Portiamo al cinema anche Manzoni
a difesa della lingua italiana

LA PROPOSTA - Dopo "Il giovane favoloso" Leopardi la vita movimentata e avventurosa dell'autore dei "Promessi sposi" potrebbe ispirare un film

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Donatella Donati

Donatella Donati

di Donatella Donati

Non è solo un problema italiano quello della “buona scuola” perché ormai in tutta l’Unione Europea specialmente nei paesi di più lunga tradizione comunitaria il dibattito sulle metodologie da adottare a scuola per formare le nuove generazioni si sta estendendo ed allargando comprendendo problemi sentiti da tutti gli educatori. Non è solo in Francia o in Italia che si apre un ampio spiraglio per reintrodurre l’apprendimento a memoria, la valorizzazione del riassunto e naturalmente l’importanza del dettato nelle prime classi della scuola primaria (leggi l’articolo). L’impoverimento delle lingue e la loro riduzione spesso a monosillabi e abbreviazioni tipici della comunicazione sul cellulare preoccupa non soltanto i cultori della buona lingua ma gli educatori in genere che assistono al progressivo abbassarsi delle competenze degli studenti nella lingua scritta con conseguente impoverimento e confusione successivi anche di quella del diritto, delle leggi, dei regolamenti e di tutta la materia comunicativa delle istituzioni. Per quanto riguarda l’italiano dopo tanti anni di devozione dedicati a Leopardi e alla sua lingua ricca ed essenziale e insieme formalmente perfetta e rappresentativa del migliore italiano medio-alto torna alla ribalta anche quella di Alessandro Manzoni. Fin dall’inizio della scuola italiana nello Stato unitario la lingua manzoniana apparve come modello unico da seguire nell’insegnamento e nella produzione della lingua pulita e corretta. Il fiorentino parlato dalle persone colte sul quale si era basata la ripulitura de “I Promessi Sposi” dai lombardismi troppo accentuati aveva trasmesso un modello unico al quale insegnanti e professori si attenevano con scrupolo anche per quanto riguarda l’aspetto ortografico.

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Una stampa che riproduce Alessandro Manzoni e la seconda moglie Teresa Borri

Nei ginnasi in cui incominciava la formazione delle classi dirigenti la lettura obbligatoria de “I Promessi Sposi” per due anni (ancora oggi valida) non trasmetteva soltanto una parte della storia d’Italia e il concetto provvidenziale della mano divina sempre a guida delle azioni umane, ma anche la forma, la struttura, le parole con cui raccontare questa storia. Qua e là sorgevano dubbi e critiche quando si trovavano frasi tipicamente fiorentine nel discorso di semplici contadini lombardi come al momento del ritrovamento da parte di Renzo nel lazzaretto dell’amata Lucia che così annuncia a Frate Cristoforo:-La c’è, la c’è-. Ma a parte queste esasperazioni fiorentineggianti la lingua di Manzoni procede chiara e spedita con un misurato uso delle proposizioni dipendenti e con una scelta dei vocaboli armoniosa e sicura. Noi giornalisti non possiamo sottrarci al dibattito e nell’informare i cittadini su quello che sta avvenendo abbiamo anche il diritto di esprimere dei pareri essendo noi per eccellenza gli scrivani quotidiani. Per questa ragione introduco il dibattito sul valore della competenza linguistica per la trasmissione di idee, interpretazioni e valutazioni utili a migliorare le conoscenze e non a confonderle.

Alessandro Manzoni

Alessandro Manzoni

Tra Leopardi e Manzoni, per alcun tempo contemporanei non esisteva un rapporto confidenziale, anzi da alcune secche frasi dell’uno e dell’altro appaiono più i contrasti che le benevolenze. Ma si sa la Provvidenza, linea guida dell’opera manzoniana, non era condivisa dalla visione della storia da parte di Leopardi. Sarebbe interessante tuttavia fare un film su Alessandro Manzoni perché la sua vita fu movimentata e avventurosa anche dal punto di vista sessuale. Rimasto vedovo e sposata una vedova ebbe con lei normali rapporti maritali, così ben nascosti però dalla prudenza legata all’età, all’immagine e all’avere entrambi figli maggiorenni che quando la sua seconda moglie rimase incinta per mesi e mesi, come racconta Stefano Stampa il figlio avuto con il primo marito, si pensò al progredire di un tumore e solo quando il medico curante le si avvicinò per darle gli ultimi conforti si trovò di fronte alla nascita di due gemellini. Mi sia perdonata questa rivelazione dovuta a Natalia Ginzburg autrice del libro “La famiglia Manzoni” vera sceneggiatura di un film sul grande patrono della nostra lingua.


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