Cittadella dello sport,
la morale della storia

Qualcuno, nonostante tutto, continua ancora ad insistere
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Giuseppe Bommarito

di Giuseppe Bommarito

Dopo le precisazioni del Sindaco (leggi l’articolo) e la clamorosa smentita di Roberta Pallonari, dirigente del Servizio Entrate (la quale ha negato di aver visionato preventivamente la perizia degli uffici comunali e di averla poi in qualche modo avallata), le affermazioni di Luigi Carelli (autoproclamatosi su questo giornale “portavoce del PD”, con buona pace del segretario comunale Bruno Mandrelli) si sono già trasformate in un patetico autogol. A questo punto replicare ulteriormente al Presidente della Commissione Ambiente e Territorio equivale a sparare sulla Croce Rossa. Però è indispensabile farlo, anche perché, senza il benché minimo segno di resipiscenza e senza arrossire nemmeno un pochettino, il Presidente Carelli continua a sostenere che bisogna andare avanti e che gli impegni presi dalle precedenti amministrazioni vanno mantenuti.

Ma quali impegni? Secondo me, oggi come oggi – a parte le gravissime questioni di ordine politico e morale che sono emerse – non esistono sulla cittadella dello sport impegni contrattuali vincolanti che debbano essere mantenuti da parte del Comune. Vediamo cosa dicono al riguardo le varie delibere della Giunta Comunale.

La Giunta Meschini con la delibera n. 123 del 17 marzo 2010 prendeva atto dell’accettazione da parte del potenziale venditore della proposta di vendita al prezzo di € 1.765.532,00 (e ci credo!), individuando come fonte di finanziamento gli introiti del Piano Casa e riservandosi “con successivo provvedimento, da adottarsi entro sei mesi, pena la decadenza della relativa proposta di compravendita, di stabilire termini, condizioni e modalità del contratto di acquisto dell’area in questione”. A metà settembre 2010 la Giunta Carancini, da poco insediata, per guadagnare tempo prorogava di ulteriori sei mesi quest’ultimo termine, sempre a pena di decadenza.

In sostanza, il termine di sei mesi, con la successiva proroga semestrale, è scaduto esattamente il 17 marzo 2011, senza che a quella data nulla sia stato definito circa la precisazione dei termini, delle condizioni e della modalità dell’atto di acquisto delle due ormai famose aree di Fontescodella e senza che nessuna delle due parti (specialmente il Comune, che aveva interesse in tal senso) abbia utilizzato la clausola di decadenza, pur potendolo fare, e pur potendolo, però, ancora fare, visto che l’esercizio di questa clausola di decadenza non è temporalmente delimitato. Il che significa, a mio avviso, che dopo il 17 marzo 2011 il Comune ha ancora il diritto, e anche il dovere, di tirarsi fuori da una faccenda che è un eufemismo definire poco chiara. Da questo punto di vista, è irrilevante che la Giunta Comunale in data 23 marzo 2011 (dopo aver richiesto a febbraio una nuova valutazione all’Agenzia del Territorio, evidentemente per dei forti sospetti sulla stima già fatta dagli uffici comunali) abbia deliberato di modificare la forma del possibile finanziamento – ora si parla di leasing – rinviando ulteriormente la definizione dei termini, delle condizioni e delle modalità del contratto di acquisto.

La clausola di decadenza è dunque ancora lì, viva e vitale, e lotta con noi e per noi e può tuttora consentire al Comune di Macerata una doverosa marcia indietro, evitando così uno spreco pauroso di soldi pubblici.

Su questo punto, quindi, dissento anche dal Sindaco Carancini, quando, in un passo delle sue dichiarazioni, sembra sostenere di aver trovato la pappa ormai fatta dalla precedente Giunta Meschini e di non aver più grandi margini di manovra. I margini ancora ci sono e vanno utilizzati tutti e sino in fondo, per una serie di motivi che qui elenco:

– la difformità  così spropositata di valutazione delle aree in questione tra uffici comunali e Agenzia del Territorio, e le fortunate coincidenze (se vogliamo chiamarle così) che hanno riguardato l’attuale proprietario, evidenziano in maniera palese che c’è qualcosa che non quadra nella faccenda, a tal punto che, a mio avviso, il Sindaco dovrebbe, anche a propria cautela, bloccare di corsa ogni cosa e trasmettere tutti gli atti alla Procura della Repubblica per accertare, se possibile, la sussistenza di eventuali reati;

– il Comune poi, ammesso e non concesso che l’Università e il CUS abbiano tuttora interesse ad andare avanti sulla cittadella dello sport, prima di spendere anche solamente dieci euro in questo momento di enorme difficoltà economica dovrebbe verificare se ha in alternativa terreni già di proprietà da eventualmente utilizzare, e un terreno quasi interamente di proprietà comunale e adatto allo scopo esiste sicuramente a Villa Potenza, laddove poco tempo fa si era ipotizzato di realizzare il nuovo palazzetto dello sport;

– in ogni caso il Comune dovrebbe mettersi quanto prima a tavolino con l’Università di Macerata, alla quale in base agli accordi presi a suo tempo competerebbe l’onere economico dell’edificazione, perché, se questa non volesse andare avanti (cosa abbastanza probabile, visto che in questo momento storico fatica a far fronte al proprio primario compito istituzionale), non avrebbe senso comprare o comunque reperire un terreno per un’opera che non è destinata ad essere realizzata; in caso contrario, non avrebbe comunque senso per l’ateneo costruire proprio a Fontescodella, in una zona con notevoli problemi geologici per la presenza di acqua nel sottosuolo e con discreti costi aggiuntivi per l’accentuata pendenza e per l’esigenza di fondazioni più profonde.

Marcia indietro, quindi, e a tutta velocità. Lasciamo dove adesso sta il CUS (che nel frattempo ha sistemato a puntino le attuali strutture, avendo capito che non c’è più trippa per gatti), anche se ciò non farà piacere a chi, pure in tal caso con una buona lungimiranza e con abile mossa sullo scacchiere delle scelte urbanistiche maceratesi, aveva già anni fa opzionato l’acquisto dell’area ove è collocata la sede attuale, in via Salvatore Valerio.

Per il resto, ciò che emerge esaminando e raffrontando le dichiarazioni di Carelli (consigliere PD) e quelle di Carancini (Sindaco targato PD) è che ancora una volta, su un’altra questione di fondo, si assiste ad una sconcertante divaricazione di posizioni all’interno della maggioranza di centrosinistra e ad una serie di contraddizioni ed incertezze dell’opposizione.

Carelli sostiene che Carancini ha sempre puntato sul progetto della cittadella dello sport, sin da quando era capogruppo consiliare del PD, l’ha considerata come una priorità nel programma elettorale e l’ha cavalcata anche da Sindaco, ponendo in essere atti che implicitamente confermavano l’iter svolto dalla Giunta Meschini, compresa la valutazione degli uffici comunali. Il Presidente della Commissione, con buona dose di faccia tosta, arriva anche a sostenere che sono stati proprio i consiglieri di maggioranza, e non il Sindaco, a chiedere la nuova stima dell’Agenzia del Territorio, ma “solo per confermare quella dell’ufficio comunale” (come se questa conferma, che clamorosamente poi non c’è stata, fosse un atto dovuto), senza chiarire affatto perché in seguito, pure in presenza di una perizia del potenziale venditore più bassa di quella dei tecnici comunali, in sede di Commissione proprio la perizia dell’Agenzia del Territorio, estremamente più favorevole per il Comune, sia stata attaccata ventre a terra da lui e da altri consiglieri di maggioranza.

A sua volta Romano Carancini rivendica a sé il merito di aver sentito sin dal suo insediamento puzza di bruciato (forse, come qualcuno ha scritto, poteva sentirla anche prima, quando era capogruppo: comunque, meglio tardi che mai) e di aver quindi chiesto la nuova stima all’Agenzia del Territorio (e, in questo caso, carta canta), esclude che la cittadella dello sport sia una priorità per l’Amministrazione, afferma di essere stato più volte sollecitato a chiudere la vicenda da diversi consiglieri sia di maggioranza che di minoranza e infine bolla di opportunismo la recentissima mozione del PDL di fermare ogni cosa, visto che anch’esso sino ad oggi ha sostenuto il progetto delle nuove strutture sportive per il CUS. E poi annuncia, in tono criptico, ulteriori decisivi approfondimenti sulla vicenda.

Certo che la vicenda, sino ad oggi caratterizzata da un livello di trasparenza pari allo zero, non può dirsi conclusa e sicuramente ci saranno altri sviluppi molto interessanti. Per il momento, però, fermo restando che la trattativa deve essere bloccata a tutti i costi, ne escono malissimo la precedente Giunta Meschini, l’attuale Presidente della Commissione Ambiente e Territorio e quei consiglieri comunali, sia di maggioranza che di minoranza, che, nascondendosi dietro la motivazione di realizzare in tempi brevi un’opera importante per la città, hanno spinto a tutto spiano, omettendo però di interrogarsi sull’intero iter di questa poco edificante storiella e di porsi qualche domandina molto elementare, che chiunque, gestendo soldi propri e non della collettività, si sarebbe posto: a quanto aveva acquistato quelle aree il privato potenziale venditore? E perché costui aveva acquistato nel 2000 a 35.000 euro proprio quel pezzo di campagna così sperduto, scomodo e scosceso, bruciando sul tempo altri possibili acquirenti che poco prima erano andati ad informarsi in Comune sulle effettive possibilità edificatorie di quella zona? Perché la Giunta Meschini ha deciso di realizzare proprio in quell’area la cittadella dello sport (ed anche il fantomatico polo natatorio), così valorizzandola enormemente, nonostante i noti problemi scaturenti dalla presenza di acqua nel sottosuolo ed i maggiori costi per qualsiasi tipo di costruzione dovuti all’accentuata pendenza e all’esigenza di fondazioni molto più profonde? Perché non cercare un sito più adatto e a costo zero tra le aree già di proprietà del Comune? Perchè l’Agenzia del Territorio ha fatto una perizia che riduce quasi della metà la stima degli uffici comunali? E infine perché, in sede di Commissione, criticare proprio la perizia dell’Agenzia del Territorio, più favorevole per il Comune, e difendere invece quella a prezzo quasi doppio degli uffici comunali, nonostante che lo stesso potenziale venditore avesse a sua volta presentato una perizia di parte più bassa, per quasi 400.000 euro, di quella redatta dai tecnici comunali? Almeno a questo punto non doveva scattare qualche campanello di allarme?

Quanto al Sindaco Carancini, a lui compete oggi, dopo la sospensione di fatto della vicenda sicuramente a lui ascrivibile, il dovere di bloccare definitivamente ogni cosa e di farsi così perdonare il gravissimo peccato di non aver parlato chiaro ai partiti della sua maggioranza e soprattutto alla cittadinanza. La nuova storia deve essere tale veramente, e non per finta, e nemmeno a metà, e non può significare in alcun modo copertura più o meno velata delle storture delle precedenti giunte di centrosinistra. Altrimenti è la solita vecchia storia, della quale proprio non se ne può più.

Un ultimo appello, per chiudere. Bruno (nel senso di Mandrelli, segretario comunale del PD, la principale forza del governo cittadino negli ultimi diciassette anni), se ci sei, davanti a questo disastro del tuo partito e dell’intero centrosinistra, batti un colpo!

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L’INCHIESTA DI CRONACHE MACERATESI (LEGGI L’ARTICOLO)



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