Viaggio nel Sahara più nascosto
alla scoperta di un popolo senza diritti

Reportage di una maceratese, per due settimane a contatto con la gente saharawi
- caricamento letture

foto_0109-300x199

 

di Lucia Paciaroni

“Quando hai sentito parlare del popolo saharawi la prima volta?”. Sono passate quasi due settimane da quando mi sono lasciata alle spalle l’Africa, il deserto del Sahara e un popolo che convive ormai da troppi anni con una dura battaglia per ottenere l’autodeterminazione. Una battaglia oggi senza armi, ma pur sempre una battaglia per ottenere un diritto silenziosamente calpestato.

La domanda semplice e diretta di Marco Piccoli, conosciuto in viaggio, portava ad una risposta altrettanto semplice: non avevo mai sentito parlare dei saharawi e delle loro condizioni di vita. Almeno fino alla scorsa estate, quando Guido Ciccarelli, operatore della Meridiana Cooperativa Sociale di Macerata, mi ha parlato del viaggio che avrebbe affrontato in autunno e del progetto “Coltivare il deserto”, realizzato dal Comune di Macerata e dall’associazione Rio de Oro Onlus come soggetto attuatore, in collaborazione con la Meridiana, grazie al finanziamento di 100 mila euro della Presidenza del Consiglio dei Ministri sulla quota dell’8 per mille.

Ho scoperto così che, in una parte del Sahara Occidentale, quella più inospitale, l’hammada, vive un popolo vessato dalla miseria, nonostante esista un fazzoletto di terra riconosciuto come stato indipendente dall’Onu, stato proprietà dei saharawi. Basta scovarefoto_1-300x225 dietro al significato di hammada, termine che deriva da hamid, ossia “morte, senza vita, estinto”, per immaginare il paesaggio che circonda questo popolo: un paesaggio arido, brullo, fatto di pietre e sabbia.

Quello stato che spetta loro è occupato, da oltre trenta anni, dal Marocco, che ne ha preso il controllo subito dopo il ritiro degli spagnoli colonizzatori dell’area. L’occupazione negli anni Settanta è sfociata in una dura lotta armata che ha spinto decine di migliaia di persone alla fuga verso i territori sotto il controllo del Fronte Polisario, il fronte popolare di liberazione. La tregua armata dura dal 1991. Anno dopo anno va avanti l’impegno per cercare la soluzione al conflitto attraverso la diplomazia, soluzione tuttora non raggiunta.

Spinta da questa storia e dalla voglia di una nuova esperienza lavorativa, ho deciso di seguire i tre italiani che sarebbero partiti per i campi profughi a novembre del 2011. Programma modificato in seguito alla triste vicenda del rapimento della cooperante italiana Rossella Urru e di altri due di nazionalità spagnola proprio nei campi profughi saharawi di Tindouf.

Il viaggio è stato rimandato all’inizio del 2012 e così il 3 febbraio sono partita con la squadra di lavoro, diretta da Rio de Oro e formata dal dott. Aldo Rinaldi, già collaboratore dell’associazione per progetti simili, Michele Menichelli, titolare della EMME 2 LUX, professionista specializzato nell’installazione di impianti fotovoltaici e Guido Ciccarelli, operatore della Meridiana Cooperativa Sociale.

foto_0034-300x199

Michele Menichelli, Guido Ciccarelli e Aldo Rinaldi

Il loro compito è stato quello di attuare il progetto “Coltivare il deserto”, ossia la realizzazione di dieci orti fotovoltaici, a conduzione familiare (il progetto prevedeva inizialmente venti orti di 100 mq ciascuno, è stato poi modificato realizzandone dieci di 200 mq a conduzione bifamiliare). A beneficiarne, famiglie tra le più bisognose, con disabili presenti all’interno del nucleo familiare.

La grande macchina operativa si è messa in moto molto prima del nostro viaggio: mentre in Italia, Barbara Vittori, presidente di Rio de Oro, e la squadra di operatori italiani si muoveva per l’acquisto dei materiali e delle attrezzature e per l’invio di un container in Algeria, Rossana Berini, responsabile del progetto, sensibilizzava, nei campi saharawi, la popolazione e coordinava, con il supporto di un tecnico locale, i lavori di ricerca dell’acqua, scavo e realizzazione di dieci pozzi e di recinti in muratura, oltre al posizionamento delle cisterne per l’acqua.

La nostra destinazione è stata El Aaiun, dove, per dieci giorni, Aldo, Michele e Guido hanno lavorato ininterrottamente per portare a termine i lavori in un’atmosfera particolare, calda e accogliente, tra uomini che aiutavano nelle varie operazioni, donne sempre pronte foto_0236-300x199ad offrire un bicchierino di tè e bambini curiosi che giravano tra attrezzi e cavi. Il lavoro prestato gratuitamente dagli operatori italiani a queste famiglie  darà la possibilità di migliorare la propria autosufficienza alimentare e continuerà con la nuova partenza, il 2 marzo, del dottor Rinaldi.

Il mio viaggio non si è solo basato sul documentare questo grandissimo lavoro: per un paio di giorni ho lasciato i miei compagni di viaggio per unirmi al percorso di Marco Piccoli, Marco Merigo, Giovanna Collini e Mariangela Zampedri, di Rio de Oro Gavardo. Li ho seguiti tra El Aaiun, Smara e 27 Febrero nel corso delle visite ai bambini con disabilità psichiche o fisiche che trascorrono l’estate in Italia e ho incontrato le storie di Salka, Haha, Naha, Gadi, Nay, Mohamed Lamin, Mohamed Mulay, e, ancora, Gabbal, Lashan, Selma, Abdellhay e Naha. Ho visitato diversi ospedali, trovandomi anche nel centro di fisioterapia di El Aiun realizzato con la solidarietà arrivata proprio da Macerata, non solo con il contributo di Rio de Oro, ma anche grazie al generoso intervento dell’associazione “Con Nicola oltre il deserto di indifferenza”.

DSC_0234-300x199

Abdellhay (al centro) insieme a Marco, Giovanna, Marco e Mariangela di Rio de Oro Gavardo e Lucia Paciaroni

E ancora, dopo aver visto nel deserto impianti fotovoltaici prendere forma, osservato i contorni di una terra di sabbia e sassi diventare un orto e i semi cadere nella sabbia, ho abbracciato piccoli grandi miracoli. Ho abbracciato un bambino di nove anni che fino allo scorso anno poteva spostarsi solo gattonando e così sarebbe stato per sempre se non fosse intervenuta Rio de Oro. Abdhellhay ha prima partecipato al progetto accoglienza del Comune di Macerata ed è stato adottato da una azienda dalla provincia, per poi essere accolto da Rio de Oro Gavardo. Un percorso che gli ha cambiato la vita.  L’associazione, a marzo dello scorso anno, infatti, l’ha portato in Italia dove è stato operato, grazie anche al sostegno della Regione Lombardia. Dopo un duro percorso di fisioterapia eseguito da professionisti volontari, il 4 novembre Abdellhay e mamma Lamira sono ripartiti per i campi profughi saharawi e, per la prima volta, il bambino ha varcato la soglia di casa sulle sue gambe, con l’aiuto delle stampelle ( vedi il video di Abdellhay: http://www.youtube.com/watch?v=-l_XOXcsN9k&feature=share ).

Il mio rientro è stato scandito dalla consapevolezza di aver acquisito un bagaglio che non verrà mai disfatto, non solo sul piano lavorativo, ma, soprattutto, su quello emozionale. Non toglierò mai di dosso il grande abbraccio e l’immensa foto_0254-199x300accoglienza di un popolo i cui diritti vengono ignorati da troppo tempo ormai, di un popolo che, nonostante tutto, non si arrende e  dimostra la determinazione nel voler far viaggiare, al di là del deserto, la propria storia di oltre trenta anni di prigionia.

foto_2016-199x300 Macerata avrà ben presto occasione di partecipare ad un’iniziativa a favore del popolo saharawi. Il 10 marzo, alle 20,30, presso Palazzo Bourbon dal Monte (in via Gramsci 30) si terrà una cena di solidarietà con la partecipazione di Neri Marcorè. Interverrà anche l’ambasciatore Saharawi in Italia Omar Mih e saranno esposte le foto del viaggio che documentano il progetto “Coltivare il deserto” e la vita nei campi.

Il ricavato della serata sarà devoluto in beneficienza all’Associazione Regionale di Solidarietà per il popolo Saharawi – Rio de Oro – e destinato alla realizzazione di ambulatori di fisioterapia e cura per i bambini con gravi patologie e disabilità, presso i campi profughi saharawi di Tindouf.

La serata è organizzata dal Comune di Macerata, Provincia di Macerata, Rio de Oro, Meridiana Cooperativa Sociale e Società Filarmonico Drammatica Macerata. Per info e prenotazione chiamare lo 0733 31288 (Meridiana Cooperativa Sociale).

foto_0110-300x199   foto_1967-300x199

foto_0013-199x300

foto_00431-300x178

foto_2417-199x300

foto_2021-199x300

Mafud e Gadi

foto_0012-300x199

fotoo_0027-300x204

foto_0193-300x199

L’orto visto dall’esterno

DSC_0314-300x199                       foto_0335-199x300   foto_2354-300x199         foto_2411-300x199foto_2380-300x199foto_2200-300x199



© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page
-





Quotidiano Online Cronache Maceratesi - P.I. 01760000438 - Registrazione al Tribunale di Macerata n. 575
Direttore Responsabile: Matteo Zallocco Responsabilità dei contenuti - Tutto il materiale è coperto da Licenza Creative Commons

Cambia impostazioni privacy

X