Curata dal cancro,
slitta l’ultima operazione:
“E’ finito il budget”

CIVITANOVA - E' la storia di Orietta, mamma di 42 anni, che ha lottato contro un tumore al seno diagnosticato due anni fa. L'ultimo intervento chirurgico non si sarebbe potuto fare per mancanza di soldi. L'ospedale ha avviato un'indagine interna. Il direttore Palazzo: "Le urgenze sono sempre garantite, faremo chiarezza". Il caso è stato sollevato dalla Lega Nord

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L'ospedale di Civitanova

L’ospedale di Civitanova

di Marina Verdenelli

Curata per un tumore all’ospedale di Civitanova, si vede rimandare l’operazione che va a chiudere il ciclo del trattamento per motivi di budget. E’ la storia di Orietta, una mamma di 42 anni, che ha lottato contro un cancro al seno diagnosticato due anni fa. L’ospedale sulla vicenda ha avviato un’indagine interna. La donna è in cura nel reparto di Oncologia. Il tumore le è stato rimosso chirurgicamente e ha terminato i cicli di chemio e radioterapia. «Il medico mi ha detto “Non ti posso operare perché sono finiti i soldi” – racconta la paziente – dovrò tornare a gennaio». In ospedale si era presentata a fine ottobre, un anno dopo la prima operazione, come prevede la procedura. Il caso è stato segnalato oggi dalla Lega Nord che punta il dito sulla sanità regionale e chiede interventi. L’ospedale cerca chiarimenti. «Parlerò con il direttore e il primario della Chirurgia – annuncia il direttore sanitario Massimo Palazzo – per capire se la paziente era meritevole di un percorso privilegiato per un intervento più rapido o meno. Rabbrividisco all’idea che si possa rimandare un intervento oncologico. Questo non avviene mai per le urgenze». 

Lega

Milco Mariani, Sandro Zaffiri, Marzia Malaigia e Giordano Giampaoli della Lega

IL CASO –  L’operazione per la 42enne non è stata infatti classificata come urgenza anche se la paziente spiega che è essenziale per un altro intervento preventivo che la donna deve fare. «La mia non è un’operazione di vita o di morte – spiega Orietta – ma di vita sì. E’ un anno che aspetto questo intervento conclusivo e risolutivo. L’urgenza è stata fatta, ora dovevo ultimare il ciclo di cura con l’operazione finale che mi permetterà anche la ricostruzione plastica. Questa operazione è determinante per programmare un altro intervento preventivo a cui ho deciso di sottopormi». La paziente spiega di avere avuto casi di tumore in famiglia e di aver fatto quindi il test genetico per capire la percentuale di rischio che aveva di contrarre la stessa patologia dei familiari. «Ho una percentuale alta – continua la 42enne – così ho scelto di volermi operare preventivamente anche alle ovaie perché sono a rischio. Questo potrò farlo solo dopo un periodo di pausa e solo successivamente all’intervento conclusivo al seno. La mia preoccupazione è che l’attesa possa aumentare questo rischio. Non vorrei essere operata quando ormai è troppo tardi». Mamma di due bambini la donna ha perso il lavoro per curarsi e ora ha una invalidità riconosciuta al cento per cento. «Fa male sentirsi dire che non ti operano ora perché sono finiti i soldi – continua Orietta – potrei capire di più se il rinvio del mio caso fosse stato determinato da casi più urgenti. Ma non è così. Vivere con la paura del rischio di riavere il cancro è difficile. Sopporto il dolore che ancora sento, le forze fisiche che mi mancano ma non l’incubo che mi può succedere di nuovo. Ora attenderò fino a gennaio dopodiché se rimanderanno ancora andrò fuori regione».

L’OSPEDALE – Avviata un’indagine interna. Primario e direttore di Chirurgia verranno sentiti domani. «Ci stiamo informando sul caso – spiega Palazzo – per valutare se quello della paziente è un rischio statistico o un rischio clinico. Detto questo ammesso che non era un caso urgente un medico non dovrebbe dire che non si opera perché non ci sono i soldi. Se è stato detto è stata una caduta di stile, un difetto di comunicazione. Al paziente va data una spiegazione clinica non di soldi». Sulla questione economica del budget Palazzo ritorna su quanto già chiarito in un precedente articolo che denunciava la chiusura delle sale operatorie all’ospedale di Civitanova dal 20 novembre al 7 gennaio per motivi appunto di disponibilità economiche (leggi l’articolo). «C’è un’attenzione a non sforare il tetto di fine anno – sottolinea il direttore sanitario – per non incorrere nel commissariamento del servizio. Un richiamo a rispettare la cifra ma le sale operatorie sono aperte e l’attività prosegue».

LA LEGA – Il caso della paziente 42enne è stato reso noto dalla segreteria provinciale e regionale del Carroccio in un incontro con la stampa al Lido Cluana dove erano presenti il consigliere regionale Sandro Zaffiri, il segretario provinciale Giordano Giampaoli, la vice presidente del consiglio regionale Marzia Malaigia e Milco Mariani della segreteria regionale. «Non è l’unico – commenta Zaffiri – ce ne sono altri in regione. Tutti casi di malasanità. Non ci sono i soldi? Ci sono 40milioni per la mobilità passiva si potrebbe iniziare a recuperare quelli. Rimandare gli interventi significa far aumentare anche le liste di attesa. Spesso lo stesso intervento però, se a pagamento, viene fatto in pochi giorni e sempre in ospedale».


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