Industrie insalubri e utilizzo delle telecamere
Guerra sui numeri della manifestazione

MATELICA - Il sindaco Paolo Sparvoli parla di 522 presenti in piazza sabato scorso. I consiglieri di opposizione Montesi, De Leo e Casoni promettono battaglia sull'utilizzo del sistema di sorveglianza
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Il corteo di sabato a Matelica

Il corteo di sabato a Matelica

di Monia Orazi

E’ guerra di numeri sulla manifestazione di sabato scorso, in cui le donne di Matelica hanno sfilato per il centro della città, per protestare contro la variante urbanistica, approvata dal consiglio comunale, che permette l’insediamento di industrie insalubri ad incidente rilevante (leggi l’articolo). Per il sindaco Paolo Sparvoli sono sfilate 522 persone e non le duemila indicate, di cui almeno la metà provenienti da fuori comune. Numeri non accettati dagli organizzatori, con molti presenti che ritengono troppo basso il numero indicato dal primo cittadino. Sulla variante il sindaco ha annunciato che non si farà dietrofront, mentre le donne di Matelica ci tengono a ribadire che la loro è una protesta al di fuori di ogni strumentalizzazione politica.

“In riferimento alle parole del Sindaco Sparvoli, in base alle quali avrebbe ‘contato attraverso le telecamere solo 522 partecipanti, 260 circa di Matelica’ urge un chiarimento –  scrive in una nota stampa il consigliere comunale Adriano De Leo, se di telecamere per la videosorveglianza si tratta, su come vengano utilizzati a Matelica quegli strumenti che avrebbero la finalità di garantire la sicurezza della collettività. Il sistema di videocamere comunali istallate in varie punti della città, infatti, ha lo scopo di prevenire atti criminosi e, se questi si verificano, identificare i responsabili. Non certo quello di ricavare il nome e cognome di chi partecipa ad una manifestazione civile, pacifica e variopinta come quella di sabato, magari per stilare una lista di ‘buoni e cattivi’. A questo punto si pone un problema di tutela della privacy e di un utilizzo improprio del sistema di videosorveglianza, che andrà approfondito nelle sedi opportune. Pertanto depositerò nella giornata di domani un’interrogazione rivolta al Sindaco. Faccio questo a protezione di tutti coloro che hanno sfilato sabato pomeriggio, in special modo delle donne, dei bambini, dei più giovani e degli anziani. Credo ormai sia chiaro a tutti come qui il problema non sia solo quello di tutelare la cittadinanza, ma proprio di difenderla”,.Anche per Massimo Montesi, capogruppo di Matelica Insieme, le parole del sindaco sono fuori luogo: “Fanno sorridere, ma allo stesso tempo inquietano le parole di Sparvoli. Fanno sorridere, perché come era prevedibile tenta di sminuire la portata e il significato di una manifestazione spontanea organizzata dalla donne, che ha portato in piazza migliaia di persone, il solito copione di faciloneria con annesso tentativo di buttarla in barzelletta. Questa volta, se ne faccia una ragione, un’intera città gli sta dicendo di no, migliaia di persone non sono frutto della strumentalizzazione, ma la domanda, forte e coraggiosa di una comunità che dice di tornare indietro su una scelta scellerata, pericolosa e anche inutile. Sulla base dei contenuti tecnici, economici e sanitari e non certo sulla base di un’avversità indistinta o generica. Allo stesso tempo inquietano, quando fa riferimento ai numeri dei partecipanti e al fatto che ha “contato attraverso le telecamere le presenze”. Questa affermazione dice due cose. La prima è che si è fatto un uso improprio, e io penso anche illegittimo, delle telecamere, che non sono poste per controllare e identificare le singole persone, mai e soprattutto in questo caso, quando le persone hanno preso parte ad una manifestazione democratica e civile. La seconda sull’idea che ha Sparvoli della democrazia e dei diritti delle persone ad esprimere le proprie opinioni. L’idea che il confronto delle opinioni e anche la manifestazione di opinioni che contrastano con le proprie, deve dare per forza luogo ad un’identificazione dei cittadini che le hanno e che, chiaramente, il conseguente passo è molto breve, possano essere additati come “nemici”, propri, dello sviluppo, della salute e di qualsiasi altra cosa possibile. Inquietante, se fossero anche le idee ed i valori di un cittadino qualsiasi, intollerabile se, come in questo caso si tratta del primo cittadino. Credendo che su questa vicenda ci possano essere delle conseguenze anche giuridiche, intanto Sparvoli chieda scusa anche per questo ai matelicesi, dica dove e insieme a chi, e a quale titolo abbia “contato le presenze” e riconosciuto i matelicesi, e provi, con evidenza dei fatti, che le registrazioni effettuate dalle telecamere vadano distrutte immediatamente. Per riaffermare un diritto che non può essere mai messo in discussione, quello dei cittadini di esprimere le proprie opinioni, senza avere nemmeno il sospetto che possano esserci ostacoli diretti o indiretti a impedirlo, o qualcuno che possa controllare, contare e intromettersi.Una scelta sbagliate e una deriva pericolosa, si fermino, Matelica non ha paura ed è determinata”.
Annuncia un interrogazione sul numero dei partecipanti alla manifestazione, Alessandro Casoni, capogruppo di Matelica RipartiAmo: “Rigetto al mittente l’accusa di strumentalizzazione politica mossa dal sindaco Sparvoli sulla stampa di oggi. Sono stato invitato dalle organizzatrici a ritirare la richiesta di revoca della delibera sulle Rir, ho accettato e, con un breve intervento al microfono, ho educatamente ringraziato. Piuttosto vorrei sapere dal sindaco con quale criterio è riuscito a contare i manifestanti ed a conoscere la residenza di ognuno. Depositeró subito in Comune una precisa richiesta sul punto”.

La manifestazione in piazza a Matelica

La manifestazione in piazza a Matelica

Da Fiorella Conti, ex sindaco di Matelica, riceviamo l’intrvento completo letto durante la manifestazione:
«Grazie a chi leggerà queste righe. Tramite questo scritto, parlo a tutti voi come matelicese e come donna.
Parlo senza preconcetti verso nessuno e senza quell’astio che purtroppo è diventato pane quotidiano della vita politica e spesso dei rapporti sociali.

So bene che il nostro territorio, come altri in Italia, a causa della crisi, non solo nazionale ed europea ma mondiale, già vive tempi difficilissimi, al limite della sofferenza quotidiana, per tante, troppe famiglie.
So anche che non è facile mantenere la necessaria lucidità nell’affrontare decisioni importanti che comportano un grande senso di responsabilità, ma tutti dobbiamo convincerci che non c’è pace senza giustizia; e solo questa cioè la giustizia, è vera garanzia per tutti i cittadini. A San Filippo ci sono due statue all’ingresso, a sinistra di chi entra , dove c’è una scritta in latino che dice: “La giustizia e la pace si abbracciano”, cioè sono insieme l’essenza della vita.
Non c’è pace senza giustizia.
Perché dico questo? Perché, quando c’è d’affrontare un problema grave come quello dell’insediamento di industrie particolarmente insalubri, con tanti aspetti difficili da controllare e dominare, è bene fermarsi a riflettere, e ancora riflettere, facendo tesoro della preparazione e dei consigli di chi non è di parte e vuole solo il bene comune.
Da tempo seguo il dibattito sul problema per cui si è manifestato nei giorni scorsi (leggi l’articolo). Rispetto tutti ma non posso tacere la mia totale adesione alla relazione dell’ingegner Ennio Donati illustrata anche nel corso della manifestazione. Conosco da decenni l’ingegner Donati, che stimo perché ha vissuto un percorso come esperto basato su una vera professionalità, fondata sulle sue capacità, su uno studio ed un aggiornamento continuo attraverso varie parti del mondo, su sicure basi scientifiche e su una indiscussa onestà intellettuale.
C’è modo e modo di attrarre chi vuol investire per creare nuovi posti di lavoro, anche se siamo in presenza della perdita paurosa dell’occupazione, di cui soffriamo tutti e della mancanza di prospettive per i giovani oltre che per la mortificante ed inumana situazione di chi perde il lavoro a 50 o 60 anni.
Ho letto accuratamente la relazione dell’ingegner Donati e della dottoressa Annagrazia Ruggeri in merito al problema, e mi chiedo come si faccia ad ignorare la serietà delle argomentazioni in essa contenute.
Qui non si tratta di destra o di sinistra, si tratta di valutare oggi quale ambiente lasciamo, quale area respirerà, quale acqua berrà, quale terreno e quale ambiente troverà, chi è nato ieri o sta per nascere o chi oggi frequenta le scuole, dalla materna alle elementari, alle medie e oltre.
Questa è una manifestazione che è e deve restare civile, ma non per questo deve essere ignorata o sottovalutata o addirittura snobbata e derisa.
La nostra amata Matelica, ancora una volta, ha dimostrato la sua coscienza civile che le fa onore, e chiede che le giuste ragioni abbiano il sopravvento su interessi che possano mettere a rischio il bene comune più grande. Quel bene riconosciuto dalla Organizzazione Mondiale della Sanità che ha sede a Ginevra: la salute.
In un’Italia che non ha più la certezza del diritto in varie occasioni, non è facile recuperare il buon senso, il valore del rispetto reciproco, la condivisione di valori come la vita, la salute, il lavoro, il rispetto dell’ambiente che ci è stato lasciato dai nostri antenati.
Questa manifestazione di oggi è un ulteriore tentativo civile, di chiedere ancora una volta che si abbia il coraggio di fare spazio alla correttezza, ai principi che permettano, Sì , il mandato amministrativo ma per il bene di tutti.
Credo che nessuno cederà per stanchezza, nel reclamare le giuste informazioni e le conseguenti riflessioni che portano a cambiare rotta su un problema vitale, fondamentale per il nostro territorio e non solo.
Questa è la mia testimonianza».



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