A proposito delle dimissioni del Papa
IL COMMENTO - Lasciare potrebbe essere più coraggioso di restare
di Filippo Davoli
Hanno fatto bene i papi precedenti che non si sono dimessi, perché hanno ritenuto di avere le forze per portare avanti il loro ministero? Ha fatto bene Benedetto XVI che si è dimesso nel momento in cui ha realizzato di non essere più in grado di portare avanti come si deve il proprio ministero?
Supponiamo che a Benedetto XVI abbiano diagnosticato l’Alzheimer (o qualunque altro problema invalidante compatibile con l’età di quasi novant’anni): lasciare potrebbe essere di una decisione più coraggiosa di quella di restare, nel momento in cui sa di essere ancora lucido; evitando così, ad esempio, di impantanare la chiesa prossima futura in un dilemma nel quale – persa la lucidità ma essendo ancora in carica – non sarebbe più possibile risolvere la faccenda. Quindi, se il papa ha maturato la decisione che, per il bene della Chiesa, è meglio che lui si dimetta (quali che ne siano le cause, perché come credente a me basta quello che lui decide; e anche il sapere che Benedetto XVI non ha il temperamento o la vis di Giovanni Paolo II, che aveva fatto anche della malattia un emblema della sua missione), è altrettanto un suo grande atto di fede e di umiltà credere che il Signore non ci farà certamente mancare un nuovo pontefice adeguato ai tempi correnti (e chi di noi – siamo onesti, per cortesia – riterrebbe che un altro potrebbe svolgere un nostro compito meglio di come lo facciamo noi?).
E’ giusto? È sbagliato? Faceva bene Giovanni Paolo II a mostrarsi interamente anche nella sua sofferenza finale? Fa meglio Benedetto XVI a sposare la propria riservatezza perché appaia il messaggio di Cristo piuttosto che la sua persona? Sono, secondo me, due modi egualmente validi di vivere una vocazione di certo non facile e per niente comoda, come quella del servizio petrino: a cui ognuno arriva col proprio carattere, con la propria storia, con la propria umanità. Anche per questo ritengo molto banali, quando non inquietanti, le sicumere con cui già in molti “pontificano” sui perché e sui per-come. Di questo pontificato quasi decennale io credo rimarrà la traccia di un luminosissimo magistero, per niente curiale ed anzi profondissimo, anche se proposto da un uomo mite e delicato, che ha avuto in sorte la ventura di succedere ad un gigante e il pregiudizio delle proprie origini tedesche, nonché del proprio ruolo precedente di Presidente dell’ex Sant’Uffizio. Sono certo che, rileggendo dalla fonte i documenti di Papa Ratzinger, più d’uno si sorprenderà di quanto essi siano attuali e intellettualmente onesti.
Ovviamente, non essendo prassi abituale quella delle dimissioni del papa (specie in un Paese come il nostro, dove i vecchissimi al potere tutto meditano tranne che abbandonare la propria poltrona), la notizia genera sorpresa, quando non imbarazzo o disorientamento. Dopo i fallimenti Maya dello scorso dicembre, riprendono un po’ di vigore le profezie sui destini papali e mondiali del prossimo futuro (con buona pace del laicismo culturale vigente che, mentre propugna un solido e post-postmoderno agnosticismo, vede ulteriormente rilanciata la superstizione). In realtà, quella delle dimissioni di un pontefice è da sempre un’eventualità praticabile e prevista dal Codice di Diritto Canonico: si ricorderà il precedente di Celestino V, piazzato all’inferno da Dante Alighieri, ma non dalla Chiesa, essendo infatti egli perfettamente inserito nella successione apostolica. In questa possibilità di dimettersi leggo anche una grande lezione sulla libertà, riconosciuta e tutelata anche nell’ufficio supremo del servizio apostolico. Il vecchio papa, dunque, ha avuto il coraggio di un giovane uomo. Certi passi, credo, si possono compiere solamente in forza di una grande libertà interiore. Pregherò per lui, perché il Signore possa confortarlo. E poi perché gli ho voluto, gli voglio bene.

“.. di impantanare la chiesa (Filippo: chiesa minuscolo?!? 🙂 ) prossima futura in un dilemma… (omissis)… nel quale non sarebbe più possibile risolvere il problema..”
Anticamente questi dilemmi nella chiesa, e forse non solo anticamente, venivano risolti con un pò di veleno, o con qualche altro strano intruglio che faceva passare a miglior vita…
Un Papa che si dimette è inconsueto. E’ pur vero che non c’è abitudine a discutere questo tipo di “dimissioni”. Tuttavia, proprio per la straodinarietà dell’evento e per il fatto che la Chiesa è fortemente presente nella società ( non solo nella comunità dei fedeli), non si può fare a meno di “commentare” l’accaduto e provare ad interrogarsi sul perché.
Io penso che Ratzinger da autentico uomo di fede abbia tentato di “rievangelizzare” la Chiesa cattolica come strada da seguire per uscire dalla crisi che la attanaglia; Ratzinger ha constatato l’estrema solitudine nell’affrontare questa missione, nonchè la conseguente impossibilità di “riformare” il sistema di potere che governa la Chiesa abbattendo le fortissime resistenze delle gerarchie.
Ecco, la solitudine ( morale ed intellettuale) mi pare il tratto più evidentemente leggibile del papato di Ratzinger ( con tutto ciò che ne consegue in termini di significato del termine) . Per me è questa la chiave di lettura delle dimissioni papali. Fermo restando il fatto che date le difficili circostanze di una Chiesa in crisi, abbia giocato un ruolo anche la consapevolezza di una oggettiva “assenza di energia” fisica ritenuta indispensabile per afforntare durissime battaglie.
Il nostro GRANDE PONTEFICE si dimette ! speriamo che non succeda nulla !!!!
……..il pontefice essendo il capo ha abdigato,dire dimissioni e’ errato perche un capo non si dimette e la differenza non e’ da poco ……
A volte tutto quello che ci serve è “coraggio”. Coraggio di dire, coraggio di fare, Il coraggio è il prezzo che la vita chiede per concedere a certe scelte e il papa avuto davvero un gran coraggio,stato al di là di un papa , un uomo ,un essere umano che a dovuto fare le sue scelte pur di sapere a cosa poteva andare incontro,ma nella vita bisogna essere se stessi e se tutti facessero come lui forse il mondo sarebbe migliore!
Anche di nuovo qui condivido quanto scrive Benedetti. Relativamente alle “dimissioni”, non entrando nel merito, dico solo che sociologicamente ( come sostiene Filippo nell’articolo) fanno da “contrasto” con l’attuale geriatria parlamentare.
Sono d’accordo con Filippo: quello di Benedetto XVI è stato un atto di grande coraggio e di grande umiltà, posto in essere da un grandissimo pontefice.
Caro Davoli credo che sia un segno molto forte per noi razza quasi umana che ora mai abbiamo perso questo dono che Dio ci ha dato avere un anima ma che stiamo perdendo.. è ora che pensiamo al nostro bagaglio e riflettiamo di cosa siamo fatti e cosa siamo dentro ognuno di noi. Credo che si stia facendo spazio all’anticristo e la rivelazione e già in atto ora tocca ad ognuno di noi saper cercare e volere.. Il materialismo e tutte le sue cose aggiunte ci hanno infettato e non può essere più tollerato da chi ha creato l’equilibrio universale quindi siamo in disarmonia con lo spirito. Dobbiamo guidare la nostra anima al fine di evolverci ed essere più spirito che carne..
Martini
In un altro post è stata richiamata questa intervista del Cardinal Martini
Gesto di coraggio, ammissione della propria fragilità, atto di libertà, invito a compiere un salto di spiritualità, tutto questo mi pare sia palpabile e non solo agli occhi dei cattolici ma di tutti i credenti e non. Quanto alle interpretazioni dei motivi e ancor più alla pretesa di indicare le possibili conseguenze del gesto, è presto; connettersi alle profezie, immaginare complotti beh, non è il caso. Mi piace molto perciò che l’autore dell’articolo si sia espresso nella forma interrogativa, la più onesta intellettualmente, quella che sa tenere in positiva tensione, proprio nel senso indicato da Ratzinger, ragione e fede.
Come i parroci nelle parrocchie, i vescovi nelle diocesi i cardinali (come partecipazione ai conclavi) vengono sollevati dall’incarico ad una certa età, continuando il ministero, il Papa lancia un segnale di rinnovamento anche in questa carica. Penso che sia un atto di grande umiltà, umanità e concretezza: una scelta che non toglie niente al suo ministero. Non vedo nessuna contraddizione né teologica né canonica.
Se dovesse essere eletto il cardinale Scola gioirebbero i ciellini e il vescovo Giuliodori, che – si dice – è un suo protetto.
Se andasse su un cardinale ghanese sarebbero ammessi i preservativi usati nel matrimonio da coniugi ammalati di Aids.
Comunque, li nuovo Papa sarà un problema dello Spirito Santo.
Ogni commento fatto sulle dimissioni
del Pontefice e’ degno di considerazione – ma -ma
mi sento di dissentire ( aho’ anche il mio lo e’ )
da chi in maniera molto molto superficiale , trova le motivazioni ,
da giudizi , condanna oppure assolve etc etc .
Vorrei soffermarmi un po’ sulla figura della persona di cui …
Abbiamo tutti ben chiaro cosa questa persona rappresenta ???
Abbiamo tutti ben chiaro quanta sofferenza puo’
aver causato in lui questa decisione ????
Abbiamo tutti ben chiaro quante volte noi tutti – per decisioni di valore
molto meno importanti di questa – non abbiamo dormito la notte ????
Abbiamo tutti ben chiaro cosa vuol
dire prendere decisioni che servono
a far si che di tali decisioni possono
significare la vita per tanti e la morte solo per chi tale decisione ha preso ?????
( non intendo valutare il senso materiale di tutto ciò )
Finisco con il dire –
La notizia una volta uscita ha fatto sobbalzare tutto il mondo e i motivi
sono ( spero ) chiari a tutti –
ma a sentire i rispettabilissimi commenti qui fatti – se ne’ poteva tranquillamente fare a meno – tanto
futili e inutili sono state le motivazioni che l hanno – l avranno o l avrebbero
determinata .
Un po’ di rispetto il Pontefice penso lo meriti anche da chi non lo rispettano .