Il ricordo di “don Terremoto”
alla sagra della Polenta
TREIA - Nell'anniversario dei tristi eventi del 1997 che hanno sconvolto l'entroterra maceratese, a Santa Maria in Selva una serata dedicata al parroco di Cesi Cesare Grasselli recentemente scomparso, con l'ex sindaco di Serravalle Venanzo Ronchetti, Maurizio Verdenelli, autore de "Il ragazzo e l'altopiano" e don Giuseppe Branchesi presidente onorario dei Polentari d'Italia. I polentari treiesi impegnati a realizzare il piccolo progetto che poco prima di morire don Cesare aveva rivelato all'arcivescovo di Camerino, Brugnaro


Don Giuseppe Branchesi, Maurizio Verdenelli e Venanzo Ronchetti
Non solo di polenta vive(va) l’uomo. Consapevole del detto, piegato faziosamente all’oro gastronomico (già) dei poveri, la Sagra treiese di Santa Maria in Selva vuole legare il proprio trionfale Quarantennale, da domenica sera agli archivi, ad un grande personaggio della terra maceratese, don Cesare Grasselli (per tutti e per le cronache mondiali ‘don Terremoto’) e ad un evento che seppur calamitoso ha segnato a cavallo del millennio la storia e il destino di due regioni al confine: Marche ed Umbria.

Venanzo Ronchetti con l’amico Maurizio Angeletti
Ricordando il triste anniversario del 26 settembre 1997 e l’amico carissimo don Cesare, domenica sera nella basilica di Santa Maria in Selva insieme con l’ex sindaco di Serravalle di Chienti, Venanzo Ronchetti e con il giornalista Maurizio Verdenelli, il parroco don Giuseppe Branchesi, presidente emerito de ‘I Polentari d’Italia’ ha annunciato l’impegno proprio e del comitato della Sagra -e dunque dell’associazione nazionale che ha visto ospite al Quarantennale il presidente Arcai- per un progetto significativo. In quanto ‘I Polentari italiani’, ha ricordato un emozionatissimo Ronchetti, si resero benemeriti nei confronti del popolo dei terremotati, organizzando un rancio con 5.000 porzioni, sull’altopiano “tra forti scosse sismiche” ha ricordato l’ex primo cittadino. Successivamente dieci anni dopo ricordando con un’analoga manifestazione sull’altopiano di Colfiorito, nel 2008, quella ‘miracolosa’ distribuzione di inizio ‘98.
Ebbene don ‘Terremoto’ che con Ronchetti fu protagonista della venuta di papa Wojtyla a Cesi (“sulle prime il percorso papale prevedeva solo Assisi ed Annifo Così ci attivammo avendo alla fine ragione: il pontefice sarebbe venuto a Cesi”) fece realizzare nel 2008 una scultura di san Giovanni Paolo II, a ricordo di quell’evento eccezionale. Tuttavia dispiacendosi negli ultimi giorni della sua vita che quell’opera non ne storicizzasse il giorno. Lo ha ricordato dall’altare, il 24 agosto scorso –don Grasselli era morto alla Casa del Clero di Camerino il giorno prima- lo stesso arcivescovo mons. Francesco Giovanni Brugnaro: “Me ne parlò personalmente a mensa” . Ora don Giuseppe, che concelebrava quel giorno nella chiesetta di Madonna del Piano il cui affresco fu miracolosamente salvato da don Cesare, pensa ora di provvedere a quell’ultima volontà dell’amico di una vita.
Il busto bronzeo di Giovanni Paolo II venne inaugurato il 10 agosto 2008 all’ingresso della bella frazione che 18 anni or sono, fu l’epicentro del terremoto. E’ opera dello scultore Arnaldo Mazzanti nato a Camerino, residente a Castiglion della Pescaia, che ama passare le sue estati a Pievefavera di Caldarola. Contattato dall’allora parroco di Cesi, Mazzanti realizzò l’opera (con contributo finanziario del Comune) che ricorda la visita del 3 gennaio 1998. Ma qualcosa appunto mancherebbe: la data. E questo ha crucciato don Cesare fino a pochi giorni prima della sua morte.
“Ci penseremo noi” si è ripromesso, domenica sera, in chiesa don Giuseppe. “Legheremo per sempre tanti cari ricordi assieme” ha promesso il battagliero parroco, chiamato di recente dal vescovo di Macerata, mons. Nazzareno Marconi a coordinare cinque parrocchie fra Treia, Appignano e la nativa Cingoli.
(foto di Genesio Medori e Luciano Carletti)


Venanzo Ronchetti alla 40° sagra della Polenta Treia

