Monaci buddisti sui Monti Sibillini

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I monaci ospiti al rifugio della Sibilla. Da sinistra: Karma Sangey (dottore), Geshi Tenzin (Lama), Tenzin Lugtan e Tenzin Wangdue (monaci novizi)

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di Sara Santacchi

La suggestione dei monaci buddisti in preghiera sui monti Sibillini, sulla cima del monte Sibilla non è stata la scena di un film, ma un’immagine alla quale hanno potuto assistere in pochi nel rifugio a mille e 540 metri di altitudine. Angelo Tuccini, gestore del rifugio, insieme a Walter Mendicino, curatore dell’incontro, ha organizzato l’evento di dieci giorni che ha portato i monaci sui nostri monti. “Abbiamo deciso di regalare a chi era interessato o solamente curioso uno squarcio della cultura buddista partendo dalla Puja ( un termine che genericamente indica un atto di adorazione verso una particolare forma della divinità), fino alla realizzazione del Mandala (una sorta di viaggio iniziatico che permette di crescere interiormente.)”.  Il punto centrale dei dieci giorni è stata proprio la realizzazione del Mandala per la pace con l’impegno costante e meticoloso dei monaci tibetani. Dal monastero indiano di Garden Jangtse Tsawa Khangtsen, nella regione di Bangalore, che ospita più di 200 monaci buddisti, al rifugio della Sibilla considerato un monastero a tutti gli effetti. Il rifugio dopo la Puja (preghiera) iniziale è divenuto, secondo la cultura buddista, un piccolo monastero, dove i monaci hanno potuto svolgere le loro funzioni abituali di preghiera, cucina, e visite secondo la tradizione tibetana. Con un rito particolare, suggestivo ed emozionante sabato i monaci hanno distrutto il Mandala dopo la Puja, che rappresenta tutte le cose materiali sono caduche e vacue. Una sorta di sinergia non casuale quella che rimanda anche alle tante leggende nate intorno alla Sibilla. Una dedica è stata riservata al nostro territorio e agli abitanti di questi luoghi, dai monaci dopo la salita sul monte Zampa. Emozionante l’incontro dei monaci buddisti con quelli del monastero dell’Ambro. L’intero evento è stato appoggiato dall’istituto Samantabhadra di Roma che cura la parte logistica e gli spostamenti dei monaci. I nomi dei monaci: Geshi Tenzin (Lama); Karma Sangey (dottore ); Tenzin wangdue, e Tenzin Lungtan (monaci).

(Foto di Walter Mendicino, vietata la riproduzione)

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