Confartigianato lancia Bianchi
e polemizza con Confindustria
Irene Manzi: “Largo al rinnovamento”

Continua il dibattito sul rinnovo degli organi camerali. Il presidente Leonori: "Non vogliamo salti nel buio"
- caricamento letture

camera-di-commercio-maceratadi Marco Ricci

Il rinnovo degli organismi della Camera di Commercio rimane più che mai al centro del dibattito (leggi l’articolo) e in qualche misura si va ad allargare alla complessiva governance – economica e politica – della provincia, investendo anche il  dissesto (o disastro?) di Banca Marche. Così oggi sono intervenuti – tramite due comunicati – la parlamentare maceratese Irene Manzi e la Confartigianato provinciale. L’onorevole con la volontà di aprire un dibattito complessivo sul tema del rinnovamento e della discontinuità, in particolare nel modo di agire, rispetto al passato. L’associazione nel rivendicare invece l’operato di Giuliano Bianchi come presidente di Camera di Commercio e andando ad ufficializzare il sostegno all’attuale presidente in vista di un suo possibile quarto mandato. Questo nel giorno in cui Mario Volpini, lo storico presidente di Confcommercio, ha rassegnato le proprie dimissioni (leggi l’articolo).

L'onorevole maceratese del Pd, Irene Manzi

L’onorevole maceratese del Pd, Irene Manzi

“Non è compito della politica entrare nelle vicende e nella conduzione di enti come la Camera di Commercio o di associazioni come la Confcommercio, investiti in questo momento da un non facile processo di rinnovo delle cariche sociali e non sarò certo io a venir meno a questo giusto principio  – ha esordito Irene Manzi la quale, raggiunta telefonicamente, ha voluto precisare come il suo sia un discorso ampio che esula completamente da qualsiasi giudizio su Giuliano Bianchi – Le vicende di questi giorni e, ancor prima, quelle che hanno riguardato Banca delle Marche, mi inducono però una riflessione, compito, questo si, a cui la politica non può sottrarsi. Al di là di chi concretamente rivestirà i ruoli apicali all’interno di questi enti, gli eventi di questi giorni impongono, infatti a tutti,  istituzioni incluse, una riflessione complessiva sul futuro di queste realtà e sulle conseguenze delle scelte operate nel passato”.

La Manzi apre quindi a una riflessione complessiva che a suo parere non può neppure non riguardare il mondo politico, partendo da un rinnovamento “non anagrafico perché il giovanilismo fine a sé stesso è ben poco utile quanto di contenuti che dovrebbe riguardare anche la vita e l’azione degli enti camerali. Trasparenza, condivisione delle scelte, discontinuità con il passato, confronto programmatico costruttivo, rinnovato spirito di gestione, valorizzazione delle risorse interne – ha proseguito –  penso siano parole d’ordine che devono riguardare il mondo politico come quello imprenditoriale a cui dovrebbe aggiungersi, da parte di chi andrà a rivestire nei prossimi mesi ruoli apicali all’interno di tutte le istituzioni pubbliche, la piena consapevolezza delle trasformazioni profonde che il settore produttivo ed economico della nostra provincia sta attualmente vivendo”.

Centro direzionale Fontedamo Jesi, sede direzione generale Banca Marche

Centro direzionale Fontedamo Jesi, sede direzione generale Banca Marche

Dunque, da parte della parlamentare maceratese, arriva il riferimento alla crisi e a Banca Marche.  “La crisi economica, unità alle conseguenze di quanto accaduto all’interno dell’istituto di credito,  al di là delle responsabilità individuali di chi ha prodotto la situazione presente, stanno incidendo, infatti, pesantemente sul tessuto sociale ed associativo della provincia, fino ad ora positivamente supportato dalla Fondazione Cassa di risparmio  e su quello imprenditoriale.” Così Irene Manzi, alla luce dei “nuovi scenari e delle nuove sfide” e del ruolo che riveste l’ente camerale, invita la Camera stessa a farsi portatrice di un coinvolgimento di tutti gli attori che in qualche maniera determinano la vita economica, politica e sociale della provincia, dalle Università al mondo imprenditoriale, per arrivare a “un nuovo modello di sviluppo basato su conoscenza, formazione continua, innovazione e progresso ecologicamente sostenibile.”

Renzo Leonori, presidente provinciale della Confartigianato

Renzo Leonori, presidente provinciale della Confartigianato

A pochi minuti di distanza è arrivato il comunicato della Confartigianato provinciale, firmato dal suo presidente, Renzo Leonori che si apre con la conferma dell’appoggio a Giuliano Bianchi in vista del rinnovo degli organi camerali e che non risparmia qua e là qualche stoccata al rinnovamento e a Confindustria la quale – con un comunicato di due giorni fa – ha posto invece al centro del dibattito proprio il ricambio, non solo per rispondere al sentimento della “base associativa e della società civile”, ma perché “da sempre Confindustria Macerata crede nella risorsa del cambiamento”, rimanendo in ogni caso lontana da qualsiasi critica diretta all’operato dell’attuale presidente della Camera di Commercio.

Confartigianato – dopo aver ricordato i risultati ottenuti da Bianchi nell’associazione di categoria e sottolineando come l’attuale presidente sia stato nominato per ben tre volte all’unanimità al vertice della Camera di Commercio e “senza mai ricevere un solo voto contrario nel corso di tutte le Giunte Camerali nell’arco di quindici anni” – ricorda “come nessuna critica è stata mossa alla gestione camerale da alcuno. Già queste due ragioni sono per noi più che sufficienti per riproporne la candidatura e per richiedere il sostegno di chi la condivide”.

Giuliano Bianchi

Giuliano Bianchi

Poi Leonori arriva al punto del rinnovamento, “termine usato sempre e solo quando serve per nascondere altri fini”. Dice infatti il presidente di Confartigianato: “Andando su internet ci si può accorgere che c’è un presidente camerale toscano di espressione confindustriale che è in corsa, se non è già stato nominato in questi giorni, per il 5° mandato, che in Regione c’è già un altro presidente eletto al 4° mandato, che in Italia di quarti mandati in corso ce ne sono non pochi. Talvolta basterebbe poco per dare delle notizie più ponderate”. Così, dopo aver ricordato Folco Bellabarba, per trent’anni presidente dell’associazione per “la validità della persona” che Confartigianato si è tenuta ben stretta “senza bisogno di rinnovamenti o di salti nel buio”,   l’associazione rivendica le proprie legittime scelte, come legittime definisce  le diverse scelte degli altri.  “A casa propria ognuno fa come vuole.”

Poi, come Irene Manzi, il presidente di Confartigianato tocca la questione Banca Marche, di cui Bianchi è stato per diverso tempo consigliere. Dopo aver rivendicato, lavorandoci a fianco a fianco all’interno dell’associazione, le qualità di Giuliano Bianchi e i meriti per la sua gestione della Camera di Commercio, Leonori si pone una domanda. “Possibile che invece abbia sbagliato tutto in Banca Marche e che sia stato lui a causarne i problemi? Non nascondo che ho più di qualche dubbio in proposito. Visto poi che ora, presso la Banca, sono presenti in contemporanea la Magistratura, la Guardia di Finanza e la Banca d’Italia, vogliamo decidere noi i responsabili dei fatti, sostituendoci a quanti istituzionalmente preposti, o vogliamo almeno dare un pur minimo beneficio del dubbio? Peraltro sarà certamente lui, a tempo debito, a raccontare i fatti e gli aspetti chiave dell’intera vicenda”. Insomma secondo il presidente di Confartigianato ci si baloccherebbe “con odi e rancori” di cui non si capirebbero le ragioni. “O si capiscono?” – ci ripensa Leonori prima di concludere – “Levati tu che mi ci metto io!”

La situazione che si sta creando intorno al dibattito sul rinnovo dei vertici camerali ricorda vagamente le interviste che Oriana Fallaci fece  negli anni settanta a diversi importanti esponenti del mondo politico italiano di allora, da Giulio Andreotti, al presidente Giovanni Leone al deputato socialista Pietro Nenni. Davanti alle critiche della giornalista su quelli che erano i drammatici problemi che viveva in quel momento il paese, i leader di allora – di maggioranza o opposizione che fossero – rispondevano a volte con occhi sbigottiti. “Signorina, ma lei ha idea di cosa fosse l’Italia del dopoguerra e lo sa che oggi vanno a scuola 8 milioni di italiani quando solo dieci anni fa erano un milione?” In effetti era vero, quella classe dirigente dei meriti li aveva avuti e in qualche modo era riuscita far restare il paese nello stretto sentiero della democrazia. Dall’altra parte però c’era un’Italia che non andava. Disoccupazione, terrorismo, corruzione e crisi economica, problemi che – visti con gli occhi di una giovane giornalista – erano problemi e anche seri. Chi aveva ragione?



© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page
-





Quotidiano Online Cronache Maceratesi - P.I. 01760000438 - Registrazione al Tribunale di Macerata n. 575
Direttore Responsabile: Matteo Zallocco Responsabilità dei contenuti - Tutto il materiale è coperto da Licenza Creative Commons

Cambia impostazioni privacy

X