Aiuti alla Turchia non temendo la guerra
Parte un 36enne civitanovese
SOLIDARIETA' - Andrea Rosati, del collettivo Jolly Rogers e dell'associazione Rosa dei Venti, dal 12 al 17 settembre sarà nelle zone minacciate dall'Isis per portare farmaci. Seguirà le orme del suo conterraneo David Bastioli
di Laura Boccanera
Una carovana per Suruc, per portare aiuti e farmaci e per dare visibilità internazionale al dramma curdo al confine fra Turchia e Siria. Dall’Italia parte una missione, un corridoio umanitario di oltre 100 volontari e attivisti e fra loro anche 4 parlamentari. A rappresentare Civitanova c’è anche il 36enne Andrea Rosati, del collettivo Jolly Rogers e dell’associazione Rosa dei Venti che dal 12 al 17 settembre sarà nelle zone di guerra per portare conforto e aiuti umanitari, tra cui 4mila euro di farmaci raccolti grazie alla colletta del Rojava Calling. Qualche tempo fa il suo collega David Bastioli fece la stessa esperienza (leggi l’articolo) e questa volta anche il 36enne civitanovese parte per la Turchia. «C’è rabbia e consapevolezza – dice – non ho paura, è un dovere andare là e portare i nostri corpi e il nostro aiuto. Quello che succede al popolo curdo ci riguarda perchè attualmente sono l’unica opposizione all’Isis. Siamo in contatto con l’Hdp, il partito di opposizione e andremo come osservatori internazionali». Per Rosati si tratta della prima esperienza di questo tipo, con lui anche un cordone umanitario di uomini e donne da tutta Europa che si ritroveranno al confine con la Siria per commemorare un anno dall’attacco a Kobane. La settimana prevede la visita al campo profughi e la commemorazione per i fatti di luglio, quando un kamikaze dell’Isis si è fatto esplodere davanti al centro culturale Amara a Suruc. «Ringrazio David Bastioli per il lavoro fatto con Rojava Calling e anche il mio datore di lavoro che sensibile alla causa mi ha consentito di assentarmi seppur in periodo di produzione».


non sapete piu che fare vero??perche non aiutate i senza tetto invece di andare a fare i belli in giro…
Intorno agli anni ’60 del secolo scorso la gioventù era impegnata in lotte sociali e per il Terzo Mondo. Molti giovani andavano volontari per aiutare quelle popolazioni alla fame. All’epoca i Curdi erano in guerra di guerriglia con la Turchia. Volevo andare dal vecchio Barzani. Il contatto era un vescovo maronita. La cosa era, però, troppo complessa. Pensai allora all’Angola, al Fronte contro i Portoghesi. Finii invece in Congo nel 1966 per i lebbrosi. Viveva ancora Raoul Follereau e ne eravamo affascinati. Laggiù conobbi la vicenda dei Simba, i “patrioti” dell’Unità, che erano una banda di assassini cannibali. Sapevo di Tullio Moneta di Macerata che combatteva con i mercenari a Stanleyville. Sarei andato da lui, per poi passare nel Sud Sudan a dare una mano a quei guerriglieri riprendendo la ,loro lotta con foto e filmati. Non riuscii ad andare. Ci andai nel 1970. Ormai facevo parte del Fronte di liberazione del Sud Sudan e mandavamo un sacco di aiuti da piazza Strambi di Macerata. Nell’ostilità della Sinistra, filoaraba, dato che il Sud Sudan combatteva contro il Nord Sudan arabo. Ma eravamo giovani allora, si facevano lotte politiche ideologiche. A Macerata c’erano solo 18 eroinomani. Oggi, i giovani sono stati distrutti dall’alcol e dalle droghe. Così non infastidiscono i manovratori del potere. Però, c’è sempre qualcuno che non vuole farsi omologare e si batte, qui e altrove. Il giovane Andrea Rosati va dai Curdi, ad aiutare. Già c’è stato David Bastioli. Ne parlavo alcuni giorni fa con il maggiore Tullio Moneta, molto esperto di Medio Oriente. I Curdi sanno combattere. Gli dicevo che se avessi avuto trent’anni sarei andato giù a dare una mano. Il kalashnikov è un’ottima arma che non si inceppa mai. Nel mio gruppo un guerrigliero ne aveva uno catturato ai Simba, con un solo caricatore con 30 colpi. Gli altri avevano vecchie armi inglesi, lance, archi e frecce. Se avessi avuto l’organizzazione dei gruppi italiani di allora, magari una ventina di volontari italiani disposti a combattere con i Curdi ci sarebbero stati. Se vogliamo salvarci il culo qui, occorre andare a fermarli laggiù. Non con le preghiere, ma con pallottole da 700 metri al secondo. Non dall’aria, ma sul terreno. Abbiamo, purtroppo, politici prudenti, così prudenti che hanno lasciato in mano agli Indiani i nostri due marò. Non vanno neanche in Libia a distruggere i barconi degli scafisti con dei lagunari, o altro, partendo dalle basi del governo di Tobruk. Invece, i politici vogliono perdere tempo cercando di mettere d’accordo le varie parti in lotta. Né mandano in Siria reparti di specialisti a combattere l’Isis sul terreno. Forse incontrerai addestratori italiani tra i Curdi. Per intanto, grazie a Dio, ci sono già i Russi a combattere per salvare la Cristianità, come i vecchi Crociati, mentre i nostri politicanti aspettano l’input di Obama, che ha creato tutto il casino.
Caro Andrea, va’, porta gli aiuti, e tieni alto il nome dell’Italia e degli Italiani. Naturalmente, ci sarà chi criticherà, non capirà, oppure darà giudizi seduto comodamente in poltrona. La Sinistra parolaia della mia epoca inneggiava a Mao, Che Guevara e Ho Ci Min, rimanendo a casa in poltrona. Ma avrai sempre un 50 per cento degli Italiani che è dalla tua parte, perché vede il pericolo islamista..
In bocca al lupo.
Gesto encomiabile e degno di rispetto.
Sottoscrivo i post di Rapanelli e Bonci, aggiungendo che, Obama, il santo, premio nobel per la Pace, dopo aver creato o, non impedito che si creassero, questi gineprai, armato gli embrioni del futuro Isis in versione anti Assad, ultimamente si è poi superato non concedendo ai valorosi combattenti curdi, donne comprese, di ricevere le armi pesanti neccessarie alla lotta.
rosati, o CM, non so, dimentica che i curdi non sono l’unica opposizione a isis. c’è, anche ed ancora, l’esercito di quello che rimane di uno stato, florido, libero, democratico, glorioso e sovrano, che si chiama Siria.