La rivolta di Civitanova
“Ridateci il porto”

LA PROTESTA - Centinaia le persone che hanno partecipato alla manifestazione contro la chiusura del molo, luogo storico della città. La marcia dei campanelli chiede giustizia e il ripristino dell'accessibilità. Striscioni contro il Comune

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(In alto la galleria fotografica)

Manifestazione civitanova molo di Marco Ribechi (1)di Marco Ribechi

Civitanova non ci sta, rivuole il suo porto. Un’intera città si schiera contro la chiusura del molo e chiede a gran voce la restituzione dell’area all’attività storica che da sempre la caratterizza: la pesca. La protesta dei campanelli è iniziata nel pomeriggio. Centinaia di persone hanno marciato gridando “Vergogna” e agitando i classici sonagli tanto conosciuti da chi vive il mare. Nessuno si aspettava una partecipazione così nutrita alla manifestazione promossa dall’associazione di pesca sportiva Asdp Golden Fish e dai titolari del negozio di pesca Verdeazzurro Franco Sollini e Massimo Fontana per chiedere la riapertura del molo, luogo da sempre frequentatissimo dai civitanovesi e abbandonato al degrado in seguito all’ordinanza che ne ha chiuso l’accesso per motivi di sicurezza (leggi l’articolo).

Manifestazione civitanova molo di Marco Ribechi (7)

Il palazzo della capitaneria di porto, bersaglio delle proteste

La rabbia è rivolta alla Capitaneria di porto che con un decreto avrebbe vietato repentinamente di salire e sedersi sugli scogli, generando dapprima la furia dei pescatori e in seguito lo sdegno di molti cittadini che sono soliti recarsi al molo per mangiare un gelato, sedersi e scattare qualche foto. Un angolo romantico teatro di tanti primi baci. «Questo è un luogo di storia e tradizione – ha spiegato Aldo, pescatore di 72 anni – Da piccoli ci tuffavamo, saltavamo da uno scoglio all’altro e raccoglievamo i paguri. Non ricordo incidenti particolarmente gravi. Questo è il cuore della città, ne siamo stati espropriati ma ci appartiene perché i lavori li fanno con soldi pubblici, sono delle leggi inique fatte senza buon senso». Ma il corteo è iniziato molto prima del molo, oltre la piazza, proprio sotto il palazzo comunale che a detta dei pescatori non avrebbe fatto nulla per intercedere con la Capitaneria.

Manifestazione civitanova molo di Marco Ribechi (37)

Un cartellone di protesta contro il comune

«Il comandante Michele Grottoli aveva chiesto un incontro con noi e l’amministrazione – ha detto Franco Sollini, promotore della manifestazione – Nessuno del Comune si è presentato. Sapevamo che doveva venire Silenzi e Poeta ma nessuno si è fatto vivo. Avrebbero potuto sostenerci, aiutare il dialogo e aprire dei canali ma avranno avuto altro da fare che ascoltare i cittadini». Così il corteo si è snodato dalla piazza fino alla Capitaneria di porto accogliendo garibaldinamente sempre più persone strada facendo, ingrandendo le sue fila anche con chi non era interessato alla pesca ma desiderava lo stesso poter vivere lo spazio più bello della città. Giunti al palazzo della capitaneria i “Vergogna” sono stati sostituiti da 3 minuti di silenzio “Perché è morto il buon senso” urlava la folla. «Una volta il porto era sempre pieno di persone, tutti quelli che escono passano qui per guardare le luci della città, magari scambiarsi un bacio con la persona amata oppure per guardare i pescatori – ha commentato Massimo Fontana – Ora come recitano gli striscioni il porto è morto, di notte è abbandonato, è un deserto. E’ diventato molto più pericoloso perchè ormai è una zona di degrado, di notte sono solo pericoli e anche per le barche ormeggiate ci sono molti più a rischi».

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Franco Sollini con il suo megafono

Mentre il corteo sfilava Franco Sollini continuava a radunare gente con il suo megafono «Civitanovesi, unitevi a noi. 83 anni di storia cancellati da un’ordinanza. Il molo non è una caserma. Hanno più diritti i gabbiani a fare le feci sugli scogli che noi a sederci». Altri pescatori hanno ricordato come il porto sia un luogo famoso e frequentato addirittura da persone che vengono da fuori regione, ad esempio dall’Umbria, per pescare. «Quello che vogliamo dire – ha continuato Franco Sollini – è che Civitanova perderà tantissimo in turismo. Tutto l’indotto ne soffrirà: bar, pizzerie, alberghi, ristoranti, negozi di pesca, officine per le riparazioni. Non è ammissibile, non ci fermeremo». Tensioni anche per quanto riguarda la concessione dei permessi per entrare in automobile nell’area portuale «Abbiamo pagato per i badge di accesso con l’auto ma il 7 gennaio li hanno revocati – hanno puntualizzato i pescatori Gaetani e Montanari – perché devi togliermi un diritto acquisito? Alcuni sono anche invalidi o portano i parenti qui a respirare un po’ d’aria buona, perchè negare l’accesso? Devono come minimo restituirci i soldi ma poi fa arrabbiare il fatto che sono stati dati a persone che non ne hanno diritto, ma ora non voglio fare nomi».

Manifestazione civitanova molo di Marco Ribechi (70) Tra le canne da pesca e le grida “Scoglio libero” c’è anche chi è semplicemente triste e amareggiato, come Dante, civitanovese di nascita che non può credere ai suoi occhi «M’hanno chiuso il posto più bello, dove venivo per rilassarmi e stare in pace. E’ veramente triste perchè qui è sempre stato pieno di gente, per pescare alle 8 si veniva alle 4 a fare la fila di quanta gente c’era. Le persone che passeggiavano venivano a vedere i pescatori, tutti quelli che si sono sposati in città hanno le foto sulla scogliera. Ora non c’è più niente, solo degrado, sporcizia e mali affari. Questo non è un porto militare, non si caccia così un’intera città non è giusto».

 

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Il campanello da pesca, simbolo della protesta

 

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