A colpi di citazioni
Gli errori su Dante e non solo
MACERATA - La svista nel riportare un passo della Divina Commedia di Dante nella targhetta di un'aula universitaria non è certo l'unica. Colto in fallo anche il premier Renzi
di Donatella Donati
“L’uomo è misura di tutte le cose, di quelle che sono e di quelle che non sono, come disse Anassagora, scusate la mia erudizione”, così Benito Mussolini cominciò uno dei suoi ultimi discorsi al Gran consiglio del fascismo confondendo Anassagora con Protagora. Ma è quasi comico rilevare come due versi perfetti di Dante canto XXVI Inf. vv 119-120, “fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”, possano essere manipolati da labili memorie fino a modificarne dei pezzi importanti. Matteo Renzi nel discorso di commiato dalla presidenza dell’Unione Europea in contrasto con Salvini citò il verso in questo modo: fatti non foste “per”viver come bruti/ ma per seguir virtute e “conoscenza”.
Ma Renzi come lo era Mussolini è un politico, letterati e filosofi vengono citati a sostegno di qualche loro tesi attingendo a ricordi scolastici o a letture sommarie di autori antichi e moderni. Imperdonabile che proprio Renzi non sappia che la parola canoscenza è tipicamente toscana e Dante pur facendo una ricerca plurilinguistica molto interessante era un fiorentino come lui. Peccato che quando Renzi fece questo svarione accanto a lui ci fosse anche uno dei figli per il quale la lezione di letteratura del padre non può essere proprio stata come quella del suo professore.
E ora parliamo di istituzioni, un passo avanti rispetto ai singoli parlatori. Nel bel volume sul palazzo della Provincia di Macerata edito circa otto anni fa, quando ancora non era in articulo mortis, il curatore non sorvegliò abbastanza gli scrivani così in una pillola dedicata a Leopardi il suo amico più caro prima di Ranieri, il letterato Pietro Giordani è diventato il maestro Umberto Giordano musicista assai noto del novecento. Tra gli imperdonabili, come abbiamo letto su un divertente articolo di Cronache Maceratesi sono i responsabili delle indicazioni biografiche e poetiche contenute nell’aula dedicata a Dante nel dipartimento di italianistica dell’università di Macerata (leggi l’articolo).
Nessuno dei professori si era accorto prima che ne comparissero le foto degli errori nella targhetta? Passi pure per la data di nascita anche se proprio quest’anno se ne celebra un anniversario e i conti devono tornare ma perché correggere Dante come se facesse errori di ortografia e sostituire come impropria la parola fatti (nati per fatti)? Sembra che ci abbia messo lo zampino chi è abituato ad usare la matita rossa e blu per correggere errori ortografici e improprietà.
Ma è colpa anche della nostra epoca di utilizzatori frenetici di internet e del word-up, un esercizio che non allena la memoria e non abitua all’ascolto preciso e alla lettura accurata. Verba volant si potrebbe dire tanto per continuare con le citazioni e lasciano nell’aria ormai tracce irrilevanti e gli occhi che tastano lo schermo e ne fanno scorrere con velocità le parole non si fermano sulla loro composizione e così la memoria non le registra in modo corretto affidandole a un continuo tempestoso sovrapporsi del prima e del dopo. Stiamo diventando tutti disgrafici e dislessici e non riusciamo più a concentrarci. Ma se anche i professori universitari sono travolti dalla superficialità delle informazioni come possiamo pretendere la precisione e l’accuratezza da parte degli studenti?
Ci aspettiamo pubbliche scuse prima che gli eredi di Dante intraprendano una azione legale come è successo per qualche altro caso.


Io la lingua latina nu la so,
ma mme disce er barbiere che la sa,
ch’er Canonico c’hanno fatto mo
quiggiú a la Bbocca-de-la-Verità,
cuann’in coro coll’antri ha da cantà,
come l’uffizio fussi un pagarò,
inciafrujja ciascià cciscí cciosciò,
ma un ca.zzo legge lui cuer che cce sta.
A sta maggnèra puro io e ttu
faressimo er canonico accusí,
si abbasta a ssapé ddí ccescè cciusciù.
E a sta ggente, per dio, che nnun za ddí
manco in latino er nome de Ggesù,
er pane nostro s’ha da fà iggnottí?!
Tra le altre cose 30 anni fa, se non avevi il testo sottomano e ricordavi a memoria, poteva anche capitare: era più facile sbagliare o citare confondendo un verbo o un aggettivo…
Ma adesso c’è internet.
Oppure hanno ragione coloro che dicono che, nel pubblico (quando nessuno vede), le ricerche si fanno solo per uso privvato andando in cerca di siti hot??
Con un po’ di studio una parte di colpa la si potrebbe attribuire anche a svariate altre caratteristiche dell’epoca, in modo da affiancare misericordiosamente a quello dell’essere “utilizzatori frenetici di internet e del word-up” altri efficaci elementi giustificativi dei peccati e detergenti delle coscienze, ma all’atto pratico è comunque già chiaro ed acquisito che le citazioni sempre corrette e desolatamente prive di umanesimo che innova ormai le fanno solo gufi e fannulloni.