Abuso d’ufficio, assolto il sindaco Ubaldi
PORTO RECANATI - Si è chiusa la vicenda relativa ad un immobile trasformato in struttura ricettiva
di Stefano Palanca
Sono stati tutti assolti i tecnici, gli assessori e il sindaco di Porto Recanati dall’accusa di abuso d’ufficio perché il fatto non sussiste. Assolti anche il progettista dei lavori, il titolare dell’impresa edile e naturalmente anche il proprietario dell’immobile. Era il 2005 quando Angela Savoretti, proprietaria dell’Hotel Mondial di Porto Recanati, chiede e ottiene che un suo immobile in via Bramante si trasformi in struttura ricettiva, alzandone di poco l’altezza anche se il Piano particolareggiato non lo prevede.
Il sindaco, Rosalba Ubaldi, in quel periodo assessore all’Urbanistica, approva insieme al resto degli assessori della giunta Fabbracci la pratica dopo l’ok della commissione edilizia. Partono i lavori, ma l’impresa edile di Antonino Sapienza viene bloccata da due ricorsi al Tar e un esposto alla Procura da parte di due residenti della zona mentre l’immobile viene sequestrato. A quel punto scattano gli approfondimenti e vengono indagati, oltre al costruttore, anche l’assessore all’Urbanistica Ubaldi, il progettista dei lavori Roberto Mozzigafreddo, il consigliere comunale Silvio Cingolani, il responsabile dell’ufficio tecnico ora in pensione Giacomo Bizzarri e l’albergatrice Savoretti.
L’edificio, invece, in parte costruito prima dell’inizio delle indagini, rimarrà fermo per anni. Ieri, prima della prescrizione e dopo che la pratica era passata sotto le mani di un altro giudice, la sentenza del collegio presieduta dal giudice del tribunale di Macerata Claudio Bonifazi. Tante le perizie e i testimoni ascoltati in questi anni, pro e contro. Il Pm Stefania Ciccioli, ieri pomeriggio, ha infine chiesto l’assoluzione piena per gli indagati. Risultato: il fatto no sussiste. L’immobile, finalmente, è stato restituito alla proprietà. Soddisfatto, naturalmente, il sindaco Rosalba Ubaldi difeso dall’avvocato Massimo Camiciola e gli altri indagati ora prosciolti delle accuse. Nessun risarcimento di cento mila euro a testa, come richiesto proprio dai due vicini che si erano attivati per bloccare l’edificio, sarà dovuto. A questo punto, però, potrebbe scattare un contro risarcimento ad opera delle parti lese.

