Leopardi a portata di clic,
le “sudate carte” finiscono
nella Biblioteca digitale

RECANATI - Il presidente del Centro studi leopardiani Fabio Corvatta alla presentazione dell'iniziativa: «Catalogare i documenti è stato entusiasmante: un punto di arrivo ma anche di partenza visto che hanno tale profondità che richiedono ulteriore lavoro»

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La presentazione della Biblioteca digitale leopardiana

Taglio del nastro virtuale ieri, nella sala Franco Foschi del Centro nazionale di studi leopardiani di Recanati guidato dal presidente Fabio Corvatta, per la Biblioteca digitale leopardiana. Decine di migliaia i documenti legati a Giacomo Leopardi – manoscritti originali, commenti, analisi, studi – ora a portata di clic appena varcata la porta della piattaforma digitale. Per dire, se si è in transito sulle steppe asiatiche si può abbinare al luogo il contesto della visione dell’immenso Canto notturno di un pastore errante nell’Asia.

Così – come ha sottolineato Fabiana Cacciapuoti, già custode delle Carte Leopardi presso la Biblioteca nazionale di Napoli – si possono mettere vicini i due originali dell’Infinito, quelli conservati a Napoli e a Visso, e confrontarli con le modifiche che Leopardi apportava ai testi, «le varianti sono uno strumento per Leopardi. Il “celeste confine” della prima stesura dell’originale di Napoli diventa “ultimo orizzonte” e così rimane in quello di Visso. Ogni cancellazione porta a una immensità di valutazioni. Catalogare le carte è stato entusiasmante: un punto di arrivo ma anche di partenza visto che queste carte hanno tale profondità che richiedono ulteriore lavoro. È un materiale letterario, filologico e sempre filosofico».

Ad aprire la giornata di lavori ieri è stato il sindaco di Recanati Emanuele Pepa: «Leopardi a portata di un clic, l’amministrazione comunale è fiera di questo progetto e per questo diciamo grazie al Cnsl». Una giornata che corona il lavoro lungo ed appassionato portato avanti in questi anni dal Centro guidato da Fabio Corvatta che osserva: «Un progetto importante nato dall’osservazione, promuovendo la traduzione dei testi di Leopardi in varie lingue, che era importante adeguare al tempo che stava cambiando per favorire la conoscenza del pensiero leopardiano attraverso le nuove tecnologie. Ed allora è partito il progetto che ha coinvolto prima la Biblioteca nazionale di Napoli che conserva 11mila documenti leopardiani e ha poi visto il sostegno di Unimc con l’allora rettore Francesco Adornato. Il risultato colto è importante e per questo voglio ringraziare la famiglia Leopardi per una collaborazione non scontata».

Saluti istituzionali a cura della contessa Olimpia Leopardi e della responsabile del Fai Orto sul Colle dell’Infinito Alessandra Troilo. Poi le relazioni di chi ha curato e realizzato il tutto: Simonetta Buttò (già direttrice dell’Iccu, Ministero della cultura), Silvia Scipioni (direttrice della Biblioteca nazionale di Napoli), Fabiana Cacciapuoti (Biblioteca nazionale di Napoli), Laura Melosi (Unimc), Gioele Marozzi (Unimc) e Chiara Aiola (Net7).


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