Cos’è accaduto nel Pd?
Niente: s’è dimesso il capo

Se a Roma si discute troppo, a Macerata furoreggia il silenzio. Canta Violetta: “E’ strano! Follie! Delirio vano è questo!” Il problema dei “gay” e quello dei “gai”

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liuti-giancarlodi Giancarlo Liuti

La stagione lirica è entrata nel vivo e domenica scorsa mi auguravo che i suoi acuti non fossero solo vocali ma giungessero al cielo anche come segnali di riscoperta vitalità di Macerata in tutte le cose, l’economia, il lavoro, l’opinione pubblica, il futuro. Vero è che le eroine di quest’anno, Violetta e Mimì, muoiono per consunzione da tisi, ma prima di un così triste finale la loro esistenza conosce momenti bellissimi, esaltanti, pieni di fiducia. Ebbene, per quanto riguarda la politica questi segnali di vitalità continuano a mancare, tanto che l’epilogo potrebbe essere identico: morte per consunzione. Ma dove sono, prima dell’ultimo esito, i momenti bellissimi, esaltanti, pieni di fiducia? Niente. Non ce n’è uno, neanche piccolo, neanche passeggero, neanche illusorio. Vengono in mente le parole di Violetta: “E’ strano! E’ strano! Follie! Delirio vano è questo!” O quelle che accompagnano l’agonia di Mimì e ben si attagliano alla politica nostra: “Vecchia zimarra”. O quelle, pure di Mimì, che sembrano dirette a certe persone cui è affidato il governo della città: “Sono andati? Fingevo di dormire”.

Intendiamoci, non è che altrove le cose vadano splendidamente. Si prenda la recente e perentoria intimazione di dimettersi da consigliere regionale che il redivivo Berlusconi ha rivolto a Nicole Minetti, la cui unica colpa, poverina, è di essere stata creata proprio da lui, messa lì proprio da lui e proprio da lui prescelta come organizzatrice e animatrice delle conturbanti notti di Arcore (“E’ strano! E’ strano! Follie! Delirio vano è questo!”). E si prenda l’assemblea nazionale del Pd, nella quale si è verificata una specie di rissa sul tema delle unioni fra gay, un argomento questo che funge da punta di un iceberg costituito da altre – e ben più laceranti, se consideriamo la situazione sociale ed economica nazionale – divergenze intestine su primarie, alleanze, governo Monti, mercato del lavoro eccetera eccetera.

Nel partito del segretario Bersani, insomma, si discute troppo, ci si divide troppo, le cosiddette anime sono troppo numerose e troppo numerosi sono i cosiddetti galli che le cantano. La qual cosa non appare edificante per una forza politica che fra pochi mesi potrebbe avere la responsabilità di guidare l’Italia. Però, dicono gli ottimisti, questa è pur sempre la prova che nel Pd si discute, si dibatte, ci si confronta, ci si conta, tutto avviene alla luce del sole. E sia. Ma immaginiamo cosa sarebbe accaduto se Bersani si fosse improvvisamente dimesso da segretario, quali e quanti dibattiti, quali e quante posizioni personali o di gruppo, quali e quanti schieramenti diversi, perfino quali e quante defezioni!

Bruno-Mandrelli

L’ex segretario del Pd Bruno Mandrelli

Veniamo allora a Macerata, dove il 16 giugno scorso si è dimesso Bruno Mandrelli, segretario del Pd cittadino. Le motivazioni? Più di mese è passato e solo martedì scorso lui ha detto che le “illustrerà compiutamente nei prossimi giorni”. Nel frattempo, come se l’uscita di scena del numero uno – non per un impedimento di carattere personale, ma per effetto di una perdurante inconciliabilità di natura politica fra il partito e l’amministrazione comunale – non fossero un grosso trauma per il partito ma un evento di scarso rilievo, nessuna forte reazione in pubblico, nessuna accesa discussione interna, nessun aperto coinvolgimento dei militanti, nessuna clamorosa eco negli organi d’informazione. Niente, a parte uno stizzito intervento giornalistico del trio Mandrelli-Sciapichetti-Ricotta su una pungente mail di Renato Pasqualetti e uno scambio di opinioni, sempre via mail, fra il deputato Mario Cavallaro e lo stesso Pasqualetti. Via mail, ripeto. Quasi roba fra intimi. Intanto il compito di guidare il partito è automaticamente e burocraticamente passato al vicesegretario Giovanni Scoccianti in attesa di un congresso che si terrà, se Dio vuole, a ottobre.

Così, all’opposto di quanto succede nel Pd nazionale, dove si discute troppo, ci si confronta troppo, ci si conta troppo e tutto avviene sin troppo alla luce del sole, in quello locale non si discute affatto, non ci si confronta affatto, non ci si conta affatto e nulla avviene alla luce del sole. Nemmeno quando se ne va, suppongo deluso e amareggiato, il segretario. E torna la voce di Violetta: “E’ strano! E’ strano! Follie! Delirio vano è questo!”.

Si potrà osservare che almeno nel Pd di Macerata non c’è il problema dei “gay” (termine anglosassone, questo, che indica gli omosessuali). Ma c’è, assai più preoccupante, il problema dei “gai”, dall’aggettivo italiano “gaio”, che significa giocondo, giulivo, spensierato e, me lo si lasci dire, sconsiderato.


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