Identificati tutti i componenti della banda
che svaligiò il bancomat della MPS
Il colpo del 6 giugno 2012 nella filiale di Tolentino

La fiamma ossidrica utilizzata dai malviventi e, nei riquadri, lo sportello di carico del bancomat e gli arnesi da scasso rinvenuti nelle auto sequestrate
E’ trascorso quasi un anno dall’arresto di due dei componenti la banda che la notte del 6 giugno 2012 aveva svuotato il bancomat della filiale di Tolentino del Monte dei Paschi di Siena (leggi l’articolo), ma i Carabinieri della locale Compagnia non hanno mai smesso di indagare fino a quando non hanno dato un nome agli altri elementi che quella notte riuscirono a sfuggire alla cattura. Forse pensavano di averla fatta franca, ma anche per loro è giunto il momento di fare i conti con la giustizia. Non è stato facile per i militari giungere alla identificazione dell’intero sodalizio, anche perché si trattava di pendolari del crimine di una certa caratura provenienti dall’hinterland di Napoli.
La notte del colpo, i carabinieri attuarono una vera e propria caccia all’uomo, riuscendo non solo ad impedire la riuscita del colpo (l’intero bottino fu recuperato), ma anche a catturare due dei malfattori ed a recuperare l’intera attrezzatura (fiamma ossidrica, smerigliatrici, demolitore elettrico, piedi di porco, cacciaviti di grosse dimensioni, una scala, ecc.), nonché due auto da loro usate; più tardi individuarono e denunciarono anche un terzo complice che aveva avuto il compito di fare da “palo”. Naturalmente nessuna collaborazione da parte dei tre: dai due arrestati non ci fu che silenzio assoluto; il terzo complice addirittura mise in atto un inutile tentativo di depistaggio. Ma ciononostante, i militari, sviluppando con certosina pazienza i piccoli indizi raccolti nell’immediatezza, attraverso una lunga e complessa ricerca di riscontri riuscivano a scoprire che la banda non era composta solo dai tre elementi subito identificati: in realtà erano in sei ed avevano raggiunto Tolentino con ben cinque auto. Particolare importante, questo, in quanto per loro viaggiare separati rappresentava la quasi certezza di non destare sospetti in caso di controllo e quindi di potersi muovere in piena autonomia senza correre il rischio che il fermo di uno consentisse agli inquirenti di giungere all’identità e, quindi, all’arresto degli altri complici. Anche per questo, ognuno munito di piccola ricetrasmittente – ovviamente per evitare di lasciare la traccia del telefonino – aveva un ruolo; il che consentiva loro di sfuggire alle maglie della rete tesa dai carabinieri immediatamente dopo il fatto. Infatti, il grosso del gruppo, restando defilato, aveva il compito di segnalare ai due complici incaricati di “aggredire” materialmente il bancomat, l’eventuale arrivo delle forze dell’ordine. Ma tutte queste precauzioni, evidentemente, non sono servite a molto, visto il risultato cui sono giunti gli uomini del Capitano Lamusta.
Anche gli ultimi tre complici denunciati (di 50, 44 e 34 anni), per i quali è svanita l’illusione di non essere stati identificati, provengono da un comune alle porte di Napoli.
La banda, specializzata in colpi a bancomat con la fiamma ossidrica, prediligeva gli sportelli del Monte dei Paschi di Siena. Infatti, due dei malviventi denunciati, grazie anche all’interscambio informativo tra i comandi dell’Arma, sono stati arrestati, insieme ad altri otto soggetti, dai carabinieri di Portoferraio per un analogo colpo messo a segno sull’Isola d’Elba la notte del 19 gennaio scorso ad un bancomat della MPS.
Giornalisti, perché date istruzioni sugli attrezzi usati per fare i colpi? Volete che ci siano altri colpi per scrivere qualcosa, altrimenti non sapete che cosa scrivere? Il reato di ‘favoreggiamento’ a volte non è cosa da poco…
Complimenti ai carabinieri: speriamo che adesso rimangano dentro per un bel po’.
Jaco adesso che conosci gli arnesi potresti provarci! Ma fammi il piacere……….Un elogio doveroso invece all’arma di Tolentino.