L’opposizione di mamme e ambientalisti
all’impianto per rifiuti pericolosi,
il sindaco: “Già respinto una volta”

MONTE SAN GIUSTO - Botta e risposta tra il comitato del no e il primo cittadino. Spunta una lettera delle mamme preoccupate per la salute dei bambini. Interviene anche l'associazione nazionale Italia Nostra: "In campagna elettorale ci ha invitato per parlare di ambiente, ora vuole autorizzare un centro con alta pericolosità". Fissati 5 appuntamenti pubblici in meno di una settimana
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impianto monte san giusto

Una veduta dell’area interessata dall’impianto

di Marco Ribechi

Si fa sempre più spinosa per Andrea Gentili, sindaco di Monte San Giusto, la questione dell’impianto di smaltimento rifiuti da aprire a Villa San Filippo. Dopo la mobilitazione dell’opposizione che chiedeva delucidazioni al primo cittadino (leggi l’articolo) ora a muoversi sono altri due gruppi che promettono di dar filo da torcere all’amministrazione. Da un lato l’associazione nazionale Italia Nostra per la difesa dei beni culturali e ambientali, dall’altro le mamme che hanno aderito al comitato in costituzione per la salvaguardia di Monte San Giusto. Le mamme, oltre cento, proprio nel giorno della loro festa, hanno inviato una lettera aperta a Gentili a cui chiedono di difendere il futuro della città. Proprio per incontrare la cittadinanza e ascoltare diversi pareri il sindaco ha convocato delle assemblee per discutere con i tecnici dell’Asur, dell’Arpam e con l’imprenditore che propone il progetto.

impianto monte san giusto 2

Il torrente Cremone durante in piena

«Il progetto riguarda un impianto di riciclaggio di rifiuti speciali, cioè scarti di edilizia, che per legge è una attività pericolosa di prima classe – spiega Maurizio Sebastiani, presidente regionale di Italia Nostra –  Si parla di un’area di oltre 10mila metri quadrati per trattare circa 20 mila tonnellate l’anno di rifiuti. Questa attività ha come conseguenza la produzione di polvere e di Pm10, l’aumento del traffico pesante, del rumore, la distruzione del paesaggio agricolo naturale e l’immissione di reflui, pur trattati, nel torrente Cremone». Secondo l’associazione ci sono almeno quattro valide ragioni per bloccare la concessione: «Il Piano regolatore non consente l’insediamento dell’impianto – continua Sebastiani – si tratta infatti di un’area di salvaguardia paesistica ambientale dove non è consentita alcuna nuova costruzione. Il Piano territoriale di Coordinamento lo inserisce nelle aree coltivate, il piano paesistico ambientale lo colloca nell’area di alta percettività visuale, mentre il codice dei beni culturali e paesaggistici lo riconosce come paesaggisticamente vincolata essendo entro la fascia di rispetto del torrente Cremone». La necessità di rivedere il piano regolatore ad uso e consumo di un privato non convince Italia Nostra: «Non capiamo quale sviluppo economico e sociale si possa favorire con un’industria insalubre in un’area di interesse naturale – conclude il presidente dell’associazione – Ma quello che più ci stupisce è la mancanza di coerenza da parte del sindaco che in campagna elettorale ci ha chiamati per discutere della “Fabbrica delle idee” e parlare della salvaguardia ambientale. Ora che i voti sono stati raccolti forse il rispetto ambientale non è più così importante».

Della stessa opinione anche le mamme della città preoccupate per la salute dei loro bambini. «Non vogliamo quell’impianto il cui grado di pericolosità è prima classe – spiega una delle rappresentanti del comitato – Si produrranno polveri, traffico, la strada già pericolosa aumenterà il suo volume di traffico, inoltre vicino c’è un torrente che straripa ad ogni pioggia abbondante e le sostanze chimiche finiranno nelle acque. Inoltre l’impianto dovrebbe raccogliere anche rifiuti provenienti da altre parti d’Italia; dopo quello che abbiamo visto ad esempio nella terra dei fuochi come possiamo essere sicuri che non vengano trattati materiali contaminati?». Il comitato è già stato ricevuto circa due settimane fa in comune ma sono usciti senza risposte. «Comune e Provincia si rimbalzano la responsabilità – continua la mamma – invece noi vorremmo che patteggiassero per la salute dei cittadini. Tra l’altro ci rivolgiamo anche all’assessore Claudia Re, una mamma in dolce attesa. Siamo una città che vuole orientarsi verso il turismo e avveleniamo il nostro territorio. Per questo abbiamo organizzato degli incontri pubblici per dire no alla struttura». Gli appuntamenti in programma sono due: l’11 maggio a Villa San Filippo, nel teatrino parrocchiale alle 21,15 mentre giovedì 12 maggio a Monte San Giusto alle 21,15 sempre nel teatrino parrocchiale. Per sabato è invece in programma alle 9 in piazza Aldo Moro una manifestazione pubblica per segnalare il dissenso dei cittadini per la mancata concessione dell’assemblea pubblica. Leggi lettera aperta al sindaco.

andrea gentiliLA RISPOSTA DELL’AMMINISTRAZIONE – Pronta la risposta del sindaco che arriva a tranquillizzare i cittadini e a controbattere alle accuse dell’associazione Italia Nostra. « Alle mamme che hanno aderito al comitato – spiega Gentili – dico che ho letto attentamente letto le loro osservazioni e le invito alla riunione con Asur e Arpam in programma il 14 maggio mentre il 16 maggio al teatro Durastante alle 21,15 interverrà l’imprenditore sangiustese proponente del progetto. Molte delle perplessità dei cittadini riguardano gli aspetti ambientali e gli enti citati possono fornire le risposte. Ho già chiesto la massima attenzione agli organi competenti e porterò in conferenza dei servizi un fascicolo con le osservazioni del comitato e dell’amministrazione. Il progetto si trova ora nella fase istruttoria ed il procedimento fa capo alla Provincia di Macerata che è l’ente preposto al rilascio dell’autorizzazione. La procedura, in caso di approvazione, rende automatica la variazione del Prg senza coinvolgere il Comune. Il Comune sarà comunque chiamato a dare una valutazione generale che riguarda soprattutto gli aspetti urbanistici dell’impianto. Su tale aspetto va riferito che il progetto è già stato respinto una prima volta». Una risposta anche per Italia Nostra: «Siamo stupiti dalla lettera arrivata dall’associazione e ci chiediamo come mai in passato il consiglio regionale di Italia Nostra, che si occupa di tutela del paesaggio e dei beni storici, non abbia rivolto tanta attenzione al restauro disastroso di Palazzo Bonafede o alla realizzazione dell’impianto fotovoltaico grande più di 60 mila metri quadrati, cioè sei volte la superficie di progetto di cui si discute oggi, proprio nella stessa zona».

 



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