Vittime delle Foibe, una pagina della nostra storia

I consiglieri regionali Acquaroli e Comi esprimono il loro pensiero. Il consigliere di Civitanova Corallini: "Questa città non celebra le giornate della memoria"

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Il consigliere regionale Francesco Acquaroli

NESSUNA RIVENDICAZIONE DI PARTE SULLE TRAGEDIE DELLA STORIA

di Francesco Acquaroli (consigliere regionale Fratelli D’Italia)

La giornata del ricordo rappresenta una data importante nel nostro calendario, un momento di pacificazione storica e di riflessione necessaria affinchè non si ripetano più crimini contro il genere umano giustificati dall’appartenenza politica, razziale o religiosa. Insieme al giorno della memoria essa è un momento di condivisione di un messaggio forte. A maggior ragione oggi, proprio a causa della crisi economica e valoriale che stiamo attraversando e della frenesia che caratterizza la società contemporanea, tali momenti di riflessione devono rivestire particolare rilievo e ribadiscono con forza che non esiste nessun modello politico giusto che basi la sua azione contro la persona.
Le Istituzioni, e gli uomini che le rappresentano, a tutti i livelli e di tutte le appartenenze, hanno l’obbligo di condannare con determinazione qualsivoglia rivendicazione di parte rispetto ai tragici eventi della nostra storia. Solo attraverso la rilettura e il dibattito sugli eventi che hanno tragicamente segnato la storia dell’umanità si potrà conseganre alle coscienze delle future generazioni una memoria condivisa volta alla costruzione di una coscienza civile.

Il consigliere regionale Francesco Comi

Il consigliere regionale Francesco Comi

COMMEMORIAMO INSIEME LE VITTIME DELLE FOIBE NELL’ITALIA DI MATTEOTTI E IN QUELLA DI MUSSOLINI

di Francesco Comi (consigliere regionale Pd)

Da qualche anno si moltiplicano le iniziative celebrative (il giorno della memoria, il giorno del ricordo) per ricordare le violenze, gli stermini di massa, i genocidi, i crimini contro l’umanità, l’orrore nazifascista. Sono occasioni positive ed irrinunciabili di riflessione comune oltre che tributi dovuti agli innocenti. Io ho partecipato, e continuerò a farlo, da uomo delle istituzioni o da semplice cittadino, a tutte queste celebrazioni perché credo nel loro valore autentico. Credo che queste giornate vadano valorizzate a mantenimento della memoria storica e del giudizio storico, per riconoscere tutte quelle vittime ingiustamente uccise durante la guerra. Però mi sia consentito di dire, senza alcuna polemica, che queste giornate troppo spesso rischiano di diventare, nel momento in cui le celebriamo nelle Aule consiliari, proiezioni dei passati conflitti, oppure strumenti di reciproche accuse e recriminazioni da spendere magari nel mercato dei conflitti politici locali o, peggio ancora, come avviene spesso, occasioni di un invito, tanto più odioso quanto apparentemente generoso, ad azzerare magnanimamente le differenze tra tutte le parti, ovvero col dire che tutte hanno ugualmente sbagliato.

Quando questo accade la memoria viene ridotta a merce di scambio, e il tema difficile, quanto irrinunciabile, della ricerca, dell’analisi e della valutazione delle responsabilità privato di ogni significato autentico. Ecco perché mi sono astenuto in consiglio comunale a Tolentino.

Se nell’ auspicio di una umana pietà, se nell’esigenza di pacificazione di un Paese travagliato, se per il bisogno di unità di tutti gli italiani, è importante che le vittime di tutte le violenze possano essere composte insieme e tutti i carnefici possano essere condannati incontrovertibilmente e insieme, il giudizio storico, politico e morale non può però essere dimenticato.

Assumo qui due clamorosi esempi di violenza politica, che nel loro opposto significato simbolico credo siano incontrovertibilmente eloquenti: le uccisioni di Matteotti e di Mussolini.

Il primo è un democratico, assassinato da un gruppo di sicari assoldati da un dittatore dopo che in Parlamento, luogo simbolo delle Istituzioni democratiche, aveva espresso la sua posizione.

Il secondo venne ucciso dopo essersi dato alla fuga travestito da tedesco e dopo aver abbandonato i suoi fedeli ai quali, invece, aveva indicato il sacrificio come ultimo estremo gesto d’onore, infatti aveva detto agli italiani “se avanzo seguitemi, se indietreggio uccidetemi”.

La vicenda delle foibe, che dobbiamo incontrovertibilmente denunciare, e ricordare, è figlia di vicende altrettanto gravi e indicibili che non vanno dimenticate.

Nel 1920 venne siglato il Trattato di Rapallo con il quale il Regno d’Italia e quello dei Serbi, dei Croati e degli Sloveni siglarono l’annessione all’Italia della Gorizia, di Trieste, Istria e Zara, riconoscendo Fiume città  libera. I confini geografici della regione Friuli Venezia Giulia si estesero al di là dei confini naturali e politici che oggi conosciamo.

Negli anni successivi il regime fascista di fronte a nuove popolazioni, a nuove etnie, a nuove regioni, a nuove lingue, a nuove culture che si integravano anche violentemente sul territorio, impose su tutto il Venezia Giulia una severa politica di snazionalizzazione. Iniziò dunque quella che venne definita dallo stesso regime una campagna di snazionalizzazione delle differenze, una campagna di eliminazione delle minoranza etniche e politiche e di disintegrazione anche delle diverse identità. Ci fu quindi una campagna caratterizzata da un rastrellamento e dal deportare nei campi, che erano stati anche quelli dello sterminio, di tutti coloro che non soggiacevano a questa campagna di snazionalizzazione. Furono sequestrati i loro beni, furono incendiate le loro case. La mano dura di quel regime fece sì che più di 100 mila slavi fuggirono dai confini che erano allora del Friuli Venezia Giulia.

Negli anni successivi, con l’armistizio dell’8 settembre 1943, a causa anche di questo retroterra, si determinò un fatto ingiustificabile. Cioè  che gli istriani, i sloveni, i croati e i serbi che rimasero lì  e che quindi avevano subìto queste cose, esercitarono una vendetta ingiustificabile, incomprensibile, da censurare, da condannare, da ricordare oggi, contro tutti gli italiani. Oggi siamo qui per ricordare quella storia, siamo qui anche per condannare quell’atto di violenza che si consumò nei confronti di tanti italiani, siamo qui per non dimenticare.

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Il consigliere Giovanni Corallini

Il consigliere Giovanni Corallini

Dal consigliere comunale di Civitanova Giovanni Corallini riceviamo: 
«Il Giorno della Memoria, 27 Gennaio.Il Giorno del Ricordo 10 Febbraio. L’amministrazione di Civitanova ha cancellato con un colpo di spugna queste due giornate. Non si sono neanche viste bandiere a mezz’asta nè mi risulta che se ne sia parlato nelle scuole. Negli anni passati, alla mia prima esperienza come consigliere comunale, sono rimasto perplesso anche del fatto che nelle diverse ricorrenze c’era addirittura la dissertazione da parte di diversi esponenti di forze politiche.

Oggi viene aperta una ferita , viene fatta violenza riducendo queste due significative ricorrenze ad una farsa. Le due cerimonie sono state spostate….. ? …. si blatera nei corridoi di palazzo su date che scorrono via e motivazioni di comodo. Questi sono i fatti. Rimango nei miei brevi commenti perchè non trovo aggettivi i per definire l’arroganza di chi oggi governa la nostra città.Questo mio intervento non è un “atto”politico. Metto in evidenza dei fatti concreti e la disapprovazione di molti cittadini, anche insegnanti, che mi hanno rappresentato il loro sdegno».


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