I cittadini puliscono
le fonti rurali del Borgo
MONTELUPONE. Domenica 15 aprile 2012 la 15ª edizione della Giornata Ambientale
È in programma per domenica 15 aprile 2012 la 15ª edizione della Giornata Ambientale, evento organizzato dalla sezione cittadina della Federcaccia insieme al Comune di Montelupone. Come ormai tradizione consolidata, nel corso della mattinata numerosi cittadini volontari si dedicheranno alla pulizia delle 17 fonti rurali disseminate sul territorio, che costituiscono un importante patrimonio storico e naturalistico da preservare e valorizzare. “Le fonti rurali – spiega il presidente di Federcaccia Nazzareno Galassi – rappresentano preziose testimonianze storiche, culturali e in alcuni casi monumentali, come nel caso della splendida Fonte Bagno, e al tempo stesso sono ancora oggi perfettamente funzionanti, facendo sgorgare acqua pulita e potabile e costituendo quindi un sicuro punto di abbeverata per la fauna selvatica, specialmente nel periodo estivo quando l’acqua inizia a scarseggiare”.
L’iniziativa è aperta a tutti, e chiunque volesse contribuire a questa opera di riqualificazione è il benvenuto: il ritrovo fissato per le ore 8 presso l’area camper di via Manzoni, dove verranno formati i gruppi che si recheranno presso le diverse fonti per ripulirle da erba, rovi, detriti, mantenendole funzionali e riportandole al loro splendore. Saranno presenti numerose guardie venatorie dell’associazione coadiuvate dai volontari di altri gruppi come la Protezione Civile e l’Associazione Nazionale Carabinieri. Alla manifestazione interverranno anche le autorità comunali, e al termine della mattinata verrà offerto un buffet a tutti coloro che hanno partecipato.

Mentre a Macerata si fa un gran discutere e si rimanda continuamente a piani e contropiani finanziari il restauro delle antiche fonti comunali, a Montelupone Agostini, lo sfortunato leader di una forza per cambiare, contribuì in maniera determinante a farne restaurare ben diciassette. L’ultima venne inaugurata una domenica del 2008 con una cerimonia semplice e solenne al tempo stesso alla quale parteciparono le autorità cittadine, un gruppo folkloristico e soprattutto la gente della contrada che prende il nome proprio dal manufatto infrastrutturale, un idrotoponimo bino dal significato immediato: Fonte Bagno. Una bella e grande fonte monumentale a tre arcate del tipo contro terra. Nei vari aspetti trattati (idrogeologico, botanico-vegetazionale, archeologico, architettonico, paesaggistico e sociale) dai relatori che si sono succedettero sotto un sole cocente, macò quello dell’antico blasone popolare dal sapore burlesco: “A Montelupone si lavano i panni senza sapone”. Altri aspetti che andrebbero approfonditi riguardano la sentina o conserva, gli Statuti comunali, la peschiera sottostante e i particolari lapidei, soprattutto le metope faunine dalle cui bocche sgorga l’acqua. Tra tutti i liquidi con proprietà miracolose, l’acqua delle fontane naturali che sgorga dalle viscere della terra, detiene il record. Con quale piacere i nostri antenati devono aver trovato quei benedetti pozzi, quelle miracolose e sacre sorgenti di vita! Acque di vena, sature di minerali che venivano spesso usate per terapie vere e immaginarie. L’acqua, oltre che per soddisfare la sete, veniva utilizzata per irrigare i campi, per lavarsi e soprattutto per fare il bucato. I numerosi lavatoi disseminati nel territorio della nostra provincia, andati in disuso con l’avvento della lavatrice, restano a testimoniare nel tempo l’importanza dei luoghi di lavoro e d’incontro di quelle meravigliose donne dai fianchi possenti, immortalate nelle incisioni di Luigi Bartolini: le lavandaie. Lavandara era anche sinonimo di chiacchierona perché i lavatoi, intesi come luoghi d’incontro, erano complici di un certo tipo di scambi sociali che davano origine a pettegolezzi, ma per Pascoli erano anche luoghi poetici: “lo sciabordare delle lavandaie/ tra tanfi spessi e lunghe cantilene”. E mentre a Montelupone si lavavano i panni senza sapone, ovunque si usavano saponi autarchici ricavati da grassi animali o vegetali misti a soda caustica e sego, mentre il colore e il profumo si otteneva con l’aggiunta di essenze erbacee ed arboree, specialmente la saponaria e l’odorosa spiga ancora oggi usata sia per il lavacro nel giorno di San Giovanni che per profumare la biancheria. Una pratica molto antica per il bucato era quella di usare la cenere di legno in quanto ricca di carbonato di potassio, calcio, magnesio e silice. La cenere filtrata originava il ranno. Per ridare vigoria agli abiti scuri invece bastava lavarli nell’acqua nera, ottenuta dai bagni di cicoria e di edera.