Sanità in rosso, i sindacati:
“Tagli all’ospedale mentre i cittadini rinunciano alle cure”
ALLARME - Cgil, Cisl e Uil denunciano lo stato dei servizi nell'area vasta di Macerata e nel nosocomio provinciale: "Per rientrare nei conti, saranno garantiti solo gli interventi chirurgici urgenti e sarà tagliata la spesa farmaceutica". Su ticket e prestazioni: "La previsione di tariffe agevolate per visite ed esami programmabili ci sembra al limite della costituzionalità"
Sanità in rosso: pazienti che rinunciano alle prestazioni e personale alle prese con i tagli. Intanto l’ospedale provinciale perde pezzi e funzioni. A lanciare l’allarme sono i sindacati Cgil, Cisl e Uil in una lunga lettera di sfogo sulla situazione dell’area vasta di Macerata.
«All’ospedale di Macerata, per rientrare nei conti, saranno garantiti solo gli interventi chirurgici urgenti e che sarà tagliata la spesa farmaceutica. E se le cose non si mettono bene per i malati non va certo bene per il personale sanitario. Dal 2009 al 2014 i lavoratori dell’Asur sono passati da 15.897 a 13.793 con un calo di 2104 dipendenti. Nell’accordo firmato dalle Ooss la Regione si impegnava alla copertura al 100% del turn-over, siamo alla fine del 2015 e non ci pare che si sia fatto un granché. Così come niente è stato fatto per la stabilizzazione dei precari».
Tempi d’attesa e costo delle prestazioni sanitarie le criticità più urgenti da risolvere secondo i sindacati: «I cittadini più poveri, i pensionati al minimo, rinunciano spesso a curarsi o a fare esami non potendo pagare il ticket, i cittadini meno poveri spesso si pagano gli esami per evitare liste d’attesa lunghissime. E pagano gli esami nella struttura pubblica che non è in grado di garantire tempi di attesa accettabili per esami con il ticket, mentre garantisce in tempi brevissimi gli stessi esami se pagati interamente. Il governatore ha promesso che entro aprile 2016 i tempi massimi di attesa saranno quelli previsti nazionalmente. La previsione di tariffe agevolate per le prestazioni programmabili ci sembra al limite della costituzionalità. Uno scivolone per risparmiare e diminuire la mobilità passiva. Quello che ci preoccupa di più è il ricorso massiccio alle prestazioni offerte dal privato accreditato. La Regione sta scivolando da un sistema sanitario universale pubblico ad un sistema sussidiaristico pubblico privato tipo Lombardia e Veneto».
«Con questa scelta – continua la nota – sommata alla decisione del governo di eliminare più di 200 prestazioni “inutili” si apre il varco al privato e alle assicurazioni. Cgil, Cisl e Uil confederali, di categoria e dei pensionati della provincia di Macerata hanno presentato all’ ex direttore dell’ Area Vasta 3 un’ ipotesi di riorganizzazione e razionalizzazione della rete dei servizi sanitari ospedalieri, territoriali puntando sulla rete dei servizi territoriali avendo al centro dell’ organizzazione la Casa della Salute. La Regione ne prevede 39, 11 già esistenti, 13 da riconvertire e 15 ex novo. In provincia al momento esiste solo la Casa della Salute di Treia, le altre strutture non rispondono ai criteri previsti dalla delibera regionale e quindi andrebbero adeguate, delle altre previste nessuna è a regime. Continuiamo con il nostro impegno sollecitando il nuovo direttore a riprendere il lavoro perché una buona sanità si fa con la partecipazione di tutti: operatori, cittadini, organizzazioni sindacali.


Ah, ma allora si fa del tutto per fare incazzare il Sindaco Carancini. https://www.cronachemaceratesi.it/2015/08/06/lavori-fermi-al-pronto-soccorso-blitz-del-sindaco-carancini-e-uno-schiaffo-alla-storia-dellospedale/690097/
La Lorenzin con i suoi 200 tagli e Ceriscioli con la sua riforma regionale sulla sanità sono già stati belli che commentati. Inutile sprecare altre parole o meglio parolacce.
Io credo che ormai non solo i cittadini Maceratesi o Marchigiani, ma gli Italiani tutti: dovranno scegliere se curarsi la salute, o continuare a mantenere il carrozzone pubblico parassitario.Prima che fossero istituite le regioni la sanità pubblica funzionava; i posti letto c’èrano, i malati venivano ricoverati senza storie, nessuno sapeva cosa fossero le liste d’attesa per visite specialistiche o il codice a colori per i pronto soccorsi. Quindi, se oggi siamo ridotti così male, io credo la prima cosa da fare è verificare dove vanno a finire i nostri soldi.
Non è questione di mala sanità, ma di mala politica.
Per risanare i conti che si sono inventati i politici e il direttore genetale? Portiamo giu’ il punto nascite di S.Severino che va bene ed e’ un bel reparto; spendiamo soldi pubblici per ristrutturare reparti vecchi per contenere anche l’area di s. Severino e chi se visto se visto
Sempre sopra le spalle del cittadino