Recalcati al Lauro Rossi:
“Cosa c’è di più ingannevole
del desiderio?”
MACERATA RACCONTA - Anche Scuola e famiglia tra i temi trattati dal filosofo per la terza serata del festival


di Federica Nardi
(Foto di Lucrezia Benfatto)
Desiderio, legge, invidia. Sono tre le parole chiave della psicanalisi che bastano al filosofo Massimo Recalcati per catturare il pubblico che ieri sera ha affollato il teatro Lauro Rossi. L’occasione: la terza serata di Macerata racconta, il festival del libro che quest’anno sfida il tema dei temi: gli inganni. E cosa c’è di più ingannevole del desiderio? «Il desiderio è un luogo di un inganno e di una verità – esordisce, criptico, Recalcati – Jacques Lacan ci dice che si desidera qualcosa solo perché qualcun altro la desidera. L’inganno del desiderio è quello dell’invidia». Come quando, da bambini, vogliamo giocare con il gioco dell’altro o come «le donne che desiderano l’uomo che già appartiene a un’altra – spiega Recalcati – Ma quando ottengono quello che vogliono è finita, non c’è più interesse. Il possesso dell’oggetto svuota l’oggetto del suo fascino».
Un aspetto del desiderio ben noto all’uomo contemporaneo, immerso nelle dinamiche dell’economia capitalista. Una dinamica che Recalcati, traducendo la formula aristotelica, definisce «il cattivo infinito del desiderio, che sempre alla ricerca del nuovo alla fine non fa che mangiare se stesso. La formula stessa dell’infelicità». E allora dov’è la verità del desiderio? «La soddisfazione del desiderio dipende dalla soddisfazione dell’altro. Desideriamo essere desiderati. L’essere umano cresce solo se innaffiato dal desiderio dell’altro. Un esempio? Sentirsi rivolgere la parola». Ma il fulcro dell’interpretazione lacaniana di Recalcati è un altro: «Viviamo nello stereotipo che la legge e il desiderio siano contrapposti. Ma se invece potessimo concepire che il desiderio stesso è una legge ed è la sola che ha un senso umano, capiremmo qual è il vero desiderio – dice Recalcati – Ogni volta che c’è un vero desiderio il soggetto sente che rispondere a quel richiamo è un suo dovere e farà in modo di rendere la vita il più coerente possibile con quel desiderio. Se sono nella legge del desiderio sono soddisfatto». Ma dove imparare a desiderare bene, lontano dalle trappole dell’invidia? «Nella scuola più che nella famiglia si gioca la partita per le nuove generazioni. La famiglia è un patto tra due persone che si amano, a prescindere dal sesso. Ma è una fase della vita. Invece la cultura, quella dell’insegnante che trasforma oggetti teorici come un teorema o un poema di Ungaretti in corpi erotici, è il primo modo di trasmettere il desiderio. Sogno una scuola – conclude Recalcati – dove il giudizio sia subordinato alle inclinazioni dello studente, al vero desiderio che lo anima».






