Doppio appuntamento con “L’arte della commedia”

I “Teatri di Sanseverino” propongono una lezione con il critico Antonio Audino (domenica 23 e lunedì 24 febbraio) e lo spettacolo del regista Sinisi (domenica 2 e lunedì 3 marzo).

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Antonio Audino

Antonio Audino

“L’arte della commedia”, opera scritta da Eduardo De Filippo nel 1964, sarà la protagonista (dal doppio significato) del doppio appuntamento in programma nei prossimi due fine settimana con “i Teatri di Sanseverino” che domenica 23 febbraio, alle ore 17, e lunedì 24 febbraio, alle ore 9 e alle ore 11, sempre all’Italia e con ingresso gratuito (la seconda data è riservata alle scuole), vedranno presentare proprio questo genere teatrale, la commedia appunto, da uno dei massimi esperti di teatro in Italia: il critico, giornalista e scrittore Antonio Audino.

Ma “L’arte della commedia”, nella produzione del Teatro Minimo per la regia di Michele Sinisi e con la collaborazione di Michele Santeramo e Vittorio Continelli, verrà poi portata in scena al Feronia domenica 2 marzo, alle ore 17 (in abbonamento), e lunedì 3 marzo, alle ore 10 (la seconda data sarà sempre riservata alle scuole), da Michele Altamura, Vittorio Continelli, Nicola Conversano, Simonetta Damato, Nicola Di Chio, Patrizia Labianca, Riccardo Lanzarone, Gabriele Paolocà e dallo stesso Michele Sinisi.

Nel primo dei due appuntamenti, quello in programma per questo fine settimana, Audino, prima firma della critica teatrale de “Il Sole 24 Ore”, curatore degli  spazi teatrali di Rai – Radio3, autore di diverse pubblicazioni sul teatro, docente di “Metodologia e Critica dello Spettacolo” presso l’Università Roma Due – Tor Vergata, presenta la vita e l’opera di Eduardo in occasione delle recite proprio de “L’arte della commedia”.

Protagonista di questa straordinaria opera, che fa parte della raccolta “Cantata dei giorni dispari”, è Oreste Campese, il capocomico di una compagnia itinerante formata dalla sua famiglia che giunge in pieno inverno in un paese dell’Italia centrale dopo aver subito la disgrazia della perdita del capannone, una struttura teatrale mobile finita in cenere a causa di un incendio accidentale che ha risparmiato solo le casse di trucchi e costumi. Oreste attende di essere ricevuto dal prefetto De Caro, appena trasferito in quella sede, che immagina un piacevole colloquio. I due si confrontano sul significato e sull’importanza del teatro nella società, sull’impegno dello Stato a favore dell’arte e sulla condizione di vita degli attori, esprimendo punti di vista fortemente in contrasto al punto che la discussione degenera e il prefetto, irritato, congeda il capocomico assegnandogli un foglio di via affinché possa lasciare il paese in treno a spese della Prefettura. Campese protesta, lamentando di non essere venuto a elemosinare un viaggio ma a chiedere la presenza del prefetto alla messa in scena del nuovo spettacolo della compagnia in modo che il prevedibile afflusso di pubblico gli permetta di ripartire coi propri soldi. Ancor più stizzito dalla proposta di fare da specchietto per le allodole, De Caro fa consegnare a Campese quello che crede essere il foglio di via e lo mette alla porta. Ma, per errore, fra le mani del capocomico finisce la lista delle persone che il prefetto dovrà ricevere.

L’attore, prima di andare via, gli lancia una sfida: sarà in grado il prefetto di stabilire se le persone che riceverà nel corso della giornata saranno veramente chi diranno di essere e non attori della sua compagnia? Si assiste quindi a una sfilata di personaggi di varia umanità: il medico condotto, il parroco del paese, la maestra elementare, il farmacista. In ciascuno degli incontri De Caro cerca di capire se si tratti di attori o persone reali, senza riuscire a risolvere l’enigma.

Il testo, scritto appunto nel 1964, è un manifesto della poetica teatrale di Eduardo De Filippo e propone interessanti agganci con le tematiche pirandelliane che Michele Sinisi esalta in modo innovativo.


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