Il ricordo di Dante Cecchi,
tra poesie visive e racconti di scuola
TRIBUTO - Mario Monachesi e l'associazione degli ex studenti del liceo Filelfo di Tolentino rendono omaggio al professore, il politico, l'uomo amato per la sua cultura e umanità
E’ prerogativa dei grandi che se ne vanno lasciare nella memoria di chi resta delle tracce profonde e preziose. In questi giorni la provincia piange la scomparsa del professor Dante Cecchi, uomo di cultura amato da tutti per la sua umanità. La cerimonia funebre celebrata ieri (leggi l’articolo) lascia lo spazio ai ricordi di chi lo ha conosciuto, tra i banchi di scuola o semplicemente nella vita. Due esempi di queste testimonianze li offrono Mario Monachesi impiegato comunale di Macerata e poeta visivo e Paolo Paoloni dell’associazione degli ex studenti del Liceo classico “F. Filelfo” di Tolentino. Con un “collage lirico” Monachesi ha voluto esaltare l’uomo, il politico, l’appassionato di tradizioni e dialetto. Con qualche riga Paoloni, a nome dell’associazione degli ex studenti – ha invece restituito una foto nitida del professore che negli anni della contestazione studentesca resse le sorti del liceo tolentinate.
«Si sapeva da tempo che non era in buona salute. Eppure la notizia della sua scomparsa ci ha non poco rattristati – così il ricordo degli ex studenti- mentre la memoria riandava indietro nel tempo ai dieci anni di presidenza del nostro istituto (1969-1979) da parte del professor Dante Cecchi. Erano gli anni Settanta del secolo scorso: gli anni della contestazione che dalle grandi città si irradiava anche nei piccoli comuni dell’Italia alle prese con la prima grave crisi economica dai tempi della fine della seconda guerra mondiale.
«Assemblee di istituto infuocate, dibattiti ideologici, scontri tra diverse visioni politiche di un mondo che stava cambiando velocemente – continua la testimonianza – Il varo dei decreti delegati della scuola fu una ventata di democratica e sentita partecipazione alla vita interna dei singoli istituti da parte degli studenti e dei loro genitori. Il professor Cecchi, che divideva il suo tempo tra gli incarichi politici, i suoi studi universitari e la direzione dell’istituto ha saputo reggere le sorti di una piccola realtà come il liceo tolentinate con i tratti della sua bonarietà, della sua signorilità e, soprattutto, con la sua sconfinata cultura che affiorava magari durante una supplenza di un docente in malattia o anche solo in una semplice conversazione quando, nelle mattinate del martedì e del giovedì, prima di recarsi in presidenza, si intratteneva più a lungo nell’atrio della scuola salutando i docenti, il personale amministrativo e parlando con gli studenti di quel liceo che, anche per le sue ridotte dimensioni, se non era proprio una famiglia, poco ci mancava. Addio Dante Cecchi, sit tibi terra levis».

