Sala Foresi declassata,
Marzetti attacca il Comune

CIVITANOVA - Il consigliere d'opposizione critica la destinazione d'uso dello spazio rivolto originariamente all'esposizione di opere e cultura. "Costamagna ha subito il diktat di Silenzi, l’ assessore alla Cultura, che in questi quattro anni ha pensato solo a demolire quanto realizzato dalle giunte precedenti"
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Sergio Marzetti

Sergio Marzetti

Punta il dito sulla sala Foresi, ridotta ad un ufficio anziché a luogo espositivo e di cultura, il consigliere Sergio Marzetti e attacca il Comune di Civitanova.
«Il presidente del Consiglio Costamagna, quando era sindaco – dice Marzetti – era stato uno dei più convinti sostenitori del gemellaggio con la città argentina di San Martin. Con lui si impegnarono in modo convinto emigranti illustri che si sentivano legati a Civitanova e al territorio, tra i quali Vincenzo Foresi al quale, in segno di riconoscenza, venne dedicata la sala Foresi di Palazzo Sforza, uno spazio culturale importante, ove tanti artisti di Civitanova e dei centri vicini, esponevano le loro opere. Da quattro anni, cioè da quando si è insediato Corvatta, la sala Foresi è stata cancellata nella sua funzione originaria di spazio culturale, per far posto ad un ufficio dell’ Ambito e a nient’ altro. Il sindaco Corvatta e l’ assessore alla Cultura Silenzi lo hanno deciso senza consultare nessuno».
«Un silenzio che sorprende – riprende il consigliere – Costamagna ha subito il diktat di Silenzi, l’ assessore alla Cultura che in questi quattro anni ha pensato solo a demolire quanto realizzato dalle giunte precedenti, e per il quale cultura sono solo quei quattro spettacolini che lasciano come segno solo qualche foto sui giornali. Il presidente del Consiglio sicuramente oggi ci dirà che a Vincenzo Foresi sarà intestata la Sala del Consiglio comunale, cosa che sarà fatta negli ultimi giorni di legislatura, con cerimonia solenne e lacrimevoli discorsi sull’ emigrazione, i sacrosanti legami con la madre patria, ecc. ecc. Tutto scontato, anche il fatto che la decisione è stata presa senza neanche la minima consultazione con le associazioni».



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