Un’assemblea per dire no
al maxi-pollaio a Cingoli

Il comitato "Salviamo Cingoli" sottolinea i danni ambientali ed economici che potrebbero derivare dalla realizzazione dell'impianto
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di Alessandra Pierini

Il progetto di un maxipollaio della Fileni a San Vittore di Cingoli scatena la protesta dei cittadini. Da mesi  il comitato “Salviamo Cingoli” sta infatti raccogliendo le firme per chiedere che l’impianto che, con 7 capannoni lunghi 120 metri e larghi 23, produrrà un milione  mezzo di polli ogni anno, che la Fileni vuole realizzare in contrada Rangone, venga spostato altrove. Il comitato che da mesi porta avanti le proprie ragioni ha convocato per domani una assemblea pubblica per discutere con l’amministrazione comunale riguardo il progetto. Intanto continuano le osservazioni, estremamente negative sull’impatto per l’ambiente e sui pericoli per la salute di chi risiede nell’area interessata:  «L’impianto – scrivono i componenti di “Salviamo Cingoli” – immetterà di 50 tonnellate di particelle nocive ogni giorno, l’equivalente di 3 raffinerie come quella dell’Api di Falconara e mille piscine olimpioniche piene di rifiuti ogni anno.
Il progetto di Fileni  – continuano – è motivato in larga parte dalla riduzione dei costi per l’azienda, ma i risparmi dell’azienda corrispondono a mancati redditi di altri soggetti e centinaia di migliaia di euro non arriveranno più nelle tasche di molti soggetti (autotrasportatori, attuali allevatori ecc.), le altre attività economiche della zona (prevalentemente ricettive) subiranno pesanti perdite di reddito. Non esistono stime certe sull’incremento occupazionale: di quante tonnellate aumenterà la quantità di materie prime lavorate dall’azienda? Quanti lavoratori vengono assunti in condizioni normali per ogni tonnellata di materia prima lavorata?».
pollaio_fileniIl Comitato sottolinea anche i danni economici al patrimonio: «Se il megapollaio dovesse essere realizzato, terreni e casali della zona ristrutturati di recente perderebbero di valore, verrebbero meno i tanti progetti esistenti di costruzione e ristrutturazione di
fabbricati abitative e ricettivi (centri benessere, agriturismi, Bed&Breakfast ecc.). L’impatto sarebbe anche sul patrimonio paesaggistico. Uno studio della Camera di Commercio di Monza e Brianza ha quantificato il valore di alcuni paesaggi Italiani. Il più conosciuto e prezioso è quello delle colline toscane del Chianti. Il valore di questa zona è stimato in 4 miliardi euro. Il paesaggio in cui dovrebbe essere realizzato l’impianto è descritto dalla Regione Marche come “collina marchigiana” con morfologia dolce. Dunque anche la “collina marchigiana” ha un potenziale valore di alcuni miliardi di Euro. Perché sprecare tale valore?».
I componenti del Comitato temono inoltre che la zona possa diventare il luogo dove poter istallare impianti classificati insalubri di prima categoria e attirare dunque industrie nocive anche da altri comuni.«Si creerebbe – spiegano –  un precedente pericoloso: se la zona non bastasse alla Fileni cosa succederebbe? L’autorizzazione a istallare impianti simili in altre zone del comune di Cingoli sarebbe dovuta.
L’azienda Fileni ci sta chiedendo sacrifici troppo grandi (cosa che un imprenditore rispettoso del territorio non farebbe) ma visto che l’azienda sta perseguendo con determinazione il suo obiettivo è compito dell’amministrazione comunale evitare che tutto ciò accada».



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