Mancano i condizionatori
Riabilitazione a 35 gradi
TREIA - Un gruppo di fisioterapisti dell'ospedale si lamenta del caldo asfissiante in palestra: "Il palazzo è storico, la Sovrintendenza non permette interventi. Abbiamo solo piccoli apparecchi mobili donati da privati"
di Marco Ribechi
Ginnastica riabilitativa nel caldo asfissiante. Succede all’ospedale di Treia, struttura eccellente più volte lodata dai pazienti per la qualità dei servizi (leggi l’articolo), che però in questi giorni di caldo estremo non riesce a fornire adeguato servizio di climatizzazione ai suoi reparti. A mettere in evidenza il problema un gruppo di fisioterapisti della stessa struttura, stremati dalle condizioni al limite che ogni giorno sono costretti a sopportare. «La situazione è critica nelle due palestre di riabilitazione del primo piano e nei corridoi dove si sono toccate temperature di circa 35 gradi – dice il portavoce dei fisioterapisti – Per legge dobbiamo lavorare massimo a 28 gradi, diventa molto faticoso fare gli esercizi riabilitativi in un clima così afoso e caldo, soprattutto per i pazienti di lungodegenza che passano da un piano refrigerato dove sono ospedalizzati, ad uno caldissimo dove fanno la terapia. Ma anche per i pazienti esterni è un problema perché devono attendere nei corridoi che sono al limite della sopportazione».
Il problema sarebbe causato dal fatto che il palazzo è un bene storico e per questo non ci sarebbero i permessi per installare un sistema di aria condizionata: «Da tre anni siamo in attesa di questi permessi – continua il portavoce – per noi è dura lavorare in queste condizioni. Al momento ci arrangiamo con dei condizionatori mobili che ci sono stati donati dal patron della Lube Luciano Sileoni, ma sono soluzioni che non possono essere definitive e soprattutto non soddisfano tutta la struttura. Da qualche giorno la palestra è refrigerata, ma se avremo la necessita di usare anche la seconda sala riabilitativa il problema si riproporrà. Inoltre sembra assurdo che una struttura pubblica ospedaliera debba risolvere i suoi problemi grazie alla generosità di aziende private, crediamo che un clima sopportabile sia necessario in strutture ospedaliere a prescindere dalle donazioni. Per usare quello che abbiamo in palestra, tra l’altro, dobbiamo lasciare la finestra aperta visto che non possiamo neanche fare un buco nella finestra».

