Futura saluta i suoi 16mila spettatori
e lancia il 2016 con Vita Nova
CIVITANOVA - Serata conclusiva con la magia di Napoli e i racconti cantati di Peppe Barra e Matteo Garrone, il visionario timido del cinema italiano. Così il festival diventa grande e si prepara per una nuova edizione
di Laura Boccanera
Dopo “Todo cambia” sarà “Vita nova” il tema dell’edizione 2016 di Futura. Mandata in archivio la terza edizione, quella della maturità, come l’hanno definita gli organizzatori, il festival civitanovese svela alcune anticipazioni per il prossimo anno, dai titoli alle tematiche. Futura ha chiuso ieri sera con il regista Matteo Garrone le due settimane di appuntamenti ed incontri. Superiori a 16mila le presenze secondo gli organizzatori, con una media di 2 mila spettatori a serata per i 10 giorni di festival. Ieri sera piazza della Libertà ha accolto prima il regista di Gomorra e di Il Racconto dei racconti e poi la grinta e la sfrontatezza di Peppe Barra, continuando con un fil rouge la saga dei racconti di Basile, cantati come novelle da Barra in dialetto e accompagnate a classici della musica napoletana Tammurriata nera su tutte, ma anche sperimentazioni ardite come la versione napoletana di “No women no cry” diventata “Non chiagnere chiù”.
Soddisfazione questa mattina nel resoconto stilato dagli organizzatori in particolare dal direttore artistico Gino Troli che ha anche anticipato alcune importanti novità: «Abbiamo visto che la sezione scientifica è molto apprezzata e a grande richiesta insisteremo su quella nella prossima edizione. In una fascia oraria non facile come il pomeriggio alle 17,30 abbiamo notato un pubblico attento e costante. In tre anni abbiamo cercato di riuscire nel compito che ci era stato affidato di creare un festival identitario tanto che dagli input emersi in questa edizione abbiamo potuto anche già formulare i temi del prossimo anno». Prendendo in prestito l’opera dantesca con Vita Nova il festival si rivolgerà al futuro appena nato, quindi largo spazio ai giovani e ai temi del mondo giovanile, più spazio a relatrici donne e in occasione dei 450 anni dalla morte di Annibal Caro un incontro dedicato al futuro della traduzione e sulla scia delle celebrazioni anche un omaggio alla prima regia teatrale di Luca Ronconi tenuto a battesimo proprio a Civitanova con “Gli straccioni” nel 1966.
Da Grossman a Erri De Luca, da Piergiorgio Odifreddi a Eugenio Coccia, Michele Mirabella, Luciano Canfora, ma anche tanti laboratori sempre pieni per chimica, fisica e matematica e l’iniziativa apprezzatissima della traduzione nella lingua dei segni e sottotitoli con re speaking. «Emozionante la partecipazione della città, dei ragazzi, delle scuole – dichiara il sindaco Tommaso Corvatta – che sono stati veri attori del Festival». «Il pubblico di Futura è un pubblico che non vaga, viene appositamente per ascoltare, motivato anche in incontri di altissimo livello – spiega la presidente dei TdC Rosetta Martellini – e si è distinta anche per il suo impegno verso l’abbattimento delle barriere comunicative. Grazie al sostegno dell’Asp Paolo Ricci e in collaborazione con l’Assessorato ai Servizi Sociali, con l’Uici Marche e Macerata (Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti) e l’associazione Anios Marche (Associazione Nazionale Interpreti Lingua dei Segni), che ha curato il servizio Lis, sono stati messi in programma sette incontri, predisposti con la lingua dei segni italiana con due interpreti e con il servizio di sottotitolazione simultanea».
Un servizio che è stato talmente apprezzato da ricevere i complimenti dalla Lega del Filo d’Oro che ha partecipato agli appuntamenti dell’ultimo fine settimana. Il festival chiude così una maratona di 120 eventi con quasi 70 ospiti e dal costo complessivo di 160mila euro (tra fondi pubblici e privati), e circa 90 collaboratori al lavoro full time per le due settimane.






Bum bum bum! Fuochi d’artificio anticipati in Comune, rispetto a quelli di Ferragosto, sulle cifre di Futura. Addiritura 16000 presenze, 2000 a serata, rilevate solo dagli organizzatori. Chi ha partecipato ha notato le sedie in piazza, tutteoccupate solo in alcune occasioni, le vie della Città Alta semivuote, i negozi chiusi. E ci è andata bene: per la prima edizione di Futura, ricordo, si inventarono le 13000 presenze in piazza XX Settembre per il concerto degli Stadio, quando lo spazio ne può contenere 4-5000 al massimo. Ma si fa tutto per mantenere in piedi un festival, già ridimensionato nella durata, che passa di flop in flop, non ha seguito e non produce un ritorno economico apprezzabile. In una reatà desolata come Civitanova Alta, che ha perso il Tribunale, dove non esiste nemmeno un’edicola in piazza. Solo a Civitanova, con un’assessore alla cultura che in un triennio ha dimostrato la sua pochezza, è consentito al direttore artistico Troli di proporre un festival simile. Viene in città in estate con alcuni amici, trova sul piatto alcune centinaia di migliaia di euro (in questo caso il dato è sottostimato per non spaventare i civitanovesi contribuenti) e realizza un festival non discusso con nessuno. A poco valgono le sporadiche collaborazioni con le scuole (vedi la media Ungaretti), occorre invece un lavoro sistematico di ascolto e accettazione delle proposte, ma la presunzione di taluni personaggi non lo consente. Un festival, quindi, organizzato in fretta e furia, senza il tempo di pubblicizzarlo, con i risultati che sappiamo. Il programma definitivo è stato presentato due giorni prima dell’inizio, ed è andata bene, nella prima edizione fu reso noto il giorno stesso! Risultato, la disponibilità degli studiosi non bene verificata e le conseguenti defezioni. Quest’anno tre forfait pesanti come macigni: Giorello, Vattimo e Boncinelli, promotore del festival della Scienza di Foligno, con cui Futura è gemellato. Si sono incrinati i rapporti? Defezioni su cui si è sorvolato negli omertosi resoconti del festival e nel bilancio conclusivo, ma che fanno allontanare i residui spettatori da Futura. Il record di assenze, occorrevano le dita due mani per contarle, appartiene alla prima edizione. Una sera andai ad ascoltare una lezione di geopolitica dell’amico Caracciolo e trovai invece uno storico che parlava di tutt’altro. Occorre un festival che si gemelli con Civitanova prima di tutto e sia collegato al suo territorio. Non è sufficiente celebrare fuggevolmente qualche suo figlio illustre. Il prossimo anno ricorrerà il 450° anniversario della morte di Annibal Caro. Non creda l’assessore Silenzi di liberarsi la coscienza delegando Futura, occorreranno un comitato scientifico e un calendario di celebrazioni di rilevo nazionale. A tale proposito l’assessore è avvertito, sarà marcato stretto, e ogni sua manchevolezza rispetto alla memoria del traduttore dell’Eneide, bollata a dovere.