Diverte “L’incidente” della Campogalliani
RECENSIONE - L’esilarante commedia di Luigi Lunari di scena al Lauro Rossi
di Walter Cortella
Terzo appuntamento con il Festival Macerata Teatro che ha portato alla ribalta del Lauro Rossi l’Accademia «F. Campogalliani» di Mantova con un testo brillante di Luigi Lunari, «L’incidente», scritto nel 1966 e da allora rappresentato innumerevoli volte nell’arco di quasi mezzo secolo, confermandosi pièce di qualità, leggera, godibile e divertente e per questo assai gradita dal pubblico, e non solo italiano. In un recente passato è stato tradotto in varie lingue, dal russo all’albanese, al giapponese. Quella proposta dalla Compagnia lombarda è una rielaborazione eseguita dallo stesso autore a venti anni dalla prima stesura. Un leggero maquillage per ridare al testo una freschezza rivitalizzante e per conferirgli maggiore aderenza alla realtà del momento. Certo non è il capolavoro di Lunari. Lui stesso ironicamente lo definisce «un peccato di gioventù». Ha scritto di meglio, opere di un certo spessore che gli amici mantovani hanno messo in scena in allestimenti memorabili.
Ma ogni tanto è bene «distrarsi», cimentarsi con qualcosa di meno impegnativo. Con questo spirito giocherellone, la regista Maria Grazia Bettini ha diretto il suo gruppo di attori, come sempre al top del rendimento. Il risultato è uno spettacolo spumeggiante, un divertissement di immediata presa sul pubblico, anch’esso a volte desideroso di assistere a rappresentazioni che aiutino ad allentare la tensione della vita odierna. “L’incidente”, nato con il titolo originale e alquanto allusivo, almeno per quei tempi, di Per un paio di mutandine, è una farsa che ruota intorno ad un episodio, tanto spiacevole quanto imprevedibile, che ha come protagonista la statuaria Isabella Bertolini, nel ruolo della procace signora Martelli, moglie di un modesto impiegato di banca la quale, durante una cerimonia interna all’azienda, perde inopinatamente le mutandine. Il piccolo incidente, da lei stessa peraltro prontamente minimizzato con nonchalance, scatena un ciclone in seno alla cerchia dei presenti, fedele immagine di una società provinciale e meschina. Le mutandine, simbolo fortemente erotico nell’immaginario collettivo maschile, provoca turbolenti desideri giovanili in Guido (Andrea Frignani) ma, nel contempo, riaccende le velleità virili di suo padre, direttore della banca (Adolfo Vaini) e diretto superiore del ragionier Martelli (Diego Fusari), piccolo borghese che aspira smodatamente a far carriera all’interno dell’azienda. Per conseguire tale obiettivo, egli cerca in ogni modo, anche il più puerile, di entrare nelle grazie del suo capo. Insomma, un Fantozzi ante litteram. Al di fuori della sfera sessuale, la disavventura della povera signora Martelli, non lascia indifferenti le signore, anche se per ben altri motivi. Ecco, allora, che invidia, pettegolezzo, atteggiamenti da beghina alimentano un pruriginoso gossip salottiero che rischia di compromettere definitivamente la carriera dell’incolpevole Scotti. «L’incidente» è una farsa costruita da Lunari con notevole abilità.
I personaggi sono ben caratterizzati e ancor meglio interpretati da un cast di prim’ordine, del quale fanno parte anche Francesca Campogalliani, Giancarlo Braglia, Michele Romualdi e Antonella Farina. A parte, se non altro per il colorito ruolo particolare di «donnine allegre», ricordo Claudia Moietta e Martina Ginelli. Il buon Diego Fusari fa i salti mortali per dare spessore ad un personaggio che oggi forse è un tantino superato. Ma è un grande attore, capace di interpretare ruoli di ben altro calibro (cito en passant il professor Higgins in Pigmalione di George B.Shaw e il ruvido Orsino, duca di Illiria, ne La dodicesima notte di Shakespeare) sicché ne esce con tutti gli onori. Con lui fa pendant Adolfo Vaini. Il suo personaggio è più concreto, ricorda da vicino il cummenda milanese, pratico e un po’ gradasso ma a suo modo simpatico. Anche lui è un big del teatro amatoriale nazionale, capace di fornire sempre importanti performances. Elegante e di gusto la scenografia curata dallo stesso Fusari.
(Foto di Maurizio Iesari)




