comò stile ‘600, rubati in provincia di Novara nel 1990 e un comodino stile Luigi XV, sparito da una abitazione nel 1982 in provincia di Milano. I fatti contestati sarebbero avvenuti nel 2011. A La Torre e a D. A. viene contestata la ricettazione di una tela, “La moltiplicazione dei pani e dei pesci” che risulta rubata nella notte tra il 23 e il 24 dicembre del 2009 dal convento dei cappuccini di Cingoli. I fatti sarebbero avvenuti nel 2012. Al solo La Torre viene infine contestata la ricettazione di alcuni reperti archeologici in ceramica, come due lucerne, un piede in vaso, un vaso globulare, un anello. Anche in questo caso l’accusa riferisce i fatti al 2012.

(Gian. Gin.)


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