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Crisi Nazareno Gabrielli
A rischio 145 dipendenti

TOLENTINO - L'azienda non ha ancora versato gli stipendi di agosto ed è in forte dubbio la mensilità di settembre. Daniel Taddei, segretario Cgil: "Vogliamo chiarezza sulla politica aziendale". Chiesto un incontro con i vertici
mercoledì 30 Settembre 2015 - Ore 12:51 - caricamento letture
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La Nazareno Gabrielli a Tolentino

La Nazareno Gabrielli a Tolentino

 

di Sara Santacchi

Rischia di spegnere le macchine dopo oltre 100 anni di attività lasciando a casa 145 famiglie l’azienda Nazareno Gabrielli di Tolentino, fondata nel 1907. Un momento di grande preoccupazione quello che sta attraversando l’attività nota per essere uno dei marchi più importanti della moda italiana. Calo del fatturato, ordini in picchiata e ritardi sul pagamento degli stipendi sono solo alcuni dei campanelli d’allarme che hanno fatto convocare un’assemblea nei giorni scorsi, con tutti i lavoratori e i sindacati. «Non nascondo che si tratta di una situazione che desta enorme preoccupazione – spiega Daniel Taddei, segretario provinciale della Cgil – C’è un ritardo nel pagamento della mensilità di agosto che, per metà, dovrebbe essere emessa entro la prossima settimana, ma è a forte rischio quella di settembre. Un problema c’è ed è reale. Per questo abbiamo chiesto un incontro urgente con i vertici dell’azienda che auspichiamo possa avvenire già in settimana». A preoccupare è la mancanza di un piano aziendale.

Daniel Taddei, segretario provinciale della Cgil Macerata

Daniel Taddei, segretario provinciale della Cgil Macerata

La Nazareno Gabrielli, infatti, è parte del gruppo Lediberg, che ha sede a Bergamo, e che in quella sede è estremamente in salute. «Vogliamo capire i motivi delle difficoltà – commenta Taddei – e qual è il piano aziendale per il prossimo anno. Non vediamo un percorso lineare. Durante l’estate i lavoratori hanno rinunciato a una settimana di ferie per esigenze di produzione, ma gli ammortizzatori sociali stanno per venire meno e c’è un enorme rischio». Si fa fatica anche a pronunciarlo, ma la paura è che l’azienda chiuda lasciando a casa intere famiglie e mettendo in ginocchio l’economia di un intero territorio che dipende da essa. «Chiaramente vogliamo scongiurare questa ipotesi a cui si è fatto riferimento sabato quando i lavoratori per protesta hanno sospeso la flessibilità. Chiediamo chiarezza e subito per non essere in balia di chi decide e basta, pagandone le spese come già avvenuto un anno fa quando il gruppo Lediberg ha assorbito l’azienda e sono stati licenziati 30 lavoratori» conclude Taddei.



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