Sindaci come indiani nelle riserve,
i disagi dell’entroterra diventano satira
Il sindaco di Pioraco Luisella Tamagnini si è ritratta nelle vesti dei grandi capi Sioux, Apache e Cheyenne insieme ai colleghi Giancarlo Temperilli, Alessandro Delpriori, Renzo Marinelli, Cesare Martini e Ulisse Costantini, citando una poesia tradizionale dei nativi americani: "I nostri figli nascono altrove, se fanno in tempo"
di Monia Orazi
L’entroterra maceratese come una grande riserva indiana abbandonata dalle istituzioni, sottoposta a tagli sulla sanità, ai presidi sanitari d’emergenza, ai punti nascita, con annosi problemi di infrastrutture e viabilità ancora non risolti. E’ la metafora scelta dal sindaco di Pioraco, Luisella Tamagnini, nel testo ironico il “Lamento dei capi indiani delle riserve delle alte valli del Potenza”. Una satira in accordo con gli altri colleghi sindaci per manifestare, dice Tamagnini: «Il nostro senso di smarrimento per queste scelte. Si parla tanto di aree interne, ma noi ci sentiamo abbandonati».
La battagliera prima cittadina di Pioraco ha ritratto nelle vesti dei grandi capi indiani Sioux ed Apache e Cheyenne i sindaci di Sefro, Giancarlo Temperilli, lei stessa, il sindaco di Matelica, Alessandro Delpriori, Renzo Marinelli di Castelraimondo, Cesare Martini di San Severino e Ulisse Costantini di Fiuminata. Ecco il testo per cui sono state usate parti di vere poesie indiane (Apache, Cheyenne, Sioux Lakota e Oglala), in cui si ironizza sulle promesse elettorali a favore della montagna. «Quando gli uomini vennero per chiedere voti dissero che avrebbero portato una buona medicina, ma il vento è ancora la nostra medicina che spazza via le pietre dalla nostra mente. La pioggia è la nostra medicina che lava le nostre ossa stanche – si legge – Lodarono la nostra terra, le nostre acque e la nostra aria poi sono venuti e hanno vuotato le nostre tende, rubato i cavalli e ogni altra cosa: è difficile per noi credere ancora agli uomini che vengono dal mare, ma peggio di loro sono quelli che vengono dal governo perché la loro costituzione dice che gli uomini sono tutti uguali ed hanno gli stessi diritti, poi ci chiudono nelle riserve».
Quindi un riferimento alle recenti vicissitudini sui punti nascita: «I nostri figli nascono altrove, se fanno in tempo. Il nostro popolo aspetta di morire. Non si aggira più sulle colline e sulle pianure e desidera che il cielo cada su di lui. Quando torneranno a chiedere voti o a cercare refrigerio durante la luna delle ciliegie che divengono nere non troveranno più nessuno, solo montagne deserte dove il vento soffia, il lupo ulula ed il cielo è blu». Il sindaco Luisella Tamagnini è l’apprezzata regista della compagnia teatrale amatoriale Filodrammatica Piorachese, ha proposto ai colleghi una via ironica per manifestare il proprio senso di abbandono, raccogliendo l’accordo degli altri sindaci, descrivendo l’alta valle del Potenza come una riserva indiana lasciata a se stessa.







Se dal pesarese vi hanno fatto promesse da marinaio e ci avete creduto: con chi ce la vogliamo pigliare??