Piace il Pirandello proposto
dalla compagnia Armathan di Verona
MACERATA TEATRO - In scena al Lauro Rossi la farsa grottesca “L’Uomo, la Bestia e la Virtù”
Nel cartellone del 47° Festival Macerata Teatro non poteva mancare un’opera di Luigi Pirandello. A proporla è stata la Compagnia Armathan di Verona, al suo debutto alla kermesse maceratese con L’Uomo, la Bestia e la Virtù, diretta e interpretata da Marco Cantieri. Si tratta di una farsa in maschera messa in scena per la prima volta nel 1919 e accolta con freddezza dal pubblico dell’epoca, che forse non si aspettava un Pirandello alle prese con una vicenda dai toni grotteschi che strizza l’occhio ad un tema fino ad allora schivato con cura dalla società perbenista di inizio secolo. La storia ruota intorno a tre personaggi principali: il capitano Perella, vecchio «lupo di mare», che per lavoro trascorre lunghi periodi lontano dalla famiglia; la deliziosa mogliettina che aspetta pazientemente il suo ritorno a casa e il professor Paolino, scapolo impenitente e integerrimo, che segue in privato gli studi di Nonò, figlio della coppia. In apparenza, tutto sembra dipanarsi lungo i binari della più assoluta normalità, ma in realtà le cose stanno diversamente.
Il capitano ha un’altra donna in quel di Napoli e quando torna a casa ricorre ad ogni pretesto per eludere i suoi obblighi maritali. La moglie, mortificata dalla indifferenza del marito, mette da parte ogni scrupolo e cede al corteggiamento insistente del professore. Insomma, ognuno di essi porta in realtà una maschera che, una volta indossata, rimane per sempre incollata sul loro volto. Il capitano, con i suoi modi bruschi e spesso violenti, è la Bestia. È verboso ma schietto, uno che va subito al sodo, senza tante sdolcinature. Lei e l’altro sono, rispettivamente, la Virtù e l’Uomo, ma in fondo nessuno dei due è in realtà ciò che vorrebbe apparire. La signora Parella non è proprio un modello di donna virtuosa né il professore è morigerato e cristallino come sembra. Ma ecco che all’improvviso le cose si complicano e la situazione precipita: la donna rimane inopinatamente incinta. I due amanti sono presi dal panico: lo scandalo si abbatterà inesorabile su di loro. Chi avrà il coraggio di affrontare la prevedibile e violenta reazione della Bestia? È l’Uomo che trova la soluzione: per salvare l’onore nel rispetto delle convenzioni sociali, non resta altro da fare che ricorrere ad un subdolo stratagemma. Ma ha bisogno dell’aiuto del farmacista del paese per preparare un afrodisiaco da somministrare all’ignaro capitano allo scopo di ridestare in lui, nel corso dell’unica notte che trascorrerà in casa prima di riprendere il mare, il sopito desiderio erotico.
La trappola è pronta: a conclusione della cena, una torta preparata ad hoc farà l’atteso miracolo. Questa almeno è la speranza dei due amanti. Al sorgere del nuovo giorno un vaso di fiori posizionato sul davanzale dirà al trepidante professore se il piano ha funzionato o no. Questa volta il buon Pirandello non ci nega il lieto fine: ben cinque vasi toglieranno dalle ambasce i due amanti. Il capitano, più tronfio che mai, può tornarsene sulla sua nave, orgoglioso della sua straripante virilità. L’onore della donna è salvo e il professore ritrova finalmente l’agognata serenità. Con questo lavoro, generalmente considerato «minore», Pirandello porta in primo piano, con una forte connotazione ironica, il suo disprezzo per gli uomini che fanno del perbenismo la loro ancora di salvezza e la Compagnia Armathan ha saputo mettere ben in evidenza, con un’appropriata e intelligente «lettura» del testo, questo aspetto. Fresca e moderna la recitazione al limite del grottesco dei tre interpreti principali: Elena Fasanari, Marco Cantieri (il professore) e Arnaldo Pernigo (il capitano Perella). Con il suo originale costume ricorda da vicino l’irascibile ma simpatico Popeye «Braccio di ferro». Ma è doveroso segnalare la performance di buona qualità di Annamaria Zaccaria, nel duplice ruolo di Rosaria/Grazia. Sono loro le «serve-carceriere» che lasciano entrare e uscire i vari personaggi dalle due case che, grazie alla particolare geometria sghemba voluta dalla scenografa Debora Pozza, hanno davvero l’aspetto sinistro di una cella di prigione, con porte sotto misura e finestrelle simili piuttosto a minuscoli passa vivande.
Per la cronaca, la Pozza è stata premiata di recente al Festival di Pesaro. Il suggestivo commento musicale, eseguito dai Jellyfish, evoca sonorità tipiche dell’area balcanica, con sfumature arabeggianti. In complesso, l’esibizione della Compagnia di Verona è stata accolta con calore dal pubblico del L.Rossi e quindi il suo esordio alla kermesse maceratese è da ritenersi senz’altro positivo.
Foto di scena di Maurizio Iesari)




