Gli «evergreen» classici rivivono a Treia

LA RECENSIONE - Piacevole concerto del «Tune Up Group» . Un’ora e mezza di ascolto in compagnia di Carlo Stella Fagiani al flauto, Francesco Amico alla chitarra, Paolo Cristallini al basso e Leo Angeletti alla batteria. Gli arrangiamenti dei brani sono stati curati dagli stessi componenti del Group

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Tune updi Walter Cortella

(foto di Leonardo Rinaldesi)

Il Teatro Comunale di Treia chiude il 2013 all’insegna della musica di qualità eseguita dal «Tune Up Group». Si tratta di una formazione maceratese, composta da valenti musicisti provenienti da varie esperienze musicali, maturate nel corso degli anni nei più diversi ambiti. La loro musica fluttua tra lo swing e il jazz, con vaghe influenze di bossa nova. Il concerto proposto a Treia non a caso ha come titolo Classic in swingjazz, con un repertorio che parte da molto lontano, con un Balletto di Cesare Negri, coreografo milanese del ‘500, per arrivare fino ai tempi nostri. Tutti i brani eseguiti, molto noti ai loro tempi, sono stati reinterpretati con «colorazioni» particolari, ma sempre accattivanti. L’idea può apparire non del tutto originale, basti pensare alle storiche esecuzioni del mitico gruppo rock progressivo inglese dei Jethro Tull, ancora in attività, o ai nostri New Trolls, tuttavia questa contaminazione, che potrebbe far gridare allo scandalo i puristi della musica, ha un suo merito, quello di avvicinare una consistente fascia di nuovi ascoltatori alla musica di qualità, destinata altrimenti a rimanere confinata in una sorta di riserva. In passato altri celebri esecutori si erano cimentati nell’impresa di sdoganare la musica colta. Mi riferisco, tanto per citarne un paio sulla base della mia memoria, a James Last e la sua orchestra, interprete di classici come i Carmina Burana di Carl Orff o la Romanza n.2 op.50 di Beethoven, arrangiati con sonorità moderne ottenute con «incroci» di più stili musicali diversi o in versione pop opera; all’argentino Waldo de los Rios che ebbe una certa notorietà negli anni ’70 grazie a reinterpretazioni personalizzate di celebri brani di Mozart e Beethoven. Il «Tune Up Group», nel riproporre musiche di varie epoche, rispolvera il «sempre verde» swing, stile molto accattivante che ha attraversato la storia della musica per circa un quarantennio, tra il 1935 e gli anni ’60, grazie a Benny Goodman, Glenn Miller, Harry James e tanti altri, ma anche ai nostri cantanti Alberto Rabagliati, Ernesto Bonino e Natalino Otto, e lo attualizza con un jazz morbido e gradevole. E allora l’ascolto diventa davvero piacevole. Molto apprezzate le esecuzioni di brani classici sottoposti a restyling, come My Lord Willoughby’s di John Dowland (XVI sec.), Bourrée e Gavotte I e II di J. S. Bach, di Haendel theme, ispirato al grande compositore tedesco, ma a seguire sono passati ad un repertorio decisamente più moderno, rivisitando brani di Steve Hackett (Horizons), di Paul Mc Cartney (Blackbird e Eleanor Rigby), di John Lennon (Norvegian wood), di Antonio Carlos Jobim (Garota de Ipanema), di Celso Machado (Paçoca) e del nostro Gualtiero Malgoni, autore di Guarda che luna, grande successo discografico del 1959 di Fred Buscaglione. Un’ora e mezza di piacevole ascolto in compagnia di Carlo Stella Fagiani al flauto, Francesco Amico alla chitarra, Paolo Cristallini al basso e Leo Angeletti alla batteria. Gli arrangiamenti dei brani sono stati curati dagli stessi componenti del Group. Peccato che in teatro ci fossero pochi spettatori, veri appassionati del genere. Forse la modesta affluenza è dovuta ad un non adeguato battage pubblicitario dell’evento che verrà sicuramente riproposto in primavera a Corridonia e ad Ancona.

 

Paolo Cristallini

Paolo Cristallini

Leo Angeletti

Leo Angeletti

Francesco Amico

Francesco Amico

Carlo Stella Fangiati

Carlo Stella Fagiani


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