“A lui si deve il nuovo ospedale di Camerino”
Festeggiato ad Ussita
l’onorevole Nicola Rinaldi

I cento anni del ‘Grande Vecchio’ nella ‘laudatio’ dell’avvocato Giuseppe De Rosa. Una storia italiana d’amministratore onesto e competente. Affollata l’aula consiliare. Tra gli interventi, quello dell’onorevole Adriano Ciaffi
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i festeggiamenti per l’onorevole Rinaldi al Comune di Ussita

Molti i presenti alla cerimonia. Tra gli altri l'onorevole Adriano Ciaffi

Molti i presenti alla cerimonia. Tra gli altri l’onorevole Adriano Ciaffi

di Maurizio Verdenelli

Ussita si è stretta attorno al suo glorioso centenario: l’onorevole (for ever, anche se alla Camera c’è stato per una legislatura soltanto: dal ’63 al 68) Nicola Rinaldi. Festeggiato per il suo ‘primo’ secolo di vita (leggi l’articolo), questa mattina nell’aula consiliare di quel comune istituito nel 1913 (quasi parallelamente alla sua nascita) che lui ha reso da villaggio poverissimo (eppure patria di tre cardinali, tra questi Pietro Gasparri) all’ombra del Bove, scollegato dal mondo da un torrente senza ponte, al terzo municipio più ricco d’Italia. Un paese ‘svizzero’: un piccolo, grande miracolo marchigiano. Questo, sì, autentico e durevole. “Da quando ho avuto l’età della ragione, e sono 95 anni a questa parte, ho tenuto presente la necessità di collegare il territorio. Così quando nel 1959 ottenni alle elezioni provinciali il più alto numero di preferenze, rinunciai a fare il presidente, un superburocrate dietro la scrivania, accettando solo l’incarico di vice, libero di spaziare e di cercare le soluzioni per questa terra in cerca di sviluppo. E soprattutto, di comunicazioni. In quella occasione ho asfaltato oltre 350 km di strade provinciali, creandone altre, nuove di zecca, per 160 km”. Applausi a scena aperta ed entusiasmo per questo Grande Vecchio che ha attraversato tante generazioni e tanti mondi. Così quando nella Sicilia post guerra ebbe modo di fare, da giovane rilevatore del catasto, l’incontro con don Calogero Vizzini, il boss dei boss della rinascente Mafia a Mori, il ‘Prefetto di ferro’. “Una casa di campagna grandissima, questo signore vestito tutto di bianco, seduto su una poltrona con un gran bicchiere d’acqua e limone. Tutt’intorno il caldo estivo e il sole abbacinante della Sicilia: sembrava la scena di un film”.

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Nicola e Marco Rinaldi, entrambi sindaci di Ussita, l’uno nel passato, l’altro attualmente

Nicola Rinaldi, ‘padrino’ non lo è stato mai. Piuttosto è stato un ‘padre della Dc’, sempre tuttavia ‘uomo contro’, ‘antisistema’. Ad onorare l’on. Rinaldi, insieme con altri cento, stamattina in Comune un altro di questi padri dc, l’on. Adriano Ciaffi. Dopo il saluto della vice sindaco Angela Cancioni, Ciaffi ha avuto parole di alto apprezzamento per un combattente come Rinaldi che voleva risolvere (e lo ha fatto) i problemi della gente, guardando in faccia soprattutto gli ultimi. La ‘laudatio’ è stato dell’avv. Giuseppe De Rosa, direttore del settimanale ‘Orizzonti della Marca’. Al centro dell’intervento il Rinaldi sindaco, presidente della Comunità montana, della Usl e quindi del consorzio di Bonifica. Insomma la grande sfida vinta d’anticipo di colui che è stato un lungimirante amministratore locale. Onesto e competente. Ha detto De Rosa: “Nasce così un periodo fecondo per questo piccolo comune, con costruzioni, impianti sportivi, turismo di massa. È lui stesso, talvolta, però, a riconoscere che tutta questa ricchezza può avere, se non ben gestita, ricadute negative e si fa quindi promotore sin dagli anni Sessanta della nascita del parco per ridistribuire in modo uniforme vantaggi in un più ampio territorio, così come l’esperienza di quello nazionale degli Abruzzi andava dimostrando”. “Abile conoscitore dei meccanismi della finanza pubblica, prevede con cinquant’anni d’anticipo che prima o poi lo Stato farà venir meno le risorse ai comuni e per questo cerca di rendere Ussita autonoma, incentivando soprattutto le centrali idroelettriche, che vendono energia alla rete dell’Enel e approvvigionano a costi accettabili la popolazione. Cura in maniera particolare l’istituto degli usi civici, che ritiene altra privilegiata forma di autonomia delle comunità della montagna. Concorda con chi definisce le antiche proprietà collettive come “un altro modo di possedere”, tanto da fargli affermare che se comunanze e annessi frazionali fossero messi in grado di gestire le risorse del territorio, si potrebbe anche fare a meno dell’istituzione comunale. Negli anni della sua presidenza della comunità montana e della Usl vede lontano Nicola Rinaldi: il nuovo ospedale che Camerino inaugurerà nel 2.000 si deve ai suoi studi preliminari, alle sue progettazioni, all’insistenza con la quale chiede a Regione e ministero l’accantonamento di fondi”.
C’è stato anche per un Rinaldi che ‘non fu’, bloccato da veti invisibili e no, nella Città dei Varano, la superba ‘capitale’ della montagna maceratese. Ha affermato De Rosa: “E se, da camerinese, mi è consentito esprimere un rammarico per ciò che poteva essere e non è stato, e che avrebbe indirizzato in un corso diverso la storia della città e di questa terra (l’altro è la mancata istituzione, all’inizio degli anni Settanta, della facoltà universitaria di medicina) è l’impedimento alla sua candidatura a sindaco di Camerino. Era il 1975: il suo nome, fatto da chi era in posizione di forte minoranza, fu preso in considerazione, ma solo per essere sonoramente bocciato. Avrebbe costituito un’intrusione non consentita nel placido mare della Tranquillità camerinese. Ma io ne ho presenti diversi, di Nicola Rinaldi. Accanto all’amministratore mite e costruttivo c’era anche quello severo, che non si piegava a compromessi (fu così che perse la presidenza della comunità montana) che proprio non riusciva ad andare d’accordo con certi maramaldi che governavano comuni limitrofi con piglio di signorotto, che proprio per la sua lealtà si trovò a doversi difendere in sedi non politiche, per il vero uscendone sempre vittorioso”.
Un ricordo personale, infine: “Nel tardo settembre del 1976 un gruppo di giovani soggiornava in un campo scuola a Frontignano, ospite della sua generosa intraprendenza. Salimmo con la seggiovia al Monte Bove, poi prendemmo la funivia ancora in attività per arrivare alla cima Sud. Al ritorno si alzò un forte vento. La cabina oscillava pericolosamente a picco sulla Val di Bove. Una paziente manovra, durata minuti di paura, ci portò all’altezza di un pilone d’acciaio, dal quale con grande cautela riuscimmo a scendere, lui per ultimo. Poi, come se nulla fosse accaduto, mentre il sole iniziava e declinare, ci fermò tutti e iniziò a parlarci di muschi, ginepri e mufloni”.
Alla fine applausi e la tenerezza mista all’ammirazione per questo Grande Vecchio dal cui esempio e dai tanti sindaci onesti e competenti di vallate e pianure anche di questa terra marchigiana, l’Italia dei disastri dovrà pur prendere una buona volta esempio per svoltare.
Questa la ‘buona novella’ che viene dal villaggio maceratese sperduto tra i monti. E’ stata una bella festa quella intorno all’onorevole ‘antisistema’ celebrata nella sala consiliare con bene in vista il gonfalone comunale, alla quale quasi con pudore e nascondimento ha assistito l’ing. Marco Rinaldi, commosso, il figlio è tornato ad Ussita per mettere anch’egli a disposizione della gente la forte esperienza maturata altrove. Per mantenere, nel nome del padre, il mito e la tradizione di un comune azienda che non ‘spreme’ i propri amministrati per tirare avanti, ma che anzi da’ senza chiedere sacrifici in tempo di crisi, avendola prevista in anticipo. Una bella storia italiana, controcorrente.



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