Maxi processo per la gang delle squillo:
condanne a oltre 81 anni
CIVITANOVA - Diciannove le persone imputate alla Corte d'appello, cade l'accusa dell'associazione di stampo mafioso, nel complesso la sentenza di secondo grado ha ridotto di un terzo le pene. Il presunto sodalizio gestiva un centinaio di ragazze che rendeva un milione e mezzo di euro l'anno
Gang delle squillo: diciannove condanne nel processo di appello, pene complessive per oltre 80 anni di carcere che rispetto al processo di primo grado risultano comunque essere state ridotte di circa un terzo: cade l’accusa dell’associazione di stampo mafioso, mentre i giudici cancellano nella sentenza le aggravanti del metodo mafioso e della transnazionalità. Imputati erano 19 romeni ritenuti fare parte di un presunto sodalizio che allungava le mani sia sulla prostituzione che sui furti. Una banda che agiva secondo le indagini della Direzione distrettuale antimafia di Ancona sulla costa e in particolare nella zona di Porto San’Elpidio e Porto San Giorgio. Il presunto capo era proprietario di uno chalet di Civitanova.
Era l’aprile del 2014 quando i carabinieri del Ros di Ancona avevano messo a segno 22 arresti: in manette i componenti di un presunto sodalizio che operava per lo più a Porto Sant’Elpidio: due le persone che vennero arrestate a Civitanova.
L’accusa contestava agli arrestati di fare parte di una associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento e allo sfruttamento della prostituzione, ma anche alle estorsioni, agli incendi. Il modo di agire era legato secondo la Dda alla forza dell’intimidazione del vincolo associativo mafioso (tesi caduta nel processo di appello). Al vertice dell’associazione c’erano due persone: Paul Sergiu Hosu, detto il dottore (perché gli vengono riconosciute dai suoi uomini particolari abilità e un superiore livello di cultura), oggi condannato a 7 anni, che a Civitanova era, all’epoca, proprietario di uno chalet, e Vasile Bratu (condannato a 8 anni). L’indagine dei Ros era nata nelle Marche nel 2012, dopo le segnalazioni da parte di diverse Compagnie dei carabinieri di episodi di furti, di aggressioni, di incendi, di prostituzione che accadevano sempre più spesso sul territorio. I carabinieri avevano così avviato una analisi sulle Marche raccogliendo denunce, dati, registrando fenomeni e arrivando a intravedere l’esistenza di una associazione per delinquere.
L’indagine, che si era avvalsa anche della collaborazione della polizia romena, aveva portato a indagare 50 persone. Secondo quanto era stato ricostruito dai carabinieri la prostituzione rendeva circa un milione e mezzo di euro l’anno. Secondo le indagini la presunta organizzazione gestiva la prostituzione tra Porto Sant’Elpidio e Porto San Giorgio di un centinaio di ragazze, ognuna di loro rendeva circa 120 euro al giorno. Per 19 degli indagati oggi si è concluso il processo di appello. Le sentenze vanno da 2 anni e 2 mesi fino a 8 anni e nel complesso superano gli 81 anni di carcere. Gli imputati erano difesi, tra gli altri, dagli avvocati Luciano Pacioni, Giovanni Galeota, Carlo Piersantelli, Felice Franchi, Alessandro Angelozzi, Marco Zallocco.

