Il Sabato del Villaggio con la Raci
Il ritorno degli asinelli in piazza ‘granne’
Sabato l’anteprima, senza precedenti, della rassegna agricola nel centro storico di Macerata. Con mostra di animali da cortili, specialità agroalimentari e sport. Una partnership tra Provincia e Macerata. Carancini: “Nozze a lungo inseguite”. Pettinari: “Faremo conoscere il nostro territorio attraverso le sue eccellenze”
di Maurizio Verdenelli
“Così tanti asinelli in giro per il centro storico di Macerata non si vedranno più, dopo sabato, c’è da giurarci…” azzarda a sprezzo d’ogni ragionevole rischio, l’assessore all’Agricoltura, Giovanni Battista Torresi osservato un po’ in tralice dai correlatori e dal discreto gruppo di cronisti, fotografi e cameramen. Che questa mattina hanno partecipato con lui alla presentazione dell’anteprima maceratese della Raci, nella ‘Sala Giovannetti’ all’ultimo piano di Palazzo degli Studi. Da dove si domina uno spettacolo stupendo della città, con la torre civica che pare si possa toccare con mano. Un panorama ammirato a lungo dal sindaco Carancini, che nell’introdurre il ‘perchè’ di una manifestazione per la prima volta ospitata nel ‘salotto buono’ del capoluogo, ricorre a sorpresa a motivazioni da seduttore. “Abbiamo a lungo corteggiato la rassegna agricola, in modo appassionato perché questo legame con il nostro centro storico fosse alla fine stretto. Alla fine abbiamo visto i nostri tentativi coronati da un successo al di là delle attese”. Gli ‘sponsali’, testimoni virtuali l’assessore comunale Enzo Valentini e la dirigente della Provincia, Enrica Bonvecchi, si consumeranno nello spazio di cinque ore: dalle 15 alle 20 per vie, piazze e porticati. E sarebbe il caso cominciare a pensare a restituire, dopo Magi e Cancelli, ad un angolo storico e pieno di tradizione il suo antico nome di piazzetta delle erbe (ora Largo Donatori di sangue) laddove si consumava il mercoledì il rito dell’ingresso della campagna in città. Epicentro della ‘festa campestre’ sarà piazza Battisti con gli asinelli. Non è piazza ‘granne’, d’accordo, comunque sempre centralissima per questi testimonial e mascotte della Raci, adorati dai bambini. Che tuttavia li potranno cavalcare a spasso per la città. Agorà della festa sarà pure Galleria Scipione, trasformata in unico ‘pollaio’. “Ospitando – annunciano Torresi e la Bonvecchi – la mostra dei colombotti e di altri animali da corte tipici delle nostre campagne”. Poi, dappertutto, gli stand di espositori esclusivamente della filiera agroalimentare del territorio. “A decretare il trionfo del ciauscolo tradizionale maceratese –dichiara il presidente della Provincia, Antonio Pettinari- ecco la presentazione ‘pubblica’ di un prodotto ‘nostro’ che sta progredendo velocemente sulla strada del riconoscimento della Dop (leggi l’articolo). Naturalmente non mancherà tutto il resto a cominciare dai nostri inimitabili formaggi, sullo scenario di un territorio unico per bellezza e molteplicità.
Con questa anteprima che è pure un passaggio di consegne ai comuni da parte della Provincia della rassegna agricola del Centro Italia, intendiamo aprire virtualmente ma pure concretamente attraverso le gustose eccellenze gastronomiche, questo scenario non sempre ben conosciuto. Ed aspettiamo tutti a Villa Potenza dall’8 al 10 maggio per la 31. Raci, via marchigiana all’Expo”. In tanto ‘matrimonio’ ci sarà anche spazio per una ‘benedizione’ e il brindisi. Naturalmente sotto la torre, alle 18 in punto quando ripartirà il secondo carosello quotidiano dei ‘Magi’. “Stapperemo una bottiglia di verdicchio di Matelica” propone Pettinari a Romano Carancini incassando tuttavia un ‘sì’ con riserva: “di solito non bevo” fa asciutto, l’avvocato. Ci sarà spazio anche per ‘quattro passi’ -aggiunge lo sportivissimo Torresi che non dimentica mai le scarpe da tennis. “In piazza Vittorio Veneto l’attenzione sarà per il Nordic Walking”. L’assessore azzarda ancora: “Certo sarebbe stato bello, così come per la festa della befana, una prova di alpinismo risalendo la Torre civica…adesso però non è il caso”. Lo sguardo dei correlatori si è fatto a quel punto più tagliente: con i santi e i Magi non si può scherzare, soprattutto adesso come noto. Infine un’avvertenza: “Centro Raci vuol essere una festa soprattutto per bambini e famiglie e non un vulnus, una lesione alla sacralità del centro storico”. A ferirlo peraltro ci pensa da alcuni anni, fino all’alba, la movida scatenata, del mercoledì e del giovedì. Anche se il ‘salotto cd buono’ tenta di ‘rimettersi’ l’abito della festa con il ‘ritorno’ di Magi e Cancelli. Questi ultimi segnavano il limen tra la città e la campagna. Che dopodomani farà di nuovo il suo ingresso per corsi, vie e logge: il Sabato del Villaggio.





Idea simpatica e intenzioni apprezzabili ma l’agricoltura e’ forse divenuta uno spettacolo viaggiante che dalla campagna si trasferisce in centro storico per stupire bambini e famigliole tra ciauscoli e formaggi?
Evviva, evviva
Il candidato, in capagna elettorale permamente da almeno 2 anni, continua a stupirci con effetti speciali…
Evviva, evviva
Chissà, in questo mese di maggio, quante altre mirabolanti iniziative (a spese della collettività, of course) verranno realizzate per le elezioni…
Evviva, evviva
Ora ci stupiranno con la promessa della piscina a Fontescodella e scommettiamo che si farà fotografare con le auto d’epoca, e in ogni altra occasione, possibile ed immaginabile???
Inutile chiedere in pieno clima elettorale ai due candidati, uno alla regione l’altro al comune, perché portare una rassegna agricola in pieno centro storico e non farla invece ai Giardini Diaz, non solo perchè logisticamente più adatti, pianeggianti e in mezzo al verde , ma anche storicamente, per quel riferimento della Raci come via all’Expo. Spero sapranno, infatti, i due amministratori , che – come ha ben ricordato il giornalista , I Cancelli segnavano il limen tra la città e la campagna- gli attuali Giardini Diaz nascono nel 1905 come lascito di quell’evento unico sul piano locale e nazionale, che fu l’Esposizione Regionale Marchigiana tenutasi in quell’anno a Macerata. Poichè,appunto, fino ad allora l’area cittadina terminava con le mura di Viale Puccinotti, quella limitrofa era zona rurale , destinata a Foro Boario e Galoppatoio nel 1887. Quando nel 1905, con ampia larghezza di vedute, gli amministratori organizzarono l’Esposizione Regionale Marchigiana, proprio lì, da quell’area rurale, iniziò una nuova storia per Macerata – nuova perdavvero- .
Fu lì infatti che l’Ing. Cantalamessa progettò e realizzò Il Padiglione delle Feste – dove ora sorge La Rotonda – per dare nuovo impulso urbano alla città – e fu allora, che i maceratesi scoprirono i giardini pubblici, quando per quell’occasione vennero illuminati a giorno con grosse lampade a gas, e di conseguenza, il Foro Boario trasferito in altra zona rurale.
A parte questo ancoraggio al passato non da poco , tale da incoronare i giardini come sede ospite della Raci a due passi dal centro, sarebbe interessante sentire la risposta che dà il sindaco se uno gli chiedesse” perchè parla di riqualificazione dell’area dei Giardini Diaz, e poi quando si presenta l’occasione va a ricadere sempre a fare spettacolo sullo stesso palcoscenico: il centro storico.?
p.s. Tanto per puntualizzare. Il ritorno degli asinelli in piazza granne non avviene a distanza di decenni come si vuol far credere, ma di 5 anni da quell’8 dicembre 2010, quando all’interno di Macèraunavolta, nella giornata dedicata alle famiglie, ai bambini, alle carrozze, e ispirata alle fiabe di Cuore e Pinocchio, sotto la loggia dei mercanti allestii un’area con gli asinelli che i bambini poterono avvicinare e cavalcare.
Amen.
Sennò perché la campagna elettorale si chiamerebbe campagna anche in città?
Se non ricordo male, già lo statuto comunale del 1342, al capitolo 70, stabiliva che era “vietato cavalcare l’asino per la città….”. Tra l’altro, nell’anno precedente (1341) vi fu a Macerata una violenta sollevazione popolare che pose bruscamente fine alla lunga “Signoria” della potente famiglia dei MULUCCI, che come stemma aveva proprio un mulo rampante (stemma ancora visibile presso la Mozzi Borgetti).
Poi credo verso la metà del ‘400 ci fu la prima isola pedonale: vietato transitare con carri trainati da bestiame dentro le mura.
Poi ancora nello statuto del 1431 capitolo 116: “vietato far pascolare liberamente maiali in città, ad eccezione di due da tenersi per S. Antonio di Piazza e S. Antonio al Mercato”.
Allora eravamo veramente una città moderna e civile!
.
Rom’antich’e mmoderna
Rom’antich’e mmoderna! E a li libbrari
cqua jj’è lléscito un libbro de sto nome?
Eh ccamminate via, bbestie da some,
pe nnun dàvve er diproma de somari.
Rom’antich’e mmoderna! Propio cari!
Ma in che ccervello ha da sartà! mma ccome!
drent’ar monno sce só ddunque du’ Rome?!
Oh ddatela pe ggionta a li lunari.
Rom’antich’e mmoderna! oh cquest’è bbella!
Mó adesso Roma s’è ffatt’un’amica!
Ma ss’una è cquesta cqua, l’antra indov’ella?
Bbravi! Roma moderna, e Rrom’antica!
Sarebbe com’a ddí: «Vostra sorella
lo pijja ne la freggna e nne la fica».