Concorso per dirigenti regionali, la Cgil: “Sempre stati coerenti”

LA RISPOSTA - Il segretario regionale Pertoldi replica alle perplessità mosse da Daniela Diomedi, consigliere M5S di Ancona in merito alla sollecitazione dei giorni scorsi: "Farebbe bene ad informarsi sulle posizioni assunte sin dall'inizio della vicenda"
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La Cgil regionale e in particolare il segretario Alessandro Pertoldi respinge al mittente le critiche del consigliere del Movimento 5 Stelle Daniela Diomedi in merito alle perplessità espresse sulle sollecitazioni del sindacato per accelerare la stabilizzazione contrattuale dei 13 dirigenti regionali attraverso il concorso, criticato da più parti(leggi l’articolo). “Farebbe bene ad informarsi sulle posizioni assunte sin dall’inizio della vicenda e coerentemente mantenute dalla Cgil Funzione Pubblica” dice Pertoldi che, senza aggiungere altro,  ricorda  un comunicato dello scorso 14 febbraio in cui La Cgil aveva chiesto, proprio in merito al concorso, il rispetto della legge e dei vincoli da essa stabiliti chiedendo di dare spazio ai giovani laureati.

Di seguito il comunicato della Cgil

L'Assessore regionale, Luigi Viventi

L’Assessore regionale, Luigi Viventi

«E’ trascorso più di un anno  scriveva il 14 febbraio il sindacato – da quando l’Assessore regionale Luigi Viventi ci comunicava la decisione di abrogare la norma di legge regionale che la Funzione Pubblica Cgil aveva apertamente e pubblicamente contestato per palese violazione della normativa in materia di pubblico impiego con la quale la Regione Marche intendeva stabilizzare 16 funzionari incaricati a tempo determinato di posizioni dirigenziali, senza procedere attraverso il pubblico concorso. Norma fra l’altro che era stata impugnata dal Governo. Ora il tema ritorna alla ribalta per un ricorso al Tar. I ricorrenti in sostanza vorrebbero che tutti i 13 posti di qualifica dirigenziale, oggetto del concorso bandito dalla Regione, fossero riservati ai già dipendenti regionali, ipotecando quindi anche la quota riservata ai concorrenti esterni. Basterebbe rispondere con un richiamo alla vigente normativa  per sostenere che al personale interno, ovviamente in possesso dei titoli di studio richiesti per l’accesso dall’esterno, può essere riservata una quota di posti comunque non superiore al 50 per cento di quelli messi a concorso. O citare la sentenza della Corte Costituzionale dove sostiene non giustificarsi la sostituzione al concorso aperto di meccanismi selettivi esclusivamente interni.   Ma la questione per noi ha una valenza che va oltre gli aspetti giuridici. Infatti, basterebbe citare le statistiche sulla disoccupazione giovanile o la “fuga dei cervelli”, i tanti giovani laureati costretti a lasciare il nostro Paese.

Il palazzo della Regione

Il palazzo della Regione

Come Fp Cgil ribadiamo che si dovrebbe dare un maggiore spazio a forme di reclutamento che   consentano di immettere nei ranghi dirigenziali della pubblica amministrazione una quota rilevante di giovani dotati di una qualificata formazione universitaria e post-universitaria.   Se in merito a questa tormentata vicenda in passato abbiamo fortemente contestato il tentativo della Regione di procedere senza concorso obbligando la Giunta a fare marcia indietro, oggi dobbiamo riconoscere che la decisione di destinare il 50% dei posti dirigenziali all’accesso dall’esterno non solo è rispettosa della legge ma è un’occasione per dare una risposta occupazionale ai nostri giovani laureati troppo spesso costretti a lasciare il nostro Paese».



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