Dalle Olimpiadi una lezione
per la nostra società civile
A Rio molta legalità, da noi troppo poca. Il “fai da te” col denaro della malavita. La debolezza di un’Italia che sta invecchiando e fa nascere sempre meno bambini. E allora? Integrazione. Ma guai a parlarne
di Giancarlo Liuti
Superato a fatica lo sgomento per le vittime e i danni del terremoto vorrei fare un passo indietro e tornare a ciò che di buono c’era stato per noi prima della funesta scossa di dieci notti fa, perché se è sbagliato dimenticare il male altrettanto lo è dimenticare il bene, che oltretutto è meno frequente e dunque prezioso. Ecco la ragione di questo mio passo indietro – mica tanto indietro, appena venti giorni fa – col ricordare che scorre sangue nostro nelle vene della medaglia d’argento brillantemente ottenuta dalla nazionale di volley alle Olimpiadi. La squadra italiana, infatti, aveva molto della Lube: l’allenatore Blengini, lo schiacciatore Juantorena, i maceratesi doc Carancini (scout-man) e il vice-allenatore Medei (che in passato ha fatto parte della società) e, indirettamente, il formidabile italo-russo Ivan Zaytsev che due anni orsono fu il capitano del terzo scudetto “lubiano”.
In quanto impresa industriale e commerciale la Lube di Treia fabbrica cucine e le vende nel mondo, ma la sua storia sportiva è tutta nostra in quanto provincia maceratese. Nascita a Treia, crescita a Macerata nel palazzetto di Fontescodella – tre titoli nazionali, una Champions League, quattro Coppe Italia – e adesso residenza a Civitanova il cui palazzetto è un “palazzotto”. Dall’entroterra al mare, insomma, quest’argento che – c’è mancato poco – poteva essere oro non può non suscitare in noi un po’ di orgoglio. Solo sport, si dirà. Le cose davvero importanti sono altre. E sia. Ma stavolta c’è stata un’eco mondiale e sarebbe sciocco non esserne lieti.
Ampliando il discorso e passando alle Olimpiadi in generale, va posto in risalto che il medagliere italiano – otto ori, dodici argenti e otto bronzi – è stato superiore alle attese e ha dimostrato che almeno le nostre federazioni sportive si salvano dall’ondata di perdurante disfattismo di cui la politica e l’informazione paiono andare assurdamente fiere nel convincerci che tutto, proprio tutto, va male e anzi malissimo. Vero è che la “crescita” procede a rilento e per alcuni versi sta ferma. Si potrebbe fare meglio? Certo. E forse si dovrebbe. Ma con la pesante crisi economica e sociale che per anni e per nostre precedenti colpe abbiamo dovuto sopportare più di altri paesi c’era il rischio di andare ulteriormente a ritroso. La qual cosa, per fortuna, non sta accadendo. Esserne felici? Per carità, la parola “felicità” è troppo grossa. Ma almeno non essere disperati, come invece progettano di farci diventare – e ci stanno riuscendo – i militanti del populismo più becero, oltretutto con un linguaggio tipo caserma, dai ripetuti “vaffanculo” di Grillo all’oltraggiosa sparata del leader leghista Salvini che ha accusato il Capo dello Stato Mattarella di essere “complice degli scafisti”.
Lo spirito olimpico inneggia all’amicizia fra i popoli e per pochi giorni tende a dare un’immagine molto positiva del mondo ignorando che nel frattempo continuano sanguinosissime guerre e intere nazioni sono in preda alla povertà e alla fame. Nell’esaltare oltremisura questo spirito il rischio, allora, è di cadere in un’illusoria retorica del bene, al cessar della quale tutto resta come prima o peggio di prima. Ma a Rio non c’è stata soltanto la retorica del bene, c’è stata la realtà oggettiva di oltre duecento paesi di ogni continente, alcuni dei quali non hanno partecipato a una o più gare per vincerle ma unicamente per affermare la loro esistenza. Un valore, questo, che va ben oltre lo sport. E’ come se dicessero: guardate, ci siamo anche noi, coi nostri problemi, le nostre speranze, i nostri diritti, la nostra voglia di vivere. E sempre di più il futuro ne dovrà tener conto pure nelle questioni economiche e sociali. Dunque Olimpiadi, sì, ma non solo Olimpiadi.
Immaginiamo per un attimo che a Rio, nei venti giorni dei Giochi, si sia formata una specie di nazione con una sua propria società civile e confrontiamo i suoi valori con quelli della nostra attuale società civile, anzitutto per ciò che riguarda la legalità. A Rio regole condivise da tutti e da tutti rispettate perché da tutti ritenute giuste, da noi continui tentativi, non di rado riusciti, di violarle, le nostre regole, di nascosto o alla luce del sole, confidando in una sorta d’impunità che deriva dall’ingannevole mito del “lasciar fare” con qualsiasi mezzo e qualsiasi risorsa a prescindere da dove provenga, spesso dal denaro sporchissimo della malavita. Da tale punto di vista la provincia maceratese non è certo la peggiore d’Italia, ma limitatamente al litorale e all’immediato entroterra rischia di diventarlo e per rendercene conto è sufficiente seguire le cronache giudiziarie. Peccato.
Un’ultima cosa, ora, sulla quale i Giochi di Rio ci hanno dato un’importante lezione: la cosiddetta “integrazione” fra gli esseri umani a prescindere dal colore della loro pelle e dalle loro fedi religiose, nella comune certezza che tutti – proprio tutti – siamo figli di Adamo e di Eva. Su questo punto l’ammonimento venutoci da Rio è stato formidabile. Avversari, al colpo dello starter, ma “amici”, vincitori e sconfitti, che dopo il traguardo si abbracciavano senza alcuna distinzione fra bianchi, neri e gialli, come se questa differenza, che nella nostra società civile continua purtroppo a scatenare reazioni di mero stampo razzista, contasse meno di zero.
E attenti: in questi giorni si parla molto del fatto che nelle famiglie italiane nascono pochi figli. Verissimo. Non è un buon segnale per il futuro e quasi quasi se ne dà la colpa al governo. E non ci s’illuda che basti qualche spot pubblicitario tipo il “Fertility day” del ministro Lorenzin. Via, siamo seri. Non si dimentichi, infatti, che come gli altri europei noi italiani stiamo invecchiando e più ci s’invecchia meno figli si fanno. Occorrono, anche da noi, nuove energie. Occorre, anche da noi, più gioventù. Che può venirci soprattutto dal crescere dell’integrazione. Un discorso complesso, questo, e non privo di problemi. Ma non ne vedo uno diverso, senza, sia chiaro, rinunciare ai superiori valori della nostra cultura occidentale, ma cercando di capire – sia chiaro anche questo – che maggiori energie, maggiore vitalità e maggiore gioventù possono venirci soltanto dal far passi avanti nell’integrazione. Ne abbiamo un bisogno epocale, soprattutto per salvare noi stessi.




Vero che la Lube Treia è tutta vostra ma del capoluogo non della provincia. Voi maceratesi potete vantarvi di avervi covato in seno questa squadra che tanti gioie vi ha dato prima di trombarvi. Infatti la tifoseria dello squadrone si chiama ” Macerata nel Cuore ” ed è un cazzotto negli occhi ogni volta che il telone con la scritta ammanta parte del ” Palazzotto ” ( Liuti, Palazzotto in senso dispregiativo perché e più vasto del Palas dove è stato cresciuto ed allattato con latte di vipera o solo per la capacità). Spesso molti commenti di fu tifosi della squadra non lesinano pareri che a dire offensivi sul comportamento avuto ( neanche sto a perdere tempo nei dettagli )dalla compagine ( brutta parola, antipatica come tutta la squadra ) sono a dir poco distruttivi, orripilanti e bene assestati. Carancini litigò furiosamente con Silenzi accusandolo di alto tradimento, essendo tutti e due PiDdici, per avergli soffiato la Lube durante il periodo elettorale, a ragione, vero, ma senza aver fatto nulla per continuare a mantenerli ad uso e consumo comunale per la gloria sportiva di Macerata. Certo, sto parlando per me in quando non sopporto questo sport per me noiosissimo e fastidioso da vedere, con tutti quegli urletti, abbracci e strette di mano ogni volta che la palla volteggia a favore dell’una o dell’altra squadra. Comunque tutta questa manfrina è per invitarvi a riprendervi questa argentata squadra che ha un sacco d’oro ma pare che lo tenga per tempi peggiori, forse più di quelli dell’anno passato. Come lessi in un commento, è la Civitanovese la squadra di Civitanova e non lo sarà mai una squadra forestiera che nulla ha da spartire con i civitanovesi che non seguono particolarmente questo sport e le cui squadre locali nemmeno possono giocare nel” Palazzotto ” in cui quest’anno verrà ospitata un altra squadra di palle che volano di un’altra località. Forse i tre super tifosi amministratori sono per il classico ” Molti nemici, molto onore “. Dell’onore vedranno quando ne riceveranno alle prossime elezioni, anche se la Destra non dovesse essere in grado di competere per le tante anime che la compongono e così diverse .
Se gli invasori minacciassero il governo, sarebbero nemici da fermare. Ma minacciano solo il popolo, così bisogna invitarli qua.
Non è che si fanno meno figli perché ci si invecchia, al contrario, ci si invecchia perché si fanno meno figli. E poi è vero, in Europa occorre integrazione, adesso l’unione è solo quella monetaria.
Tedoforo sùbito!
Su un commento, di certo Sauro Micucci, afferma, che il gruppo del tifo organizzato si chiama “Macerata nel cuore”…..ma costui è entrato mai al palas ???
Mecozzi, sempre meglio avere Macerata e non La Lube nel cuore. Se non te ne sei accorto, CM ahimé, pubblica molte foto sulle vicende sportive della Lube, una più pietosa dell’altra senza risparmiare neanche chi ha voluto sà squadra a Civitanova. Riportatela a Macerata, piantatela a Treia e allora, solo allora fa un commento sensato. Qualsiasi…( lascio a te la definizione ) si sarebbe reso conto di una svista. E non possiamo certo parlare di un lapsus freudiano dato che Macerata non è la mia città del cuore così come non lo sono tante altre città di cui non ho particolari simpatie o antipatie. Pensare che possa mettere piede in un Enclave treiana a Civitanova, significa che forse questo è il mio primo commento che legge sull’intera vicenda e comunque sempre a prescindere che stiamo parlando di uno sport che non mi piace legato in questo caso a ben altre e più importati ragioni.
La legalità, che parola difficile: la legalità che viene scambiata come privazione di libertà, la legalità, che dovrebbe essere il fondamento comune di tutti i cittadini, è ritenuta un optional nei comportamenti, la legalità che si dovrebbe coniugare con l’orgoglio nazionale, è solo una parola che si disattende, solo perchè ci fa comodo ignorarla.
Volendo proseguire si potrebbe dire molto di più.
Lo spirito olimpico di cui Giancarlo Liuti fa richiamo, è certamente condivisibile, ma, mi si permetta di dire, non disgiunto da un sano orgoglio nazionale.
Giusta la integrazione, ma ricordando che la legalità ed il rispetto delle norme vigenti, non si mettono in discussione.
Chi vuol stare con noi, rispetti in toto leggi ed abitudini.
E qui si apre un discorso molto particolare basato sulle diverse religioni, che non debbono interferire sulla integrazione in argomento.
Tutti sappiamo invece che una religione in particolare, non condivide affatto l’idea della integrazione e che, per questo, rimane e rimarrà sempre avulsa dalla comunità.
Non illudiamoci delle parole,perchè alle parole non seguiranno mai fatti.
Quindi attenzione ! Integrazione si, ma, tutti con tutti.
Chi non ci sta, può tranquillamente tornare a casa sua, perchè noi non li abbiamo chiamati.
Andate da loro a discutere del problema demografico; vi diranno che non li riguarda, perchè le loro famiglie hanno molti bambini, che saranno un giorno i soldati di Allah.
Per me la parola integrazione è molto complicata.
Sinceramente non ho capito il minestrone che Liuti ha voluto fare tra le Olimpiadi e le sue convinzioni su legalità, razzismo, cattiva politica, invecchiamento della popolazione, integrazione………bho!?!
Quasi mai lo “spirito olimpico” originario ha aleggiato durante le olimpiadi “moderne”, ne dentro il villaggio ne fuori….
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Dentro il villaggio olimpico ci sono stati episodi terroristici (Monaco 1972, quando dei terroristi palestinesi uccisero e sequestrarono degli ostaggi israeliani) e ripicche politiche (Mosca 1980 dove non parteciparono molte delegazioni, a seguito dell’invasione sovietica dell’Afghanistan) e Los Angeles 1984 (dove, 4 anni dopo, per ripicca non parteciparono i Paesi dell’Est)…..
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…….Anche a queste ultime olimpiadi tra esclusioni (doping) e comportamenti indegni (l’atleta egiziano che rifiuta di stringere la mano all’atleta israeliano) non è che lo “spirito olimpico” sia mai stato così alto.
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Non parliamo poi di quanto è sempre accaduto “fuori” il vllaggio dove (nonostante il “volemose bene” e la pace universarle, decantata in tutte le lingue) guerrre, massacri, stupri ed uccisioni sono continuate…
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Nelle valutazioni occorre tener ben presente le dichiarazioni del Presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, e l’esito delle recenti elezioni regionali in Germania. Altrimenti si prendono degli abbagli.