Torna il dettato in classe
In Francia, ma servirebbe anche qui

SCUOLA - L'esempio del cartello esposto al Colosseo per la chiusura che ha fatto tanto discutere: "Fino alle 11 pm"

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Un dettato

Un dettato di tempi passati

di Donatella Donati

La notizia più interessante che giunge in questi giorni dalla Francia è che la signora ministro dell’Educazione ha introdotto nella scuola elementare l’uso obbligatorio del dettato. Una statistica accurata ha dimostrato negli ultimi cinque anni un calo del 10% rispetto al passato della competenza della lingua scritta degli studenti francesi e il dettato sembra la medicina più adatta per curare una tale manchevolezza. La presenza di accenti obbligatori specialmente nella vocale “e” e di pronunce particolari della doppia “L” e dei dittonghi hanno determinato nel corso degli anni per il disinteresse alla scrittura corretta e l’uso sempre più massiccio del parlato una carenza inaccettabile della scrittura. Una cosa analoga può dirsi anche per quanto riguarda la lingua italiana dove non ci sono tranelli di particolare rilievo ma dove i raddoppi, l’uso del “ch”, le elisioni confuse con i troncamenti generano una grande quantità di errori nei compiti scritti degli studenti. La sciatteria nella ricerca delle parole adeguate la confusione tra proposizioni principali e secondarie le mancate concordanze con il verbo e il suo essere plurale o singolare rendono spesso molto difficile l’identificazione del pensiero di chi scrive. Nei concorsi in cui non basta segnalare con una “x” la risposta giusta ma bisogna anche articolare il proprio pensiero i correttori rilevano non solo mancanze di carattere logico ma anche di carattere ortografico che condannano il concorrente molto spesso all’eliminazione dalla gara. L’indifferenza poi per la chiarezza del significato giunge a livelli inaccettabili.

Il cartello al Colosseo

Il cartello al Colosseo

Chi ha redatto il cartello che annunciava lo sciopero del personale del Colosseo nell’indicare l’ora della riapertura ha confuso il pomeriggio con il mattino scrivendo 11 p.m. anziché 11 a.m. e questo non è frutto di sbadataggine ma di ignoranza della comunicazione abbreviata in uso in tutto il mondo. Chi ha scritto il cartello dovrebbero essere declassato. Sulla competenza odierna dei parlanti ci sarebbe molto da osservare. Nel linguaggio della politica e dell’economia si usano ormai frasi fatte avvalorate dall’uso e di facile comprensione data l’estrema povertà delle parole usate ma nel mondo della cultura e dell’arte le parole hanno ancora una loro valenza e un loro ruolo e chi più ne conosce ha sicuramente più potere come osservava Don Milani. Studenti come quello che è arrivato ad affermare che Attila era siciliano perché nel libro si dice “che i suoi tratti denunciavano l’origine etnica”; o quello che diceva con sicurezza che nelle tombe egizie ci sono delle credenze, perché nel libro è scritto che gli egiziani “avevano la credenza”, dimostrano quanto superficiale è la lettura che fanno dei libri e quanto abissale è la loro ignoranza. Ben venga perciò anche in Italia una maggior attenzione alla lingua scritta. Inoltre la trasposizione in inglese come tra poco si richiederà in tutti gli ordini di scuola potrà avvenire con più facilità se la base italiana è chiara. Tutto questo non significa guerra ai tablet, il tablet è di grande utilità per la notizia immediata e subito dimenticata ma a consolidarla e renderla duratura nel tempo ci vuole il libro.         


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