La letteratura è ancora possibile

A proposito di "Un cerino nel buio" (Bollati Boringhieri, 2008) di Franco Brevini
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MOSCE

Alessandro Moscè

 

di Alessandro Moscè

Il recensore non esiste più. Non esiste più la critica letteraria sui giornali. Tutt’al più esiste la cronaca dei libri, con alcuni interventi promozionali e ridotti in pillole. Ma è la letteratura ad essere “scaduta” dinanzi al potere dominante dei mass media. Tutto ciò che è ipervisibilità prevale nettamente sulla riflessione, su ogni forma d’espressione che abbia come mezzo la parola e come risultato il componimento verbale, una proiezione dell’intelletto umano e della sua capacità di concepire e intendere. Fino al punto che le barzellette di Totti annichiliscono un buon romanzo anche nelle vetrine di una libreria. Basta leggere le classifiche di vendita ogni settimana: proprio i non libri hanno investito l’editoria italiana. Se la letteratura è in agonia, la critica è sicuramente morta, notava Angelo Guglielmi già dieci anni fa su “Bollettino ‘900”. La domanda da porsi è dunque questa, senza essere neppure provocatori: la letteratura è ancora possibile? Uno dei libri più illuminanti degli ultimi dieci anni, in proposito, è stato scritto da Franco Brevini e si intitola Un cerino nel buio (Bollati Boringhieri, 2008). Nella quarta di copertina si menziona di quotidiani inzeppati di gossip e celebritie e di una narrativa arrancante dietro ai fumetti e al cinema di intrattenimento: il tutto sotto l’imperio delle grandi cerimoniere, la televisione e la rete. Un quadro vorticoso che polarizza le reazioni e aggiorna coppie di opposti vecchie di quarant’anni.

9788833918440

la copertina del libro

Scrive Franco Brevini dell’agonia del modello classico e di una cultura in fase di accelerato smantellamento. “La crisi delle humanae litterae è insomma il lento spegnersi di un solido, luminoso, mobile faro, che va progressivamente perdendo la sua millenaria capacità di illuminare l’uomo all’interno di una società in cui ogni generazione sperimenta un mutamento sempre più veloce e inarrestabile”. C’è un altro passo del libro dove Franco Brevini afferma una sacrosanta verità: “Le breaking news, il tempo reale, il bello della diretta  e l’anticipazione non per nulla sono i miti del muovo giornalismo”. La supremazia è di quel presunto progresso che fa arrivare la notizia direttamente dentro casa. La comunicazione spicciola supera di gran lunga ogni pratica intellettuale. Ecco quindi che scelta e decisione, cioè i criteri base di ogni forma critica, vengono messi al bando. La letteratura è confronto, crisi, riconoscimento. Oggi si tende sempre di più ad identificare la realtà con il divismo, il sapere con il dire. La monocultura di stampo pasoliniano si è fatta consumo. In un paragrafo di Un cerino nel buio, Franco Brevini parla di società orizzontale: “Il parallelismo tra homo sapiens e homo videns mi pare tutt’altro che casuale”. Annota ancora il critico: “Dietro la crisi dei saperi tradizionali sta l’imponente trasformazione storica, un processo che investe alle radici la società, il principio di autorità e le conseguenti istanze di espressione e di partecipazione del soggetto”. In questo contesto si ritagliano una fetta importante le nuove vie di comunicazione come Internet. Se nella confusione di un grande contenitore dove la distinzione e la selezione sono ancora più difficili che attraverso il materiale cartaceo, è pur vero che alcuni siti approfondiscono questa materia incandescente che è la letteratura. Se Internet appare una foresta selvaggia, non si può negare che in alcuni siti un discernimento sia ancora tentato, come la salvaguardia della stessa letteratura e informazione letteraria. In questo senso si muove Storia dell’informazione letteraria in Italia dalla terza pagina a Internet. 1925-2009 edita da Feltrinelli nel 2010 a cura di Gian Carlo Ferretti e Stefano Guerriero. Si tratta della prima storia organica e completa dell’informazione letteraria dal fascismo a oggi, su terze pagine e supplementi, riviste letterarie e mensili librari, fogli politici e settimanali di attualità, rubriche radiotelevisive e siti Internet. Un reticolo fittissimo di tendenze critiche e formule informative, che si articola nel vivo dei processi sociali e della spettacolarizzazione mediatica, della produzione e del mercato editoriale, dei dibattiti intellettuali e del lavoro di critici come Cecchi e Montale, Pampaloni e Pasolini, via via fino alle ultime generazioni. Mirella Seri, in un efficace intervento su “TuttoLibri-La Stampa” del 17 aprile 2010, riferiva che ora il re-censore milita in Internet. “La critica old style resiste sotto forma di dialogo con lo scrittore. Però gli editori in cerca di nuovi autori si aggirano tra blog e siti e passano da Nazione indiana a Vibrisse, alla testata di Giuseppe Genna, a Carmilla e a tanti altri ancora” (tra questi anche lo sforzo di Filippo Davoli è encomiabile).

brevini

Franco Brevini

E’ vero: c’è una nuova frontiera che sfugge a logiche predeterminate. Si conferma il successo dei motori di ricerca e in alcuni spazi è possibile far “resistere” la letteratura. Idee e opinioni, articoli e recensioni, interviste e dibattiti hanno successo. L’indifferenza mediatica verso la poesia, la narrativa e la critica letteraria può essere mitigata navigando on line alla ricerca di qualcosa di interessante e vivo. Qualcosa che, paradossalmente, tenti di tutelare la cultura tradizionale, una passione e una conoscenza anacronistiche. Se le informazioni oggi sono metastatiche e spesso scollegate, in un’epoca grigia e banalizzata dal gossip, la sede della frontiere sul web registra anche una legittimità piena, come a dire che non tutto è perduto.
In effetti se i mass media e Internet vengono utilizzati bene, anche nella letteratura un valore prospettico può controbattere i messaggi unidirezionali e svuotanti.  Penso a quanto scritto dal narratore e critico Roberto Cotroneo sul suo sito: “La sera mi metto al computer e dedico uno spazio di tempo ai miei lettori. Credo che uno scrittore non possa non avere un rapporto diretto con i suoi lettori. Che serve anche a chi scrive”. E il risultato è appunto un dialogo informale e a tratti confidenziale: consigli sulla scrittura, sui libri da leggere, ma anche parole sull’amore e su ciò che ispira uno scrittore.



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